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LE INVASIONI BARBARICHE - L'ELEGANZA DELLE COSE

di Marcello Papaleo, Casarano 24/04/05

 

Le invasioni barbariche
Ho pensato di partire, ma dove andare? Non c'è fienile in cui
trovare asilo...non è colpa di chi sono ma di chi...
non chiedevo nulla  a buone genti, nè pelli di animali
per trovare tepore, ne stuoie di fieno per un meritato giaciglio.
Sai che giorno è bimbetta bionda che su quell'albero ridi?
Clitemnestra uccise il marito perchè la noia la pervadeva,
chi sarà l'Oreste che ne farà un de profundis?
Un lago argentato, fatto d'acqua mista cristallo,
ho trovato un pesce con in bocca un fischietto,
oramai buttan quaggiù di tutto ma...non chiedetemi la colpa...
le genti francesi non mi hanno accolto, tribù ispaniche
han cercato di divorarmi il cavallo e donne meravigliose,
tra cui vi sei tu, ho portato nel boschetto fiorito
e mille bocche e  stradivari uniti a canti unnici
chi si prenderà la colpa? E' ancora tutta mia!
Ho pensato a te mentre dormivo, accarezzavo la vibrante anca
e ti ho chiesto se sapevi rispondermi ad un quesito che mi tormenta!
Scusa se riporto a galla vecchi sogni evaporati,
il tappo con cui li comprimevo è andato perduto,
mia madre tocca ogni cosa mi appartiene, quindi
rispondi presto, fai veloce, Londra è un tantino distante,
un pugno nello stomaco, un bacio sul mio respiro
e poi rivolgo il viso ai tuoi occhi,
che in questa notte di tempesta mi fan da stella polare.
                                                   10 gennaio 2002  17,45
 
L'eleganza delle cose
Quando lo vidi la prima volta, credo trattenni il fiato
e poi ancora giù e su fino all'antro oscuro in cui lo riposi...
il mio segreto, che altro?
Non credo tu abbia mai conosciuto o avuto a che fare
con tale armata, figlio di chissà quale coscenzioso padre,
dal canto tuo puoi anche respingere ogni tipo di proposta
gettata li per il giusto per riportarci su di una condizione paritaria!
Lanciai un'occhita furtiva a ciò che mi lasciavo indietro
e giuro, lo giuro! fui così rapito da ciò che vidi...
Non ricordavo che lo specchio d'acqua che lambiva
la mia prima casa, portasse con se corpi senza vita
che galleggiando a pelo d'acqua risalivano
assieme ad esalazioni malefiche ed un male che non dorme mai.
Oh mio piccolo puccettino sognante che risvegli ogni tepore,
chiunque porterà con se la gioia è amica di questo cuore!
La storia è vecchia come gli occhi di un padre in ginocchio
dinanzi al figlio...io e te potremmo morire
ma son stato giù ed ho visto qualunque cosa desiderassi vedere,
dall'altra parte della staccionata bambini giocano ignari del pericolo,
chi sono io? e tu che sai
spedisci a chiunque altro i sospiri danarosi che riponesti in me
e dona ad esseri diversi da me il sorriso scintillante con cui mi rapisti un lontano giugno fa... 

3 ottobre 2002