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di Maria Campeggio (Parabita)

campmary@libero.it

 

Notte di San Silvestro

 

Colme le coppe,

come lo sdegno

si scontrano

frizzanti

in un carnevale

di scintillii opachi

e scollature voraci.

Risa, fracassi e spari

da Caos primordiale

paradossalmente però

lo contaminano,

scenografie mostruose

indegne

intrise di follia

e stordenti

più dello champagne

che anche spruzzato addosso

non lava le sozzure,

mentre un ronzio

nel cervello va.

Stupro per l’orecchio

immolate alla mondanità

rintoccano le campane

da cui esce la brace

dei giorni venturi

scottanti

pallidi

vogliosi.

E sia:

illudiamoci

che un tappo di bottiglia

scoppi

annientando

il sofferto

proiettandoci verso

un futuro aperto

a ogni possibilità.

 

 

 

Amori da niente

 

Una scintilla da feccia

accende un fuoco fatuo,

come quelli che si vedono

di notte nei cimiteri.

L’eccitamento

vacuo si consuma

spegnendosi

come  candela a un fiato

debole debole,

rimedio di fortuna

per la luce mancante,

estinguendosi

come papaveri

rossi rossi,

reclinanti il capo molle

in un bicchiere vacante.

Dove sono il calore e il colore?

Vacillano valetudinari,

lasciando sommier deserti

quali vestigia profanate

da animalesche brame.

Reso il tributo a Venere

sepolti i sentimenti sotto la cenere,

sono scappati via gli attori

di questo teatro osceno.