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Remigio Venuti affida al consigliere Antonio Maggio il compito di studiare possibili soluzioni
«Il Tac strozzato dalla politica creditizia»

di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 07/01/05

 

 

Il tessile, abbigliamento, calzaturiero? Stretto in una morsa dalle produzioni straniere, penalizzato dalla carenza di infrastrutture e di tecnologie e, secondo il consigliere della Margherita, Antonio Maggio, strozzato dalla politica creditizia delle banche. Maggio ha acceso i riflettori sul problema del credito alle imprese del Tac in uno degli ultimi consigli comunali, con un'interrogazione al primo cittadino Remigio Venuti. «Secondo un'indagine dell'Istituto Tagliacarte - dice -, il costo del denaro è nel Sud dell'8,87 per cento, in media il doppio rispetto al Nord, dove è del 4,47 per cento». Una stretta che, a giudizio dell'esponente della Margherita, penalizza fortemente le imprese manifatturiere, che si vedono assottigliare «il già esiguo margine di guadagno, tanto che alcune di queste imprese, per ovviare a ciò stanno valutando di trasferire la propria sede legale in aree del Nord d'Italia, con il solo scopo di ottenere credito dalle banche a costi uguali a quelli sostenuti dalle imprese settentrionali concorrenti». Ai problemi delle imprese di medie dimensioni come quelle del Tac si aggiungono, secondo Maggio, quelli di «numerose microattività che necessitano di poche migliaia di euro per avviare o completare il ciclo indispensabile di investimenti, ma che spesso non riescono ad ottenere credito dagli istituti bancari». Nella sua replica Venuti ha affidato proprio ad Antonio Maggio (autore, tra l'altro, di un saggio su questi temi edito nello scorso aprile da Manni Editore), il compito di studiare le possibili soluzioni e gli eventuali interventi del Comune. Il consigliere sta esaminando diverse ipotesi: consorzi di imprenditori con la partecipazione del Comune per garantire i crediti, creazione di «banche etiche», interessate più all'impatto sociale dell'investimento che ai suoi ritorni economici immediati, ed altre soluzioni ancora. «La questione non è di semplice soluzione - conclude -, ma anche il Comune può fare la sua parte per allentare la crisi dell'economia di Casarano