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Ma quante DC ci sono?

La DCA di Rotondi, la DC di Sandri, la DC di Pizza

 

 

Di Francesco De Vita

francescode.vita@libero.it

Casarano, 30/12/2008

 
Dopo la nomina di due diversi Commissari Cittadini per due distinte DC, i comunicati stampa inseriti su TuttoCasarano.it e la nota nell'articolo di Enzo Schiavano http://www.tuttocasarano.it/città2008/dopo_la_d.c..html,  "Non sarà facile per gli elettori distinguere le due forze politiche, anche se la Dc di De Pascalis mantiene il tradizionale simbolo dello scudo crociato"  da una ricerca su internet ho potuto verificare che ci sono ben 3 DC con differenze sia nei simboli che nell'organigramma:
 
1) Esiste la "Democrazia Cristiana per le Autonomie"  con Segretario nazionale: Gianfranco Rotondi
 
 
di cui risulta essere Commissario Cittadino il Sig. Massimo d'Aquino http://www.tuttocasarano.it/politica2008/ritorna_la_d.c..html
 
 
 
2) Esiste la "Democrazia Cristiana" con Segretario nazionale: Angelo Sandri
 
di cui risulta essere Commissario Cittadino il Geom. Luigi De Pascalis http://www.tuttocasarano.it/politica2008/rinasce_la_DC.html
 
 
3) Esiste la "Democrazia Cristiana" con Segretario nazionale: Giuseppe Pizza
 
di cui non risulta nominato alcun Commissario Cittadino ed il cui simbolo, stando alla ricerca e salvo smentite, non ha nulla a che vedere con le due DC.
 
Un caro saluto e Buon Anno a Tutti.

 

 

Ad ulteriore integrazione un articolo su "Repubblica" (aprile 2008) che sintetizza la cronistoria di quanto risulta in controtendenza con quanto predicava il buon DE GASPERI: " Solo se Uniti Saremo Forti!" 

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-16/scudo-crociato-battaglia/scudo-crociato-battaglia.html

Tutto comincia nel 1994 quando Tangentopoli cancella la Dc
Lo scudocrociato va a Buttiglione e il nome popolari a Bianco e Martinazzoli. Ma poi...

Pizza, Sandri, Rotondi, l'Udc
Quante battaglie per quel simbolo

Dall'origine gloriosa con don Luigi e De Gasperi alle faide nei tribunali
Andreotti, Cossiga e Scalfaro ne chiedono la tutela e la consegna all'Istituto Don Sturzo
di CLAUDIA FUSANI

 ROMA - Inevitabile pensare a loro, a don Sturzo e a De Gasperi, a quanto si sentirebbero offesi per il loro simbolo trascinato da un tribunale all'altro e così male utilizzato da risultare quasi "sovversivo". Rinviare le elezioni e bloccare il cammino elettorale per colpa dello scudo rosso-crociato? Ma quando mai... Se ancora avessero voce farebbero quello che infatti hanno fatto tre loro eredi in carne ed ossa come Francesco Cossiga, Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro. La notizia è di pochi giorni fa, i tre senatori a vita, un po' scandalizzati e offesi, hanno chiesto "agli amici leader della diaspora democristiana" di lasciar perdere una volta per tutte questa storia del simbolo. Giù le mani dallo scudo rosso-crociato hanno detto i padri della Dc, e affidiamolo una volta per tutto all'Istituto Don Luigi Sturzo. Consegnarlo alla storia e sottrarlo alle beghe un po'misere che spuntano fuori, puntuali, ad ogni appuntamento elettorale. Una volta Pizza, una volta Rotondi, un'altra volta Sandri, e poi Casini e Buttiglione, a ben vedere i più titolati.

All'origine del rischio rinvio elezioni ci sono questi quattro nomi e altrettanti partiti, ognuno depositario - o almeno così si sente - dell'eredità della vecchia Dc. Il simbolo dello scudo rosso-crociato con la scritta Libertas nasce nel 1942, lo vuole De Gasperi che rielabora quello di Don Sturzo che a sua volta lo aveva "rubato" dal vessillo che era sventolato sul carroccio della storica battaglia di Legnano. Fino agli anni novanta quel simbolo ne vede di tutti i colori, accoglie sotto le ali decine di correnti ma resta lì, solido, un punto fermo che solo l'onda d'urto di Tangentopoli riesce a travolgere.

Tra le macerie della vecchia Democrazia cristiana la faccenda si complica: a chi va il simbolo, a chi il nome popolare, a chi le sedi etc etc? Nel 1995, nella querelle che divide i popolari, il lodo decide che il simbolo va al Cdu del professor Rocco Bottiglione e il nome "popolari" al partito di Gerardo Bianco e Mino Martinazzoli. Fine di un'epoca, ne comincia un'altra tra rimpianti, nostalgie e progetti per il futuro. Troppo facile.

Infatti dalle nebbie del passato spuntano due signori, Giuseppe Pizza e Angelo Sandri. Il primo, 61 anni, calabrese, è stato dal 1969 al 1975 delegato nazionale del Movimento giovanile della diccì. Un tipo vivace, a cui piaceva fare baldoria: "Fece svolgere un congresso provinciale su una Mercedes" ha raccontato Filippo Ceccarelli su Repubblica , un'altra volta "i suoi amici "allagarono il piano di un albergo per festeggiare un'elezione". Troppo per gli standard ufficiali della signora della politica italiana: Amintore Fanfani, all'epoca segretario, non ci vide più e decise di mandare a casa quei giovanotti goliardici. I giovani ribelli avevano "sbarrato" l'ingresso della sede in via Arenula dispiegando a terra le bandiere del partito. Mai, pensarono, il segretario avrebbe avuto il coraggio di passarci sopra con la macchina. Invece lo fece. E il Movimento giovanile fu commissariato.

Nel 1994 Pizza decide però che la Dc non è mai morta, sulle prime segue il segretario storico Flaminio Piccoli e il suo movimento (Rinascita della democrazia cristiana) poi fonda la Democrazia cristiana rivendicando simbolo, scritta Libertas e occupando la sede storica in piazza del Gesù. Nel 1998 le prime apparizioni del partito alle amministrative, Angelo Sandri è il primo segretario nazionale. Peccato che i due, Sandri e Pizza, litigano come pazzi. Il risultato è che nasce l'ennesima Dc che a sua volta rivendica simbolo e scritta. E siamo a tre.

Nel 2005 la lista delle democrazie cristiane si arricchisce di un quarto socio-protagonista: Gianfranco Rotondi, ex Cdu-Udc e dal 2005 Democrazia Cristiana per le autonomie. Un altro scudo crociato come simbolo.

Per arrivare a oggi e mantenere un filo di logica, basti dire che dalla fine degli anni novanta è stato un continuo di cause, ricorsi, battaglie vinte e perse, tutti contro tutti, soprattutto Sandri contro Pizza, lo 0,1% dei voti contro lo 0,2%. Uno solo è considerato il passaggio fondamentale: nel 2006 il Tribunale civile di Roma (la famosa sentenza del giudice Francesco Manzo) decide che il simbolo "spetta inequivocabilmente alla democrazia cristiana" che non è mai morta. Pizza vince tutto. Di più: un altro processo in corso in questi giorni, avviato però da sandri, sta decidendo se considerare nulle le delibere di Martinozzoli con cui il 18 gennaio 1994 fu deciso lo scioglimento della Dc.

Tutto questo pandemonio di lite e rivalse si acuisce, come è logico, ad ogni appuntamento elettorale. Il Viminale a fine marzo si trova qualcosa come 187 simboli in corsa per le elezioni. Tra questi ben quattro scudi crociati. "Il simbolo storico della Democrazia cristiana, quello degasperiano, su fondo bianco, con il bordo superiore dello scudo di forma arcuata e la scritta Libertas è presente alle prossime elezioni" annuncia pomposamente Sandri. Deposito avvenuto col numero 89. Quello di Pizza - nel 2006 con l'Unione ora apparentato al Senato col Pdl dove converge anche lo scudo di Rotondi - porta il numero 45. Ma è "fasullo" attacca Sandri , "un inganno, una mistificazione".

Il Viminale li boccia entrambi, Sandri e Pizza, un destino segnato, il primo perché non è legittimato ad usare il simbolo, il secondo perché crea confusione con l'Udc. I ricorsi in Cassazione, le richieste di sospensiva al Tar e tutto il corollario di iniziative legali di cui i due sono ormai espertissimi resta sullo sfondo della campagna elettorale. Una riga ogni tanto tra le agenzie. Fino alla pronuncia del Consiglio di Stato; alla beffa di Pizza dentro e Sandri fuori foriera di altri guai, ricorsi e falconi di carte; e al rischio rinvio elezioni ipotizzato oggi dal ministro Amato. Hanno ragione i senatori a vita: meglio lasciare in pace lo scudo crociato e consegnarlo ai suoi legittimi e unici proprietari, don Sturzo e De Gasperi.

(2 aprile 2008)

 

 

Mozart Concerto per 2 Pf e orch. K.365 OCO

 

 

 

 

 

               

 
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