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Dai dissapori con Fitto a quelli con Pepe, il presidente del Consiglio rompe il silenzio e si toglie i sassolini dalla scarpa

Ecco le verità di Paolo Zompì

di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 05/10//2005

 

 

E' stato il «king-maker», l'ago della bilancia delle ultime comunali, portando le sue 354 preferenze personali dal centrodestra e dal suo partito di provenienza, Forza Italia, al centrosinistra e al partito che lo accolse in lista, l'Udeur, evitando tra l'altro a Remigio Venuti un insidioso ballottaggio. Da pochi giorni anche con il partito di Mastella il rapporto è chiuso, in base ad una lettera del commissario cittadino, l'assessore provinciale Mario Pendinelli. A oltre un anno dalla rottura con Forza Italia, a pochi giorni da quella con l'Udeur, per la prima volta Paolo Zompì dà la sua versione dei fatti. E sulla rottura con i due partiti il presidente del consiglio comunale si toglie qualche sassolino dalla scarpa e, pur senza mai nominarli, riserva parole dure ai rispettivi leader: Raffaele Fitto e Luigi Pepe. Presidente Zompì, come avvenne il suo salto nel centrosinistra? «Nelle scorse comunali la valutazione del centrodestra fu che dopo tanti e tanti anni si poteva fare a meno di me. Io amo fare politica, speravo in qualcosa di diverso per la mia città, dopo aver lavorato sodo nei cinque anni precedenti, e non volevo mancare alla competizione elettorale perché potevo dare un contributo politico-amministrativo alla mia città. Per questo chiesi all'amico Fernando Schiavano uno spazio nella lista dell'Udeur e lui, gentilmente, ritenne di accettare». Perché si rompono i rapporti tra lei e Forza Italia? «Qualcuno dall'esterno pensava di imporre in città situazioni diverse da quelle per cui si era lavorato per i cinque anni di opposizione; una imposizione che, tra l'altro, proveniva da qualcuno che conosceva poco la situazione locale, visto che era stato assente per diversi anni dalla città». Quali sono i motivi, invece, della recentissima rottura con l'Udeur? «Finite le elezioni, acquisiti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, è iniziata la corsa spasmodica alle poltrone, sperando che potesse rappresentare il Consiglio o far parte della giunta chi non era riuscito a farsi eleggere. Io non mi sono prestato a questa situazione e da lì è nato il dissapore con il titolare dell'Udeur in provincia di Lecce» Parla del coordinatore provinciale dell'Udeur? «Parlo del titolare dell'Udeur, che in più occasioni chiese al neoeletto sindaco Venuti una rappresentanza in giunta, visto che l'Udeur contava due consiglieri. Questo senza tener conto, però, che uno dei due aveva dato al partito la possibilità di esistere in consiglio comunale: tutto questo al titolare dell'Udeur non interessava, voleva solo qualcuno - diverso da me - che rappresentasse l'Udeur in giunta. Le cose poi sono andate in maniera diversa, perché gli amici consiglieri hanno eletto il sottoscritto all'unanimità presidente del Consiglio» E' per questo che, alle elezioni regionali, non appoggiò l'Udeur e il suo candidato locale? «In principio tutti avevamo puntato sul candidato Fernando Schiavano, pensando che forse Casarano poteva finalmente dotarsi di un rappresentante regionale, che manca da un bel po' di tempo. Dopo la rinuncia di Schiavano, il titolare dell'Udeur chiese la mia candidatura e per accettare posi gli stessi criteri e le stesse richieste che aveva posto Schiavano. La risposta fu che si trattava di una candidatura di bandiera. Mi sono sentito offeso da questa proposta e credo che anche Casarano si sia sentita offesa: non si può pensare di usare né la città né le persone per aumentare i voti della lista provinciale» Ora chiederà la tessera della Margherita? «Mi spiace, per ora l'intervista è finita»