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 Certo caro Socrate ci hai plasmato, come uno scultore, dei bei governanti”. Ma caro Glaucone, se è per questo anche delle donne governanti: infatti non devo credere che tutto ciò che dissi lo riferissi più agli uomini che alle donne, almeno per quelle che siano, per loro natura all’altezza dei compiti”.  “Ed è giusto – ammise Glaucone – se è vero come abbiamo sostenuto che le donne devono aver egli stessi diritti e doveri degli uomini”. Platone, Repubblica VII, 540 a.C.

di De Filippi Anna Maria, Consigliera Provinciale

Commissione Pari Opportunità

Casarano 01/02/05

defilippitdm@libero.it

 

Dieci anni circa di esperienza come consigliera nella Commissione Provinciale per le Pari Opportunità e l’onore per aver contribuito alla sua formazione e alla sua crescita su tutto il territorio arricchitasi, strada facendo, di un grande bagaglio umano, sociale, culturale e di competenze nel promuovere iniziative di pari opportunità mirate a sostenere anche la rappresentanza femminile a tutti i livelli e consigliera nella Commissione di Pari Opportunità nel Comune di Ruffano, mi inducono ad intervenire circa la “discussione” che si è sviluppata intorno alla proposta delle quote rosa e respinta dalla maggioranza di centrosinistra del Comune di Casarano.

            Vorrei iniziare richiamando un punto (per la precisione il punto 10) della risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea (20 giugno 2000) che afferma: “L’inizio del XXI secolo costituisce un momento simbolico per dare concretezza al nuovo patto sociale di genere in cui l’effettiva parità delle donne e degli uomini nella sfera pubblica e in quella privata sia socialmente accettata come condizione di democrazia, presupposto di cittadinanza e garanzia dell’autonomia e delle libertà individuali….l’obiettivo della partecipazione equilibrata degli uomini e delle donne all’attività professionale e alla vita familiare, parallelamente all’obiettivo di un’equilibrata partecipazione di donne e uomini al processo decisionale  costituiscono due presupposti importanti per la parità tra donne e uomini”.

            Vorrei sottolineare il passaggio in cui dice che l’effettiva parità sia socialmente accettata – non dunque soltanto dichiarata – come condizione di democrazia, presupposto di cittadinanza e garanzia dell’autonomia e delle libertà individuali.

            L’impostazione europea dunque si muove nel campo teorico che concepisce la differenza come cittadinanza di entrambi, uomini e donne e che impone quindi la messa in opera di tutte le politiche e le pratiche quotidiane, sociali e organizzative che devono essere necessariamente attraversate dalla consapevolezza di genere.

L’art. 23, comma 2 della Carta di Nizza recita: “Il principio di parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato”, ribadendo che il principio e la prassi delle pari opportunità e delle azioni positive devono situarsi in posizione sinergica, devono essere lo zoccolo da cui partire per il cambiamento nelle pratiche politiche, nelle pratiche professionali delle persone, dei servizi, delle grandi organizzazioni, nelle pratiche quotidiane  di condivisione della vita tra uomini e donne.

Innanzitutto non c’è un accettazione sociale condivisa dell’importanza strategica delle politiche di pari opportunità. Non c’è a livello istituzionale e non c’è a livello di opinione pubblica. Non è un caso se si può riscontrare un parallelismo perfetto tra la miseria degli istituti di parità e la miseria delle percentuali di rappresentanza delle donne, innanzitutto in parlamento e poi comunque a livello di cariche istituzionali e poi comunque a livello di presenze nei luoghi decisionali.

Perché è forse necessario riflettere anche sulla mancanza di donne non solo ai livelli di rappresentanza politica, ma anche sociale. Questo per dire che non mi sembra esatta la tesi secondo cui mentre le donne crescono nella società vengono respinte nella politica, anzi si potrebbe dire che vi è un legame stretto tra politica e società che denuncia i limiti e la fragilità della cittadinanza femminile di cui la mancanza di azioni positive nella sfera pubblica è solo uno degli aspetti.

Quando le donne sono messe in condizione di gareggiare vincono. Quando invece ci sono le scelte del principe perdono: qui c’è il vero tetto di cristallo. Non sono le competenze che ci mancano, sono altri fattori che giocano. La presenza delle donne non viene considerata rilevante (criterio di rilevanza) ai fini di una politica che tenga in conto i bisogni e i punti di vista di tutti i cittadini. Le donne sono ricompresse nel neutro universale maschile.

Oltre al criterio di rilevanza, c’è anche da tenere in grande conto il concetto di ostilità aggiuntiva.

Non solo l’ostilità verso l’altro, il diverso, ma anche l’ostilità concreta della minaccia di costituzione. Se più donne entrano, più uomini escono. E come le ultime vicende ci insegnano, i posti sono al primo posto nella strategia complessiva dei partiti e dei nostri politici.

Lo stesso criterio vale per il difensore civico. Soldi pubblici sprecati! A Casarano, altrove si è fatta e continua a farsi tutela e difesa dei diritti dei cittadini. Senza partecipazione democratica - art. 118 comma 4 della Costituzione Italiana - non si va da nessuna parte e, ai nostri uomini  non gliene può fregar di meno!

Cordiali saluti.

                                                                       Anna Maria De Filippi