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 10/04/2008

 

EDITORIALE

 

Mangano: se un mafioso diventa eroe

 

di Lirio Abbate

 

I politici parlano tanto e cercano di raccogliere voti anche negli angoli più sporchi della Sicilia. Sono pronti a tutto. A stringere accordi con la mafia, anche se pubblicamente devono scagliarsi contro Cosa nostra o le altre mafie. Insomma, a parole sono tutti bravi. Molti politici, della legalità, dell’etica e della giustizia però non vogliono saperne nulla, perché sono elementi che non portano voti. La mafia, invece, sì.

Quando Silvio Berlusconi è arrivato in Sicilia domenica 6 aprile, qualcuno gli ha suggerito che era opportuno - per una questione mediatica - che dal palco di Palermo e poi da quello di Catania, qualcosa contro la mafia era opportuno che la dicesse. Al cavaliere questa parola “mafia” non va proprio giù e da tempo non riesce a pronunciarla. Forse per questo ha pensato bene di dire che “tutti i voti al PdL saranno utilizzati contro la criminalità organizzata”, che è molto diversa da Cosa nostra. Alcune ore dopo, al termine del pranzo, interpellato dai giornalisti che si chiedevano come mai non avesse pronunciato la parola mafia, il cavaliere ha specificato: “Per quanto riguarda la Sicilia, i voti al Pdl saranno usati contro la mafia; nelle altre regioni contro 'ndrangheta, Camorra e Sacra corona unita. Così mi sembra di essere molto chiaro”. Chiarissimo. Anche per i boss.

In Sicilia si vive di segnali, e le parole vengono pesate. E a Berlusconi in passato qualcuno glielo ha spiegato bene.
La mafia è mafia proprio perché ha contatti con i politici, altrimenti sarebbe solo “criminalità organizzata”. Ma l’uscita pubblica del cavaliere in Sicilia sembra non essere piaciuta a qualche suo amico vicino alle cosche. E così, per equilibrare le cose, Marcello Dell’Utri è corso subito ai ripari, parlando contro i collaboratori di giustizia, ricordando che il fattore della villa di Arcore di Silvio Berlusconi, il boss mafioso Vittorio Mangano, era stato “un eroe”. Il messaggio è lanciato. Si corre ai ripari e forse alla chiamate alle armi. Dell’Utri ancora una volta tende una mano a Cosa nostra. Ma i “picciotti” siciliani sembrano non essere ancora contenti dello sgarbo che è stato loro fatto il 6 aprile e per questo il cavaliere torna a parlare di Mangano, appoggiando ciò che aveva detto il suo consigliere e amico Dell’Utri.

Alla luce di tutto ciò mi chiedo se può mai essere coerente l’atteggiamento di una persona, in questo caso Berlusconi, che prima grida contro le mafie e poi sostiene e difende un capomafia, un sicario delle cosche, un trafficante di droga, un riciclatore. Si può mai sostenere un leader politico che considera eroe un mafioso, un uomo che si è macchiato le mani del sangue innocente di siciliani assassinati perché vittime di guerre fra clan, che propone per i magistrati test per la salute mentale e si scaglia contro i collaboratori di giustizia? Può mai un politico che si circonda di amici vicini a Cosa nostra, alla ‘ndrangheta, alla camorra, avere la fiducia dei cittadini? Possono le mafie, ancora oggi, dopo l’uccisione di magistrati, esponenti politici, sindacalisti, sacerdoti e giornalisti, avere la meglio sulla democrazia e sostituirsi all’insieme dei fini cui tende un governo, un partito?

Intanto il Meridione soffre e si piega alla supremazia delle mafie e dei collusi con essa. Mentre diversi politici continuano a finanziare le organizzazioni criminali con l’acquisto di cocaina per uso personale.

 

Elogio all'omertà

 

di Peter Gomez
Un fatto è certo:  per gli uomini di Cosa Nostra, per i loro amici, per i loro familiari, le dichiarazioni  di Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi su Vittorio Mangano, suonano come un'esplicita richiesta di voto. L'elogio all'eroismo dell'ex capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova, che negli anni '90 decise di non collaborare con la giustizia e di morire rispettando il giuramento criminale pronunciato vent'anni prima, nel sud  vengono interpretate come un elogio all'omertà. A questo punto è quasi inutile chiedersi per chi si schiererà la mafia, o domandarsi quali fossero le reali intenzioni del leader del Popolo della Libertà.

Più interessante è invece discutere delle responsabilità di noi giornalisti. Quanti direttori di telegiornali e di quotidiani nazionali domani nei loro editoriali  ricorderanno a Berlusconi che sulla mafia non si scherza, non si straparla, non si discute? Io credo pochi, forse nessuno.
Il caso Berlusconi-Mangano resterà con tutta probabilità confinato nel folklore elettorale, dimenticando che la questione mafia va affrontata non per moralismo, ma per semplice calcolo economico. La criminalità organizzata (come ha ben compreso Confidustria) ha un costo. Elevatissimo. Buona parte del sottosviluppo delle regioni del mezzogiorno è legata alla presenza delle cosche che drenano fondi pubblici e mettono i bastoni tra le ruote alle imprese. Lo dicono tutte le ricerche e lo racconta l'esperienza di ogni giorno. Forse, prima ancora di ricordare Falcone, Borsellino e le centinaia di persone uccise per mano degli amici di Mangano, sarebbe il caso di riflettere proprio su questo punto: la mafia non conviene.
Ma ovviamente, a quattro giorni da un voto che potrebbe portare per terza volta Berlusconi a Palazzo Chigi, a chi dirige giornali e tv non conviene nemmeno affrontare l'argomento. Così i vari don Abbondio continueranno ad andare per la loro strada, sicuri di restare seduti sulle loro comode poltrone. Intanto in futuro ci saranno altre occasioni per parlare di mafia in convegni, commemorazioni, inchieste. E soprattutto si potrà farlo raccogliendo solo elogi, pacche sulle spalle e complimenti. Si potrà farlo, ma sarà troppo tardi.

Nuovo editto bulgaro di Berlusconi. Questa volta contro Travaglio

 

di Giuseppe Giulietti

 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio e continua a sognare una immensa lista di proscrizione. Nelle ultime ore, nel suo mirino sono finiti il presidente della Repubblica, le autorità di garanzia, i giudici, i cittadini che amano la legalità. Non contento, dopo aver sferrato l'ennesima aggressione vigliacca nei confronti di Enzo Biagi che non può più difendersi ha pensato bene questa mattina, nel corso di una trasmissione a La7, di chiedere la testa anche di Marco Travaglio reo forse, di avere scritto su la verità sul ruolo e la funzione dello stalliere Mangano e sulle sue amicizie pericolose, anzi pericolosissime. Il signore e padrone delle tv non può sopportare che esistano ancora scrittori autori e giornalisti che vogliono fare il loro mestiere e continuare a dare memoria agli italiani di quanto è accaduto. Il capo di imputazione a carico di Travaglio e altri cronisti è proprio rappresentato dal fatto che hanno memoria, che ricordano le vicende del passato". "Grazie a giornalisti come Travaglio, Lirio Abbate, Peter Gomez e altri non è possibile neanche per il signore e padrone delle tv poter raccontare impunemente che Mangano è un gentiluomo e che Borsellino e Falcone erano due delinquenti. Articolo21 non renderà omaggio nè a Mangano, nè a dell'Utri, nè a Previti. Lo renderà invece questa sera ad Enzo Biagi concludendo il proprio viaggio presso l'abitazione delle figlie Bice e Carla e in compagnia di Loris Mazzetti". "Ci auguriamo che quelli ancora incerti alle prossime elezioni prendano sul serio le dicharazioni di Berlusconi e domenica e lunedì vadano a votare per chi vogliono, ma sbarrino la strada a colui che vuole fare dell'Italia un paese rissoso violento e intollerante.

 

 

Trascrizione intervento Berlusconi a Omnibus del 10 apr. 08

 

Polito La seconda domanda mi promette che questa volta non farà licenziare nessun giornalista della Rai che la pensa in maniera sgradevole per lei come avvenne l’altra volta con l’editto bulgaro?

Berlusconi allora l’altra volta io non ho fatto licenziare in vita mia nessuno, e non ho fatto licenziare tanto meno qualcuno in Rai dove io non ho mai messo il naso, ho detto una battuta convinto che fosse una battuta diretta solo…

Piroso  …e qualcun altro ce l’ha messo il naso Presidente.

B. beh, ma contro la mia volontà perche’ io non volevo assolutamente che si arrivasse alla decisione poi e’ stato lo stesso Biagi che ha deciso per una lauta eh… eh… risposta alle sue esigenze di… che… ha preferito di lasciare, ma io ho insistito  fino all’ultimo che Biagi restasse in Rai. Cosa avevo detto; avevo detto che certi giornalisti come Biagi e Santoro avevano fatto un uso criminoso della televisione; continuo a sostenerlo anche adesso, soprattutto violando le regole della comunicazione elettorale, qualche volta…con Santoro basta che la gente guardi ancora oggi quello che combina Santoro e che fa combinare a Travaglio nella sua trasmissione per capire che e’ qualcosa che in una moderna democrazia non si dovrebbe permettere perche che Travaglio possa accusare chiunque di tutto, e di piu’senza avere un contraddittorio…

Polito quindi licenzia Travaglio allora

B. …e’ una cosa che non dovrebbe essere possibile in un servizio pubblico pagato coi soldi di tutti,

Polito …che fa lo licenzia Travaglio?

B.  porto a confronto cio’ che han fatto le reti che io ho fondato e da cui mi sono distaccato quattordici anni fa, non c’e’ nella storia di mediaset una sola, non solo un solo ciclo di trasmissioni alla Santoro, ma una sola trasmissione, uno speciale che sia d’attacco alla sinistra o personaggi di interesse della sinistra.

Piroso pero’ Presidente Tremonti ad Annozero ci è andato tranquillamente ha esposto le sue ragioni cioè…

B. scusi, sia oggettivo  Direttore lei si vergognerebbe  di aver qui una trasmissione come Annozero e non la permetterebbe mai, che poi ogni tanto ci siano degli alibi per cui fanno arrivare Tremonti, e in quella trasmissione lo fanno parlare, questo e’ l’alibi che non contraddice la regola della trasmissione.

Polito ma Presidente, ma la mia domanda e’ proprio questa: la chiudete Annozero?

B. …ma non saro’  io, io non ho mai, nemmeno, nemmeno, non ho mai, con…io sono l’editore piu’ liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana…

Polito …e allora accetti anche Santoro

B. …lo domandi a tutti i direttori e giornalisti di Mediaset e della Mondadori, si ricordi cosa disse Montanelli, da cui qualche volta mi dividevano le idee, io non ho mai fatto un intervento sulla libertà dei singoli giornalisti, non ho mai imposto nulla al contrario di quello che fa la sinistra gravando di telefonate continuative i poveri direttori dei telegiornali e delle trasmissioni della Rai…

Polito vabe’ le telefonate e’ meglio lasciarle stare

B. …domandi, domandi, scusi… ai direttori, io  ho ricevuto una telefonata da Saccà e ne ho approfittato per fare quello che si chiede ad un leader politico di riparare a delle ingiustizie, a delle persone che pur essendo brave si vedevano preferite a chi aveva rapporti di altro tipo con chi decideva in Rai. Quindi quella telefonata che ho ricevuto, l’ho utilizzata per quello, con la mia segretaria che mi mandava le comunicazioni che erano venute da varie fonti, tra l’altro il fratello di una di queste attrici che e’ un nostro consigliere di Rieti e che mi sottoponeva il fatto di una scelta che era stata fatta dal produttore privato e disdetta per una vicinanza amicale da un funzionario della Rai che era, vabe’ mi scusi, io per dire…

Polito vabe’ ma quelle sono raccomandazioni, sono raccomandazioni, succede a tutti.

B. …io non ho paura di ricevere nessuna smentita quando dico che io le telefonate non le faccio, che la sinistra ne fa tre o quattro al giorno allo stesso direttore minacciandoli, minacciandoli di antipatia o di rappresaglie future

Polito chi e’ questo direttore

B. guardi non sto a fare nomi, domandi ai suoi colleghi direttori, non potranno smentirmi…

Polito glielo chiederemo…

B. guardi, io sono da sempre l’editore ed il politico piu’ liberale della storia della Repubblica Italiana. 


 

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