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Vendita del Castello Pio; Forza Italia tranquillizza tutti

di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 19/11//2005

 

«Stiano tranquilli gli amici della Margherita: a impedire la svendita del Castello Pio ci ha già pensato Forza Italia». L’ironico invito alla serenità viene da Antonio Gabellone, ex sindaco di Tuglie e consigliere provinciale di Forza Italia, che spiega come nel giugno scorso fu proprio l’opposizione di centrodestra a bloccare la vendita del Castello Pio, contro la quale hanno preso posizione nei giorni scorsi gli amministratori cittadini della Margherita. Gabellone ricostruisce la vicenda, parla di  «rapidità sospetta» da parte dell’amministrazione provinciale guidata da Giovanni Pellegrino e svela anche alcuni particolari inediti, a partire dal prezzo di vendita ipotizzato (360.000 euro) e il nome della società interessata, ovvero quella stessa San Giovanni srl che ha attualmente in affitto il Castello Pio. «Se nel giugno scorso non ci fosse stata l’attenzione particolare, precisa e puntuale dell’opposizione di centrodestra – afferma l’esponente azzurro – adesso quell’immobile sarebbe stato venduto». Il cosiddetto Castello Pio è una villa liberty della fine del 1800, contornata da un ettaro di parco e la nuda proprietà appartiene alla Provincia di Lecce mentre l’usufrutto spetta all’ultima erede Pio, di 92 anni. Nel giugno scorso la Provincia di Lecce intendeva venderla, tanto vero che l’alienazione fu portata all’ordine del giorno del consiglio provinciale. «Ma già nella commissione competente – spiega Gabellone – avevamo palesato tutte le nostre perplessità. Si trattava di vendere un immobile di grande pregio ad un prezzo irrisorio». Il prezzo base dell’immobile, secondo la Provincia di Lecce, era di 1.100.000 euro, ma veniva ribassato fino a 360.000 tenendo conto che l’immobile (su cui pesa un usufrutto) è vincolato ad usi socio-assistenziali e che il compratore (la San Giovanni srl) ne era già affittuario e vi aveva svolto dei lavori di messa a norma. «Ma il vincolo poteva essere soddisfatto anche da altre società – controbatte Gabellone – e i lavori di ristrutturazione erano stati autorizzati, ma senza alcun onere per la Provincia. Inoltre il prezzo che veniva attribuito all’ettaro di terreno circostante era ridicolo: perché allora non procedere ad un’asta, invece di vendere con quella sospetta rapidità?». La vendita dell’immobile fu in effetti ritirata da Pellegrino nel consiglio provinciale del 10 giugno scorso, dopo le contestazioni dell’opposizione, ma la questione potrebbe tornare all’ordine del giorno di Palazzo dei Celestini. «Noi rimaniamo contrari – conclude Gabellone – e se la maggioranza decidesse comunque la vendita chiederemmo un’asta pubblica. Gli amici della Margherita possono stare tranquilli: continueremo a vigilare»