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Il sindaco in campo contro il consigliere del suo stesso partito che aveva attaccato l’assessore al Bilancio della Margherita

Venuti striglia Stanca: «Superficiale»

 

 

di Danilo Lupo

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 10/03/2007

 

«Incredulità e sconcerto per la superficialità e il pressappochismo  alla base delle dichiarazioni  del consigliere  Stanca». Non poteva essere più  sferzante la bacchettata che il  sindaco Ds Remigio Venuti riserva  al presidente  della commissione  bilancio (e compagno  di partito) Salvatore Stanca,  che aveva messo per iscritto le  proprie  critiche al vicesindaco  con delega al bilancio Gabriele  Caputo, della Margherita.  Stanca in una lettera aveva  rifiutato  l’invito di Caputo alle  sessioni per la predisposizione  del bilancio partecipato, definendo  l’invito «inutile  e offensivo  » e chiedendo piuttosto di  predisporre il bilancio coinvolgendo  le forze politiche e comunque  entro  la fine di marzo.  Parole di fuoco che hanno  indotto il primo cittadino a  scrivere una replica altrettanto  infuocata  in tre punti. Il primo  riguarda i tempi. «La gran parte  dei comuni italiani, per le  note situazioni in cui  versano  le finanze locali, è alle prese in  questi giorni con la preparazione  del bilancio di previsione  - scrive  Venuti - tanto che l’Anci  ha deliberato proprio lo scorso  7 marzo di chiedere un’ulteriore proroga per la  presentazione  dei bilanci stessi». Secondo  punto: sul bilancio partecipato  tutta la maggioranza, e non il  solo  Caputo, ha investito politicamente.  «Il Comune di Casarano,  attraverso l’encomia -  bile lavoro di Gabriele  Caputo,  ha attivato un’azione di ascolto  della città, coinvolgendo tutte  le associazioni nello sforzo di  decidere  l’utilizzo delle risorse  attraverso un percorso condiviso  e partecipato». Terzo punto:  la solidarietà tra alleati. «Il  consigliere Stanca, che alterna  fasi di “frizzantismo” politico a  periodi di ferma, non gradisce  questa forma di  coinvolgimento  della città? Non è obbligato a  farlo - la gelida chiosa del sindaco  - Esiste però, per l’elementare regola del vincolo di appartenenza  a una coalizione, il  buon senso di astenersi da dichiarazioni  che, se non adeguatamente  ponderate, rischiano  di essere devastanti».

E Caputo rincara: «Impari ad ascoltare le vere esigenze della città»

«Stanca? Sbaglia a barricarsi dietro il formalismo ». Gabriele Caputo non nasconde la sorpresa per le accuse di Salvatore Stanca, il presidente diessino della commissione bilancio che lo ha bacchettato aspramente, rispedendogli l’invito a presenziare agli incontri con le associazioni per il «bilancio partecipato» e richiamandolo a rispettare i tempi per la presentazione del documento contabile (entro marzo) e a confrontarsi maggiormente con le forze politiche e con la commissione competente. Il tutto con una lettera indirizzata a Caputo e resa pubblica, che il vicesindaco della Margherita ha interpretato come un deliberato attacco a freddo. «Evidentemente il problema era politico e non di rapporti istituzionali: si voleva far scoppiare il caso» commenta Caputo, che però tiene il punto e fa una sola concessione a Stanca. «Effettivamente non riusciamo ancora a rispettare il termine di marzo - ammette - ma soprattutto perchè i dirigenti, che sono meritoriamente impegnati anche in compiti esterni, nei progetti di cui Casarano è capofila, non ci consegnano nei tempi previsti il piano di spesa del loro settore». Detto questo, però, Caputo riafferma la correttezza del suo operato. «In questi anni, con il bilancio partecipato, abbiamo cercato di superare rigidi formalismi, allargando il coinvolgimento sulle scelte alla società civile. Se dovessimo stare alle norme, io avrei un solo obbligo: portare nella commissione la proposta di bilancio che poi approderà in Consiglio. Invece ho invitato il presidente agli incontri con le associazioni per condividere le esigenze e le richieste della città, che poi vanno portate a sintesi dalle forze politiche della maggioranza». E qui parte la stoccata a Stanca. «Lo inviterei a non chiudersi nel formalismo istituzionale, ma ad ascoltare la città - conclude - se poi lui preferisce non farlo, io invece continuerò». 

                                       

 

 

 

 

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