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Remigio Venuti bis, bilancio ad un anno della sua rielezione
di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 19/06/2005

 

 

Un anno fa Remigio Venuti guadagnò la rielezione a Palazzo dei Domenicani. Un anno dopo Venuti si confessa, difendendo la sua esperienza politica e i suoi uomini, ammettendo qualche errore, bacchettando l’opposizione, con un occhio alle elezioni politiche dell’anno prossimo. Sindaco, a dodici mesi dalla rielezione, quali differenze trova tra il «Venuti uno» e il «Venuti bis»? «Sono molto franco e sincero: noto una differenza sostanziale in positivo nell’amministrazione che migliora il lavoro e mi sgrava da molte fatiche. La presenza del vicesindaco Gabriele Caputo porta con sé un apporto notevole di idee, di dinamismo e di rapporti e ha permesso di sperimentare una forma nuova di bilancio, frutto del confronto con la città». Un apprezzamento che sa di investitura per il futuro? «Su questo spesso si tende ad insinuare, con lo scopo di seminare zizzania. L’apprezzamento è su una delle espressioni più attive e dinamiche dell’amministrazione, tutto il resto è prematuro». Domani la minoranza va in piazza, contestando l’amministrazione. In questo momento di rapporti tesi, qual è il suo giudizio sull’opposizione? «Io sono deluso dall’atteggiamento delle opposizioni, specie da quelle forze partite quasi da una critica da sinistra e poi rivelatesi parte integrante ed organica del centrodestra, nelle comunali ma anche nelle ultime regionali con la candidatura di Francesco Capezza. Mi illudevo che alcune loro critiche fossero fondate, ma è evidente che i motivi erano altri e che c’è un atteggiamento preconcetto nei nostri confronti». Come dire che Remigio Venuti non sbaglia mai? «No, ho detto esattamente il contrario: consapevole del fatto che posso aver fatto degli errori, avevo l’obiettivo di migliorare i metodi, per eliminare le cause del contrasto; invece sto rilevando che nonostante questi sforzi non c’è un atteggiamento di apertura». E con l’altra parte di quella coalizione, ovvero Azione Democratica? «Confermo che il centrosinistra non può permettersi il lusso di non essere unito. Quando una forza che non ha rappresentanza in Consiglio, però, si pone l’obiettivo di accantonare un risultato democraticamente espresso, forse ci vorrebbe maggiore umiltà. Non nego però che su alcune questioni espresse ci sono ragioni su cui stiamo riflettendo». L’Udeur è fuori dalla giunta e il suo capogruppo si è astenuto sul bilancio: c’è un problema di disunione nell’Unione? «È un problema serio e reale. L’Udeur ha proposto esplicitamente la sua espressione elettoralmente più forte, Paolo Zompì, a presidente del consiglio comunale, ruolo che viene svolto con piglio, fermezza, autorità e nel rispetto delle regole. Rivendicando anche un assessore si rischiano squilibri politici, ma se l’Udeur formula una proposta chiara e unitaria io sono interessato a risolvere questo disagio». Sul Piano regolatore non ci sono ancora novità. Come mai? «Questo è il punto oggettivamente più grave su cui la mia esperienza di governo marca un ritardo che mi pesa: il Prg anche oggi conserva intatta la sua validità strategica. Le osservazioni dei cittadini sono la parte più democratica dell’iter, portarle in Consiglio è un dovere morale prima ancora che politico. Su questo, ha ragione Azione Democratica, si sconta anche l’assenza di una cultura urbanistica: è un deficit che va superato gradualmente». Qual è il suo giudizio sull’intervento su piazza Diaz? «Aspetto la chiusura del cantiere per esprimermi, ma va detto che il nostro progetto non era quello di restaurare la piazza, ma di rifare i sottoservizi; vogliamo il risultato migliore possibile e interverremo nei punti in cui la posa in opera non è fatta a regola d’arte. Detto questo bisogna abbandonare un mal vezzo di esagerare con le lagnanze sugli interventi che migliorano la città». L’anno prossimo ci sono le politiche e il suo nome è in ballo, insieme a quello di Lorenzo Ria e Flavio Fasano. È interessato? «Io personalmente no: porre candidature non è il mio stile. Però sono a disposizione, se la coalizione ritiene che il sindaco di Casarano possa essere spendibile. Ria è forse la figura più positiva che il centrosinistra abbia espresso in questi anni. Flavio Fasano ha dimostrato da sindaco e capogruppo alla provincia di avere grandi capacità di rappresentanza: il territorio dispone di una ricchezza di opportunità, mi sembra positivo»