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NECROPOLI MEDIEVALE?.... UN LUOGO DIMENTICATO

di Gianni Bellisario, Casarano 13/06/03

fqcnb@tin.it

Ho letto il breve intervento sulla necropoli medievale e condivido il senso di disagio dell'autrice.

Mi pare opportuno  aggiungere alcune considerazioni.

Le tombe in località cisternella ( è possibile che il nome del sito consegua, nel passato, all'utilizzazione delle fosse come vasche di raccolta dell'acqua piovana utilizzate per l'abbeveraggio degli animali) erano note ai più.

L'incuria degli amministratori aggiunta alla distrazione dei cittadini avevano consentito, nel corso dei decenni, di trasformare il sito in un immondezzaio. Non dimentichiamo, poi, che la realizzazione del ponte aveva distrutto parte della necropoli, mentre alcune tombe  si trovano ancora al di là della ferrovia.

Nel maggio del 1995, allora ricoprivo la carica di assessore alla cultura dell'amministrazione Ingrosso, feci ripulire il sito( per dirla tutta mi rimboccai le maniche e partecipai materialmente alla ripulitura)senza, per la  verità, trovare gran collaborazione da parte delle strutture amministrative.

Per evitare che ritornasse ad essere una discarica feci piantare i cipressi e le piante grasse sul costone. L'idea era quella di predisporre un percorso storico archeologico che, dalla necropoli, portasse alla chiesa si S. Maria della Croce.

Interessai la Sovrintendenza e l'Università di Lecce. Qui discussi con il prof. D'Andria, direttore della scuola di archeologia dell'ateneo leccese, la costituzione di una cooperativa di giovani laureati e laureandi in beni culturali che, in collaborazione con l'Università e la Provincia, eseguisse un'attività di vero e proprio censimento dei siti storico culturali.

All'appello risposero  ben vent'otto giovani interessati all'iniziativa.

L'idea prevedeva anche  il recupero del sito retrostante la chiesa( nel quale si trovano resti di muro romano interrati) creando una sorta di foresteria per performances culturali

Intanto, utilizzando i lavoratori socialmente utili inviati dalla Provincia, s'iniziò, finalmente , a tenere la chiesa aperta ai visitatori.

Con molta probabilità considerate le dimensioni originarie presumibili della necropoli, la sua ubicazione, l'importanza della chiesa ( affreschi di quel genere erano costosi all'epoca) e la sua vicinanza con la  zona residenziale poi realizzata, dove con tutta probabilità era ubicata una villa romana, l'intero sito così considerato aveva una dimensione che andava al di là del piccolo centro di Casaranello .

Trovai resistenze all'interno della stessa Amministrazione della quale facevo parte. Soprattutto di tipo culturale.

Iniziative di tal genere venivano ritenute di scarsa incidenza, specie da esponenti del centro sinistra, uno dei cui valori storici e lo sviluppo delle iniziative culturali. Il segretario Ds dell'epoca le definì "attività estemporanee".
Non si comprendeva, peraltro, l'importanza della cultura non solo come strumento di crescita del paese, ma anche come fonte di reddito specie se collegata al flusso delle iniziative turistiche.

Quando nel luglio del 1996 mi dimisi dall'assessorato ,le iniziative e le idee che riguardavano anche la necropoli di Casarano rimasero lettera morta.

Ciliegina sulla torta: nel 1995 mi si chiese di gestire le attività culturali a Casarano con una previsione in bilancio, per questo, di £. 1.500.000! Quando nel 1996 chiesi in giunta di deliberare un milionecinquecentomilalire per recintare il sito archeologico e metterci due panchine dando almeno una parvenza di parco archeologico, la richiesta non trovò risposta.

Ciò che spiace, in Casarano, è che purtroppo chi possiede anche una visone culturale dello sviluppo di questa città deve sempre scontrarsi con una visione culturale spesso rozza di quanti poi  gestiscono la cosa pubblica.

Recentemente ho appreso che l'Associazione " amici del presepe", che ha recuperato il frantoio seicentesco di palazzo d'Elia e possiede antichi torchi,tanto da poter riproporre la struttura nel suoi interesse alla città, si è vista comunicare che quel frantoio dovrebbe diventare la sede del museo dei minatori. Con tutto il rispetto per i minatori, il Comune possiede altri locali da destinare a questo fine ( si veda  ad es. l'autorimessa retrostante la vecchia caserma dei carabinieri in p.zza Malta, che ha la forma di un tunnel).

Ancora una volta  non mancano esempi di miopia culturale, il che è ancor più grave in una città nella quale nuove e vecchie generazioni manifestano quotidianamente il loro legame storico e culturale alla città stessa.

D'altro canto noi siamo la nostra memoria e scollegarsi dal ricordo della nostra storia è il primo passo per la perdita dell'identità.

Forse questa considerazione non troverà il plauso dei fautori del globalismo totale, ma continuo a credere nell'uomo e nei popoli.