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PAESE DEMOCRATICO?

di Enzo Schiavano, Casarano 01/06/03

Nei giorni scorsi è successo un episodio quasi ignorato da giornali e televisioni e che invece, almeno per me, è di una gravità estrema. Durante la registrazione della trasmissione “Porta a Porta” a cui partecipava il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fuori dagli studi della Rai, in via Teulada (quindi, in luogo pubblico), una ventina di giovani iscritti a “Sinistra Giovanile”, il movimento dei giovani Ds, distribuivano ai cittadini il “Libro bianco del Governo Berlusconi” che consisteva in un opuscolo formato da alcune pagine completamente bianche. Nonostante la manifestazione fosse pacifica e civile, i giovani sono stati avvicinati da alcuni poliziotti e segnalati all’Autorità di Polizia. A quei giovani, in sostanza, è stato precluso il diritto di partecipare in futuro a manifestazioni di ogni genere. Quando ho letto la notizia, mi sono domandato (e rivolgo a chi legge la stessa domanda): ma siamo sicuri che questo paese è democratico? 

 

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Il commento di Luigi Venuti

Chiedilo a D'alema se questo  un paese democratico perchè , penso ricorderai, come agli inizi di questa legislatura il compagno indegnamente nominato, a domanda se ritenesse l'Italia a rischio per la democrazia e se ci si avviasse verso un regime, rispose: "no, non si tratta di questo; il nostro paese penso non corra rischi di tal genere".Ai compagni della Sinistra Giovanile la risposta!.
Il famigerato conflitto d´interessi, l´attacco quotidiano alla magistratura, il bavaglio all´informazione democratica, la concentrazione del potere mediatico nelle mani di una sola persona, la messa in discussione di diritti acquisiti con decenni di lotte da parte del mondo del lavoro, tutto ciò testimonia di un paese in grande sofferenza, che resiste a prescindere dalle opinioni dell´infallibile (D´Alema), che ha il dono di mettere in campo, talvolta, delle buone idee, ma, frequentemente, la colpa di compiere errori politici gravi che portano il suo partito e, purtroppo, lo schieramento di cui fa parte, a fare delle battaglie di retroguardia e di difesa, facendo compiere al dibattito politico un salto all´indietro di anni. Gli anni che viviamo sono segnati da un attacco al sistema democratico senza precedenti nel nostro paese; c´è il tentativo, non tanto nascosto di concretizzare il piano della P2 del venerabile Gelli, c´è in atto il tentativo di sudamericanizzare il nostro paese con la delegittimazione delle istituzioni democratiche e della costituzione nata dalla Resistenza; si frantuma  il confronto democratico, anzi lo si demonizza, si inoculano i virus xenofobi di cui è portatore il gruppo dirigente della Lega, si fa strada la cultura dell´intolleranza nei confronti del diverso, si fa l´apologia del fascismo e di Mussolini da parte addirittura del burattinaio di palazzo Chigi.
Penso che ciò sia sufficiente per una risposta ad una domanda sicuramente retorica.
Piuttosto sarebbe interessante, secondo me, riflettere sulle risposte che i partiti del centrosinistra hanno dato in questi due anni a tali colpi di maglio portati dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene, al sistema democratico; è indubbio che ha prodotto più una frase di Moretti che 100 congressi di Pesaro, un piccolo girotondo che 100
Interviste di D´Alema, un titolo de L´Unità che 100 salotti di Porta A Porta con esponenti dell´Ulivo. Anche questi partiti hanno la responsabilità di aver contribuito nell´ultimo decennio, a mio parere, di restringere gli spazi democratici e a far avanzare un tipo di cultura "decisionista", che ha comportato gravi danni alla società nel suo complesso, perché ha comportato un nuovo e più grave reflusso che ha interessato soprattutto il popolo di sinistra, deluso, mortificato, avvilito, confuso, arrabbiato con una classe politica dirigente che portava l´Italia in guerra in Kossovo ed  eleggeva a Brindisi il sindaco Antonino, ex Forza Italia.

 

Il commento di Francesca Coluccia
Se da un lato possiamo asserire che il nostro è un Paese democratico (art. 1 della Costituz. Italiana) e che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art.21), dall'altro dobbiamo accettare -ahime-  le caratteristiche dello scenario che si è creato con  la globalizzazione. Sarò breve: uno dei  vettori di adeguamento su cui è centrata la globalizzazione è il "POTERE MILITARE", elevato alla massima potenza dalla guerra e  dalla tecnologia, ma che  in fin dei conti entra prepotentemente anche durante le manifestazioni pacifiche dei giovani a quanto pare!
frances16@libero.it


Il commento di Giorgio Greco:
Fino a quando esisteranno i partiti non ci sarà democrazia; il nome stesso di "partito" è riduttivo in quanto tende all'interesse di parte. L'Italia e tutti i Paesi del Mondo hanno bisogno di  Re cristiani (mai dittatori). Caro Enzo la colpa non è di Berlusconi o dei giovani Ds ma è il sistema dei partiti che non va e deve essere mandato a casa. Un Presidente votato dai cittadini con pieni poteri, un uomo capace, lungimirante e ripeto soprattutto cristiano. Certo il popolo deve saper decidere perchè alla fine ognuno ha quello che si merita. Per questo dico che prima di eleggere un Re "buono e bravo", noi stessi dobbiamo essere tali. Dalla coda si riconosce il capo. Un saluto.
greco.giorg@tiscali.it
 

Il commento di Luca Caputo:
Il quesito se viviamo davvero in paese democratico è stimolante. Una recente classifica ci vede al trentesimo posto mondiale come livello totale di partecipazione democratica. Quanto al fatto specifico, cioè i ragazzi "segnalati", è un' abitudine comune delle forze dell'ordine quella di schedare la gente che partecipa alle manifestazioni, acquisendo e mantenendo notizie e informazioni personali; sapete, nel caso poi uno diventi terrorista, hanno già delle prove importanti ;-) Bisognerebbe sentire un poliziotto per sapere che ci fanno con quei dati. In Italia la libertà di manifestare pubblicamente il proprio pensiero (nelle forme previste dalla legge - cioè la previa autorizzazione della Questura-) è garantita dalla Costituzione. La quale però non parla di privacy del cittadino, e questa oggi appare una lacuna piuttosto pesante. In sostanza, se prendere le generalità dei partecipanti a un corteo organizzato (ma agli eversivi veri li prendono, mai, i documenti?) può es
 sere giustificabile dal punto di vista delle indagini antiterrorismo (sapete, oggi in nome della lotta al terrorismo si giustifica un pò tutto), molto dubbio è che, una volta svolti gli accertamenti del caso, le forze dell' ordine POSSANO MANTENERE questi dati anche laddove durante la manifestazioni non si siano registrati fatti criminosi nè si sia provveduto a formulare ipotesi di reato. In una occasione mi trovavo a passare casualmente nei pressi di un corteo a favore del leader curdo Abdullah Ocalan. A un certo punto mi sono accorto che un agente, in borghese, dall' alto di un palazzo in posizione frontale rispetto al corteo, stava filmando un gruppo di manifestanti proprio accanto a me. I quali, accortisi di lui, gli hanno rivolto una "caloroso saluto". La manifestazione si stava svolgendo in maniera assolutamente pacifica. Un aspetto che trovo inquietante è che a fronte di così gravi e numerose infrazioni ai diritti fondamentali della persona l'opinione pubblica non dia
  il risalto adeguato. A questo dò una spiegazione: quella che noi chiamiamo era postindustriale, che dovrebbe portare a quella della globalizzazione economica, sociale, culturale e tecnologica, ha invece fallito il grande salto portandoci in un' epoca che a me sembra piuttosto "neomedievale", in cui la globalizzazione tecnologica e quella culturale si manifestano piuttosto come creazioni pubblicitarie, quella sociale è ben lontana dall' essere realizzata e ristretta semmai a un' elìte, quella economica è un meccanismo perverso che trasforma i cittadini dei paesi "ricchi" in consumatori finali disoccupati e sempre meno acculturati, cioè sempre meno nella disponibilità della materia prima  più preziosa oggi: idee e informazioni. I problemi più importanti sono oggi, per noi, la difesa contro il terrorismo, la lotta alla microcriminalità e alla immigrazione clandestina, la salute pubblica, l' istruzione più o meno libera, la possibilità di scegliere un lavoro adatto alle proprie
  esigenze, la pensione. ESIGENZE FONDAMENTALI, paradossalemente tutt' altro che garantite, apposta per distogliere la nostra attenzione dai grandi temi che infiammano il mondo oggi:  l'inquinamento che pesa come una condanna a morte sul genere umano, le guerre economiche e militari, i colpi di Stato condotti per il controllo delle fonti energetiche,  le decine di conflitti regionali per lo sfruttamento delle materie prime, specie in Africa, le frequenti violazioni dei diritti umani nella gran parte del mondo. "Panem et circenses", questo si dava alla plebe di Roma per tenerla buona; la nostra condizione non mi sembra un granchè diversa..
absoluc@virgilio.it
 

Il commento di Salvatore Cavalera: Sicuramente non è un fatto bello, ma i giovani della sinistra giovanile in genere hanno sempre da dire qualcosa sul fare degli altri, mai niente che esca dalle loro menti per cambiare qualcosa, a mio avviso è inutile manifestare, boigottare , disturbare, come avete potuto constatare le cose si sono comunque fatte e sempre. Vedi G8 che nonostante i danni fatti e anche il morto è scappato, non è servito a niente.
 cavalera.geom@libero.it
 

Il commento di  Mauro Plantera:
Dal mio punto di vista prima di esprimere qualsiasi opinione in merito,sarei lieto conoscere effettivamente lo stato dei fatti accaduti; molte volte bisognerebbe valutare le cose stando all'esterno da qualsiasi corrente politica. Se dovessi buttare un mio pensiero su quello che Enzo Schiavano scrive,vorrei dire che questo genere di atteggiamenti si usano solo nei confronti del governo di destra,e a questo punto dico " ma e' possibile che in tanti anni di governo di sinistra non siano mai accaduti fatti del genere? Sono stati cosi' perfetti? Questi giovani di sinistra,possono non essere pericolosi con queste manifestazioni? ". Non dimentichiamo che dall'altra parte vi sono ragazzi che vedono nel governo di destra la loro identita'. E se dovessero un giorno stancarsi di queste continue punzecchiature? Quindi e' bene che ci sia sempre un controllo da parte delle autorita' competenti,cercando di equilibrare una serie di istinti nascosti. Se vogliamo la democrazia dobbiamo
 volerla fino in fondo e non unilateralmente. Un saluto a Enzo Schiavano.
 mauro@plantera.it
 

 

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