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MUSEO DI VASTE (Poggiardo)
 Piazza Dante tel. 0836/904350

Carissimi amici, molto spesso siamo abituati a pensare alla nostra terra, il Salento, come ad un posto ricco di sole, mare, campagna, riservando alla sola Lecce o ad altre e più famose città italiane la visita per bellezze artistiche, culturali, dimenticando a torto o per non conoscenza che anche il nostro Salento sa offrire luoghi d'interesse, che vanno scoperti e valorizzati. Io vi propongo un viaggio itinerante fra i vari musei sparsi nella nostra provincia, che sono tanti e veramente degni di essere visitati, magari con tutta la famiglia, vi assicuro che i vostri figli ne rimarranno entusiasti nel vedere reperti antichissimi visti solo in TV, e mai avrebbero immaginato che a pochi Km da casa ci sono tanti antichi tesori da vedere. Oggi vi propongo il Museo di Vaste, ma vi ricordo che altri musei li potete trovare a Ugento via Della Zecca 1, tel. 0833/555819, Maglie - Museo Paleontologico, via V. Emanuele 123 tel. 0836/423198, Calimera  (Museo di storia naturale, ) via Europa, tel. 0832/872778-875301, Alezio, Gallipoli via De Pace 108, tel. 0833/264224, Lecce Museo Sigismondo Castromediano, viale Gallipoli 0832/633509 - Museo dei ragazzi, via Poli 5, tel. 0832/312672. Le  notizie storiche sul Museo di Vaste sotto riportate, sono riprese da fogli ciclostilati, avuti all'ingresso del Museo.

Origini della civiltà messapica

Secondo un’antichissima tradizione associata a elementi mitologici, la prima colonia di questa civiltà in Puglia si è avuta tra il XIX e il XII sec. a.C., fu di origine cretese o comunque egea. La cosa non è improbabile, quando pensi ce l’isola di Creta era all’epoca il più cospicuo e splendido centro della civiltà egea e tale rimase fino al sec. XV a.C.Una seconda colonizzazione di origine micenea sarebbe avvenuta tra il XV e il XII sec. a.C. e in questo periodo i Cretesi – Micenei, di ritorno da una spedizione in Sicilia, dove avevano cercato invano Minasse, furono gettati da una tempesta in Japigia (cioè la penisola salentina), secondo Erodono, e non avendo più possibilità di far ritorno a casa, vi rimasero e si trasformaroo in "Japigi-Messapici". Le stesse notizie conferma Tucidide il che significa che questi navigatori micenei erno abituati a ripercorrere le rotte ioniche e adriatiche per riportarsi ora in Sicilia e ora nella penisola salentina. Quel che è certo è che qualche secolo prima della fondazione di Roma vennero ad insediarsi nella Japigia un trittico di correnti etniche il liriche (abitavano l’attuale Albania), che distinsero la Puglia in 3 regioni: la Daunia (provincia di Foggia), la Peucezia (provincia di Bari) e la Messapia (provincia di Lecce, Taranto e Brindisi), letteralmente Messapia vuol dire "Terra tra due Mari". Questi novi immigrati o conquistatori, integrati con gli indigeni che gia abitavano la zona, fondarono città, le cinsero di mura, eressero monumenti sacri e civili, impostarono un’economia agricolo pastorale nei centri interni, o mercantile nei centri costieri, e lasciarono nelle necropoli i prodotti della loro arte e cultura e un numero rilevante di iscrizioni (anche se gran parte da interpretare, perché la scrittura adottava i caratteri dell’alfabeto greco, ma la sintassi e la grammatica erano completamente diverse).

Fu allora , tra il X e l’VIII sec. a.C. che sorse, per poi evolversi nei secoli successivi, la messapica Basta ora Vaste, una delle più antiche e, per reperti archeologici più ricche testimonianze messapiche del Salento.

BASTA O VASTE

Il primo insediamento abitativo si concentrò intorno all’attuale Piazza Dante, formando una specie di acropoli dominante sulla pianura circostante a un’altezza di m. 106-107 sul livello del mare. La cosa è documentata dai numerosissimi materiali arcaici del sec. VIII a.C., ivi rinvenuti, come frammenti di ceramiche dipinte modellati senza l’utilizzo del tornio e raffiguranti forme geometriche, e inoltre da fondamenta di capanne con muretto perimetrale di pietre a secco e copertura di frasche. Intorno al VI sec. a.C. l’altura di Piazza Dante assume un ruolo preminente e svolge attività culturale, come fa ipotizzare il ritrovamento di rammento di cratere a volute attico e soprattutto il santuario di Persefone recentemente scoperto.

Solo nei secoli V-IV a.C. si evidenzia un intenso sviluppo abitativo sia in Vaste che in gran parte degli altri centri messapici e dalle primitive abitazioni di tipo a capanna si passa alla costruzione di case a pianta complessa con fondazioni in blocchi, copertura di tegole, presenza di cortili in cui in appositi recipienti erano conservate le derrate alimentari. Fu allora, nel corso del IV sec. a.C., che l’area intorno all’acropoli fu cinta da una poderosa "cerchia muraria", lunga 3380 m., includendo una superficie di circa 77 ha. Le mura appaiono costruite in fretta in due distinte fasi. Nella prima si presentano con una struttura internamente larga circa quattro metri, realizzata a doppia cortina di pietre massicce non squadrate, con riempimento di pietre, tegole e terra; all’esterno della struttura vi è un rivestimento con muro a blocchi quadrati accuratamente messi in opera.

Al posto del fossato è costruito un muro più basso, parallelo alla cinta, il quale si allarga in torre quadrata in corrispondenza delle porte di accesso, serviva ad impedire o per lo meno a ritardare l’avvicinamento alle mura delle macchine da guerra. Anche a Vaste, come Muro e altrove, risulta una cerchia muraria interna, che racchiude l’area dell’acropoli per una superficie di 7 ha., e rappresenta certamente il nucleo originario dell’abitato.

Con diverse fasi strutturali va dal periodo arcaico all’età ellenistica. E’ importante riferire qualcosa sulle sepolture di Basta e degli altri centri messapici, sia perché esse sono intrinsecamente collegate con la religione e i luoghi di culto, sia perché le ricerche e gli scavi archeologici riguardano in gran parte i sepolcri. Nei primi due secoli (VIII – VII a.C.) la civiltà messapica piuttosto rozza e primitiva, non ricorse a tombe né a sarcofagi, ma quasi sempre all’inumazione, vedi civiltà micenea: cioè i cadaveri avvolti in bianche sindoni, venivano sotterrati (inumati), o tutt’al più coperti da tumuli di terra.

Le tombe ipogeiche venute alla luce nelle necropoli messapiche di Vaste non sono anteriori al sec. V a.C. e gran parte degli ipogei salentini sono contrassegnati da decorazioni scultoree, strettamente connesse con l’architettura funeraria tarantina. Esemplare di gran prestigio è l’ipogeo delle Cariatidi, rinvenuto a Vaste nel 1860, che rappresenta figure femminili identificabili come Menad, che sostengono un’architrave con fregio di eroti alla guida di un carro trainato da leoni.

DECLINO DELLA CIVILTA’ MESSAPICA

Roma intanto, sottomessi i Sabini, i Latini e gli Etruschi, nel 281 puntò decisamente alla conquista della Mgna Grecia e dell’Italia meridionale, movendo guerra alla potente colonia spartana di Taranto. Per i Messapi e i Peucezi e i Dauni fu inevitabile allearsi con Taranto contro l’avanzata d Roma, specialmente quando il suo governo chiamò in aiuto Pirro, re dell’Epiro e di gran parte della Macedonia, che sognando di allargare il suo dominio alla Magna Grecia e alla Sicilia, accettò di buon grado. Cominciarono gli scontri tra le opposte forze armate. Pirro, ottimo stratega, riportò due grandi vittorie: la prima ad Eraclea nel 280, la seconda, anche se con pesanti perdite di omini e mezzi, ad Ascoli Satriano nel 279. Ma dopo sei anni di duri combattimenti fu definitivamente sconfitto a Benevento nel 275. Tarantini, Messsapi, Peucezi e Dauni decisero di resistere ad oltranza, ma in seguito alla caduta di Taranto nel 272, l’esercito romano al comando nel 267 dei consoli Marco Attilio Regolo e Lucio Giulio Libone e nel 266 dei consoli Numerio Fabio Pittore e Decimo Giuio Pera, punì duramente i ribelli e conquistò tutto il Salento. Fu quello, per Vaste, come per gli altri centri indigeni, il momento della distruzione violenta e della perdita dell’indipendenza, goduta e gelosamente custodita per circa sette secoli fin dalla sua fondazione. D’ora in poi sarà città romana per circa sette secoli fino alla caduta dell’Impero, e la Messapia, per decreto di Roma sarà denominata Calabria.

CRISTIANESIMO E SALENTO IN ETA’ ROMANA

Non è facile accertare quando e come la religione cristiana approdò nel Salento, secondo alcune fonti, addirittura dall’apostolo Pietro o anche Paolo fin dal primo secolo dell’era cristiana.

La nostra Basta si aprì alla religione cristiana tra la fine del I e il II secolo ed ebbe i suoi martiri Alfio Filadelfo e Cirino, ora protettori della comunità vastese. Dopo l’editto di Costantino, che concesse libertà di culto ai cristiani, non tardò ad erigere nel IV sec. la sua prima chiesa cristiana con annessa necropoli del Fondo Giuliano.

L‘area sorge nelle immediate vicinanze del centro messapico, e cavi sistematici effettuati dal 1991 ad opera delle facoltà dei Beni Culturali dell’Università di Lecce, hanno ed ancora stanno riportando alla luce un patrimonio archeologico d’importanza straordinaria, costituito da quattro chiese sovrapposte, risalenti ai periodi tra il V e il X sec., e da una necropoli rupestre che si estende entro un’area di circa 5000 mq.

CHIESA RUPESTRE DEI SS. STEFANI

Quando dell’antica Basta nel 1156 ogni casa e struttura pubblica fu rasa al suolo, rimase in piedi, unico patrimonio superstite, la chiesa rupestre dei SS. Stefani, scavata sulla Serra almeno un secolo prima e già impreziosita dei suoi più antichi affreschi. La chiesa è situata a nord-nord-ovest, a circa un chilometro e mezzo dall’attuale centro abitato e a circa 200 metri dalla chiesa paleocristiana distrutta nel sec. X probabilmente dai Saraceni, della quale la cripta sembra aver ereditato il culto di S.Stefano. Le vistose tracce dell’insediamento rupestre medioevale nei pressi della cripta e specialmente la presenza di grotte in maggior parte naturali con chiari segni di frequentazione nelle immediate vicinanze fa logicamente dedurre che vi stanziasse un gruppo consistente di monaci, costruttori e custodi della chiesa rupestre. E’ noto, infatti, che in tutta Terra d’Otranto, in seguito alle immigrazioni determinate dalla follia iconoclastica (lotta alle immagini) dell’Impero d’Oriente e da altri eventi politici, vivevano un numero incalcolabile di monaci orientali e anche locali, di ispirazione in prevalenza basiliana. Il santuario, di forma basilicale, è diviso in tre navate absidali corrispondenti alle tre aperture del prospetto, delimitate da due file di tre pilastri ciascuna a sezione quadrangolare, collegate tra di loro, nella parte superiore, mediante archi. La cosa più sorprendente è l’assenza di altari in corrispondenza delle absidi e della relativa iconostasi, cioè del muretto che serviva a dividere il presbiterio (bema) dagli spazi riservati ai fedeli (naos). Tale assenza è dovuta sicuramente alla trascuratezza dei contadini, che usarono successivamente e fino a circa 50 anni fa, la struttura come deposito di tabacco testimoniato dalla presenza sui pilastri di grossi fori nei quali venivano impiantati i pali per l’essiccazione del tabacco. La chiesa o cripta dei SS. Stefani può considerarsi "una vera pinacoteca". Conteneva in origine oltre 50 affreschi, dipinti nell’arco di almeno cinque secoli (XI – XV). Purtroppo, per l’incuria e i vandalismi, circa una ventina si presentano quasi totalmente abrasi e distrutti o in gran parte scrostati e irriconoscibili.

 

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