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Donne: porte sbarrate in Giunta
Passa senza problemi, invece, la delibera sul Pit 9

di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 19/01/05

 

 

Niente veste rosa per la giunta comunale, visto che è stata bocciata, durante il consiglio comunale di ieri, la proposta di prevedere una quota femminile all'interno della Giunta. Passa senza problemi, invece, la proposta di delibera relativa all'intensificazione dell'opera di sensibilizzazione ed informazione degli obiettivi previsti dal Pit 9, nonostante l'astensione della minoranza, motivata dal fatto che queste attività sono già previste all'interno degli stessi Pit. «Probabilmente - precisa Francesco Capezza (Casarano amica) - la Margherita ha avanzato questa proposta perché avverte lo smacco dei Ds, che, in questo settore, fanno da padroni». Ma è sul primo punto all'ordine del giorno che sono emersi contrasti ed attriti anche all'interno dell'opposizione. I consiglieri di minoranza hanno avanzato una proposta di delibera che prevedeva la modifica dell'articolo 3 comma 9. Tale modifica stabiliva di fatto una presenza minima di donne all'interno di Giunta, organi collegiali dell'amministrazione comunale ed enti da essa dipendenti pari al 25 per cento. «Si tratta di una proposta - dice Leda Schirinzi (Casarano amica) - che dà una possibilità concreta a tutte le donne che vogliano far parte della vita politica e che adegua lo statuto comunale alle istanze europee e nazionali». Dura la replica della maggioranza. «La donna - dice Amedeo Sabato (Popolari-Udeur) - non è un animale in via di estinzione da tutelare, non ha bisogno di strumenti protezionistici, ma di essere messa nelle condizioni di partecipare alla politica attraverso una serie di servizi». Tali strumenti sono, secondo Mario Turco (Ds), essenzialmente 3: la delega sulle Pari Opportunità recentemente affidata ad Antonella Barlabà (Ds), la Consulta comunale per le Pari Opportunità e lo sportello donna che sta per essere attivato. «Non si tratta - dice Barlabà - di una questione di contenuti, ma di metodo. Non si può pensare di formulare una modifica allo statuto, per altro contenente pericolosi margini di incostituzionalità, senza interpellare la Commissione Affari Istituzionali». Ed è proprio su questo punto che si accendono le polemiche all'interno della minoranza. Il presidente della commissione, Attilio De Marco (Dc), rimprovera Claudio Bastianutti (An) e Giampiero Marrella (Fi) di aver abbandonato la commissione riunita il giorno prima, adducendo come giustificazione che la sede appropriata di discussione fosse il Consiglio e non la commissione. Dal canto suo Bastianutti replica che nessun regolamento prevede che per presentare un argomento al consiglio comunale sia necessario il parere di una commissione, «che - a suo dire - dovrebbe avere una funzione consuntiva e non censoria». «Probabilmente - aggiunge Bastianutti - la convocazione serviva ai colleghi della minoranza per nascondere le proprie mancanze, strizzando un occhio alla maggioranza». De Marco, però, non ci sta. «Non accetto - replica seccato - le accuse di Bastianutti. Anzi aggiungo che simili esternazioni da piazza non saranno più tollerate in quest'aula». Intanto Marrella ha già annunciato un ricorso alla Commissioni nazionale per le Pari opportunità.