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Maria Grazia Cutuli e altri tre reporter vittime
di una imboscata lungo la strada tra Jalalabad e Kabul


Uccisa in un agguato
l'inviata del Corriere

I testimoni: "Uomini armati hanno sparato ai giornalisti"
Ore di ansia, poi la conferma dal ministero degli Esteri



(19 novembre 2001)
 

 KABUL - "E' con grande tristezza e dolore che confermiamo le notizie di testimonianze secondo le quali in Afghanistan sono morti quattro inviati, tra cui una giornalista italiana". Con queste parole il ministro degli Esteri Renato Ruggiero toglie ogni residua speranza sulla sorte dei giornalisti vittime di un'imboscata sulla strada tra Jalalabad e Kabul.

Maria Grazia Cutuli, l'inviata del "Corriere della Sera", si trovava nel convoglio con altri tre colleghi quando sono stati attaccati da uomini armati a 90 chilometri da Kabul. La Cutuli, 39 anni, era con il reporter dello spagnolo "El Mundo", Julio Fuentes, con il cameraman australiano, Harry Burton e il fotografo afgano Azizullah Haidari, entrambi dell'agenzia di stampa Reuters. Con loro c'era anche un interprete afgano.

Parlando con i cronisti a Bruxelles, Ruggiero ha detto: "Abbiamo purtroppo avuto conferma dall'Unità di crisi che, da una testimonianza raccolta, si può ritenere che i quattro corpi trovati su una strada corrispondano purtroppo a quelli dei quattro giornalisti, fra i quali la vostra collega del Corriere della sera".

Le prime voci circa la morte delle cinque persone erano state quelle della Croce Rossa. Poi, la conferma di Ruggiero. Maria Grazia Cutuli era da un mese in Afghanistan e, negli ultimi giorni aveva coperto la zona di Jalalabad con servizi anche sui covi di Al Qaeda distrutti dalle bombe americane. Insieme a Fuentes, aveva raccontato proprio sul giornale di oggi, il ritrovamento di alcune fialette di "Sarin", il terribile gas nervino usato dai terroristi giapponesi nel metrò di Tokyo.

Maria Grazia Cutuli ha deciso all'ultimo momento di lasciare Jalalabad e partire per Kabul questa mattina. Lo ha raccontato Eduardo San Juan, il giornalista della televisione catalana Tv3 che si trovava nel convoglio su cui viaggiava anche la Cutuli.

L'inviato di Tv3 ha raccontato che il convoglio, formato da sei o otto veicoli, è partito alle 9 del mattino ora locale da Jalalabad. La Cutuli e Fuentes, insieme con due colleghi della Reuters, il cameraman australiano Harry Burton e il fotografo afgano Azizullah Haidara, erano sulla macchina che guidava la colonna. Dopo due ore di viaggio, San Juan, che si trovava in fondo, ha visto un'auto tornare indietro di corsa. A bordo c'era solo il guidatore locale che gridava "Fermatevi, scappate": uomini armati, raccontava, stanno sparando ai giornalisti. Immediatamente, tutti gli altri veicoli hanno fatto inversione e si sono diretti verso Jalalabad. Dopo un'ora gli autisti si sono fermati per raccontare cos'era accaduto. "Hanno detto che avevano sparato a sei persone", ha riferito San Juan, ma "non sono in grado di dire se siano vivi o morti". I testimoni, ha proseguito, "ci hanno riferito che i giornalisti erano stati costretti a scendere dall'auto". Il gruppo di assalitori li avrebbe portati verso la montagana che sovrasta la strada. Prima li avrebbero colpiti con pietre, poi avrebbero sparato contro di loro.

Anche l'agenzia Ap, da Jalalabad, fornisce una dettagliata ricostruzione dell'agguato, basata sul racconto di un autista che si è qualificato solo come Ashiquallah. Secondo il testimone, la giornalista del Corriere sarebbe stata uccisa per prima e prima della fine sarebbe stata oggetto, con i colleghi, di lanci di pietre. Ashiquallah ha raccontato che il convoglio di tre auto sulle quali si trovavano giornalisti e interpreti è stato fermato presso Serobi, a 55 chilometri da Kabul, da un gruppo di sei uomini armati, con lunghe tuniche, barbe e turbanti. Un'auto è riuscita a fuggire, le altre due sono rimaste bloccate.

I sei uomini - secondo il racconto del testimone - hanno avvertito i giornalisti di non proseguire, perchè più avanti erano in corso combattimenti. In quel momento è passato però un autobus proveniente da Kabul e il conducente ha detto che la strada era sicura. Gli autisti delle due auto hanno quindi cercato di fuggire, ma gli uomini armati li hanno bloccati. A questo punto, i giornalisti sono stati fatti scendere dalle vetture ed è stato loro ordinato di salire su una vicina altura. I reporter si sarebbero rifiutati e i guerriglieri li avrebbero colpiti con pietre e, secondo Ashiquallah, anche picchiati. Gli aggressori avrebbero poi fatto il riferimento ai talebani: "Siamo ancora al potere e avremo la nostra rivincita".

Subito dopo, gli uomini hanno aperto il fuoco, uccidendo quella che l'autista ha descritto come "la donna italiana" e uno degli uomini. Gli autisti si sono dati alla fuga, mentre sul posto sono rimasti gli altri due reporter e un afghano che faceva da interprete e si chiamerebbe Homuin.

Haji Sher Shah, un comandante anti-taleban a Jalalabad, ha confermato il racconto, dicendo di aver raccolto testimonianze su "quattro corpi" abbandonati sul luogo dell'agguato. "Erano sulla strada - ha detto all'Ap - una donna e tre uomini".