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LA SCURE DELLA DISOCCUPAZIONE SU 500 CASARANESI

di Enzo Schiavano, dal Quotidiano del 29/01/05

 

Nel prossimo triennio, circa 500 lavoratori casaranesi, quasi tutti provenienti dal comparto calzaturiero, si troveranno non soltanto disoccupati, ma potrebbero ritrovarsi anche senza la copertura degli ammortizzatori sociali. L’allarme viene lanciato dall’Assessorato ai Servizi Sociali che basa la sua preoccupazione su dati ufficiali, che verranno utilizzati per l’elaborazione del Piano Sociale di Zona (Psz) di Casarano e dei comuni del relativo ambito. “E’ uno dei tanti elementi che ci deve far riflettere – afferma l’assessore Antonio Memmi – e che si ripercuoterà negativamente sulla nostra città”.

L’allarme sociale alimentato dalla profonda crisi del comparto del calzaturiero, il settore economico più importante della città, era fino a ieri solo percepito e non quantificato. Oggi si hanno a disposizione dati certi sulla reale consistenza del fenomeno. Circa 500 persone, infatti, perderanno tra poco il “paracadute” della mobilità e delle altre indennità sociali. Nel dettaglio, quest’anno saranno 160 i lavoratori che perderanno il beneficio; altri 160 nel 2006; il resto tra il 2007 e 2008. In sostanza, il livello occupazionale della città è programmato a diminuire progressivamente nei prossimi anni mentre, al contrario, si allungheranno le liste degli uffici di collocamento.

A questi, fanno rivelare i tecnici di via Padova, dove ha sede l’Assessorato ai Servizi Sociali, si devono aggiungere le centinaia di ex dipendenti delle aziende calzaturiere che hanno terminato il beneficio l’anno scorso. Il Piano Sociale di Zona, lo strumento che servirà a fotografare la realtà esistente per tracciare le linee di intervento, in fase di predisposizione, sicuramente terrà conto di questa drammatica situazione. “Anche perché – aggiunge l’assessore – si tratta in maggioranza di persone che portano avanti intere famiglie. E’ indubbio che la stesura del Piano non potrà non tenere conto della situazione occupazionale esistente e di questi dati. Ovviamente – prosegue Memmi – questo tipo di situazione produrrà effetti negativi sull’intera economia cittadina”.

“Ma la cosa ancor più grave – conclude l’assessore – è che l’età di queste persone non consente alle stesse di rientrare nel ciclo produttivo, in quanto gli strumenti agevolativi a disposizione delle imprese spesso prevedono dei limiti di età che la maggior parte di quei 500 interessati non raggiungono”. Insomma, lavoratori troppo vecchi per trovare lavoro e troppo giovani per andare in pensione.