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Attentati, manette aD UNA COPPIA anarchicA

 

di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13/05/05

 

 

«Storia d’amore e d’anarchia»: come nel film della Wertmuller che nel 1973 vinse al Festival di Cannes, ragioni politiche e ragioni del cuore si intrecciano nella storia di Salvatore Signore e Marina Ferrari, due dei giovani anarchici arrestati ieri. Sconcerto, stupore e un po’ di rabbia si trovano nelle parole dei familiari e degli amici, ma anche dei vicini di casa della giovane coppia che vive a Casarano da qualche tempo, dopo il matrimonio civile avvenuto nel giugno scorso. Lui, Salvatore Signore, è imbianchino: «ha fatto una scelta di vita – dicono gli amici – non studiare, non conseguire un titolo, nonostante sia intelligente e preparato». Lei, Marina Ferrari, invece studia e le mancano tre esami alla laurea in giurisprudenza. «La vedevo spesso nella biblioteca della facoltà – dice un’amica – e mi sento sconvolta se penso alle accuse che le sono piovute addosso». È deserta la strada nella quale i due ragazzi vivevano e che, come per un’ironia nei confronti dei due anarchici, è intitolata al 21 aprile, (il cosiddetto «Natale di Roma», ricorrenza che veniva festeggiata nel ventennio fascista), ma bussando alle porte dei vicini qualche porta si apre e qualche lingua si scioglie. «Due persone tranquille» dicono i vicini di casa, senza ricordare o aggiungere granché; «il suo lavoro, Salvatore lo faceva bene – spiega uno dei vicini, parlando del giovane che di mestiere fa l’imbianchino – ha fatto dei lavori qui nella strada e nessuno ha mai avuto di che lamentarsi». Sulle accuse rivolte ai due casaranesi (di nascita Marina Ferrari e d’adozione Salvatore Signore) nessuno si sbilancia. «E chi può dirlo? Noi li vedevamo qui in casa, non sappiamo cosa facessero fuori». Ma se generica è la conoscenza tra vicini di casa e blanda la reazione, fanno quadrato intorno ai due gli amici e i familiari. «Mia sorella? Una persona normale. Come mio cognato, due ragazzi idealisti che si dedicano troppo agli altri e ne vanno di mezzo». È questa l’appassionata autodifesa di Rossella Ferrari, sorella di Marina e giovane commercialista in un avviato studio cittadino. Anarchici, certo, ma non pericolosi sovversivi: questa l’opinione della sorella, che sui metodi «forse eccessivi, ma mai violenti» dei suoi familiari non ha dubbi. «D’altronde – osserva – chi manifesta in tutti i modi contro la violenza, non penso che possa poi usarla a sua volta». Qualche volantinaggio, qualche manifestazione non autorizzata: queste sarebbero le «colpe» dei due giovani, secondo Rossella Ferrari: «possono avere idee sbagliate – dice – aver avuto reazioni eccessive, ma non sono assolutamente dei violenti: come sorella non posso dire che questo». Insomma, stiamo parlando di due bravi ragazzi incappati in un errore giudiziario o dei Bonnie e Clyde dell’anarcoinsurrezionalismo salentino? Probabilmente nessuno dei due: la verità, come spesso succede, sta nel mezzo; l’uso politico della violenza è un tema che divide il vasto arcipelago della sinistra da tempo e se nella vita di tutti i giorni Salvatore Signore e Marina Ferrari vengono descritti come persone normalissime e «bravi ragazzi», sulle questioni ideologiche sono rigidi e poco inclini al compromesso. «Salvatore? Il classico bravo ragazzo, ma tremendamente incazzato con il mondo»: così lo descrive un amico; e se tutti gli riconoscono «l’intelligenza, la preparazione», molti ammettono che, quando si parla di politica, Signore si fa «molto radicale e poco propenso alla discussione». E Marina Ferrari è descritta dagli amici come «tosta e coinvolta nella battaglia contro l’ingiustizia: una persona estremamente sensibile». E chissà che la passione politica non derivi anche dalla passione del cuore, se è vero quello che dice una sua amica: «certo, crede moltissimo in quello che fa; ma se è arrivata all’attivismo politico, conta anche l’amore».