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Casarano 24/04/04

 

 

Illustrissimi,

ci permettiamo di scrivere alle SS.VV. per segnalare una situazione che, seppure non vitale per gli istituti da voi diretti, ha un’importanza simbolica di rilievo per la comunità e per i bambini e i ragazzi che sono affidati alla vostra educazione.

Da diverso tempo ormai, dopo che il riordino scolastico ha trasformato le vecchie scuole elementari e medie in istituti comprensivi, le scuole da voi dirette sono contrassegnate da numeri e da strade: come Voi sapete meglio di chi Vi scrive, il Comprensivo 1 è l’istituto di via Ruffano, il Comprensivo 2 è quello di via Messina, il Comprensivo 3 è quello di piazza San Domenico e il Comprensivo 4 è quello di via IV Novembre.

Senza nulla voler togliere al valore dei numeri e della toponomastica è però da rilevare che sarebbe importante approfittare di quest’occasione per intitolare le scuole della città a personaggi del mondo della cultura e della società che hanno speso la propria vita per dare alla nostra terra, il Salento,  un alto contributo in termini di notorietà, di ricerca, di studio e di passione per i temi sociali.

La richiesta che Vi facciamo, in sintesi, sperando di farci interpreti della volontà anche di tanti altri nostri concittadini, grandi e piccoli, è quella di dare un nome e un cognome alle scuole da Voi dirette, per farle uscire dalla grigia impersonalità dei numeri e delle strade, in linea con i tanti progetti e le tante attività che i piani dell’offerta formativa mettono in campo ogni anno per dare spessore, identità e personalità alla scuola.

Per questo ci permettiamo di fare anche un passo avanti e di sottoporre alla Vostra attenzione quattro nomi di personalità note e che hanno sicuramente contribuito, ciascuno nel proprio campo, a far emergere le energie positive della nostra provincia: due sono native del Salento, mentre altri due hanno condotto studi importanti e riconosciuti su di esso.

Confidando nella Vostra attenzione, porgiamo distinti saluti.

 

Il presidente del Forum dei Giovani

Roberta Cioffi

 

Don Tonino Bello: nato ad Alessano (LE) il 18 marzo 1935. Entrato da ragazzo nel Seminario Vescovile di Ugento, ha poi frequentato il Pontificio Seminario Regionale di Molfetta e il Seminario ONARMO di Bologna. E' stato ordinato sacerdote l'8 dicembre 1957 dal Vescovo di Ugento, Mons. Giuseppe Ruotolo. Ha conseguito la Licenza in S.Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano e il Dottorato presso la Pontificia Università Lateranense. Nella sua diocesi d'origine è stato nominato dapprima Vice Rettore e poi Rettore del Seminario Vescovile, Direttore dell'Ufficio Pastorale, Parroco della Parrocchia del S.Cuore di Ugento e infine della parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria di Tricase. Il 10 agosto 1982 Giovanni Paolo II lo ha eletto Vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, e il 30 settembre 1982 Vescovo di Ruvo. Campione del dialogo e costruttore infaticabile di pace, nel 1985 è stato nominato Presidente nazionale di Pax Christi. In tale veste ha girato il mondo, proclamando la Parola di Dio e compiendo gesti di riconciliazione, come l'ingresso in Sarajevo ancora in guerra, dove ha profetizzato la nascita di un'Onu dei popoli capace di affiancare quella degli Stati nel promuovere esiti di pace.

 

Carmelo Bene : nasce a Campi Salentina (Lecce) nel 1937. Compie i primi studi classici presso un collegio di gesuiti. Nel 1957 si iscrive all'Accademia per lasciarla l'anno dopo considerandola inutile. Debutta come attore nel 1959 a Roma come protagonista del "Caligola" di Albert Camus. Successivamente diventa regista di se stesso, inizia a compiere un'opera di manipolazione integrale dei "classici" che chiama "variazioni". Esplode infine il caso Carmelo Bene: Alberto Moravia, Angelo Maria Ripellino, Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini sono solo alcuni degli intellettuali che vengono affascinati da Ben. Comincia poi l'esperienza cinematografica, prima come attore nel film di Pasolini Edipo Re, poi come regista del film Nostra Signora dei Turchi. Il film al Festival di Venezia vince il Premio speciale della giuria. Due altri film sono Capricci (1969) e Don Giovanni (1970). Con Salomè (1972) e Un Amleto in meno (1973) si chiude la sua esperienza cinematografica. Torna al teatro con La cena delle beffe (1974) e con S.A.D.E. (1974) e ancora con Amleto (1975). Molto importante è la sua cosiddetta "svolta concertistica", rappresenta infatti Manfred (1980) un poema sinfonico con musiche di Shumann che raccoglierà successi di pubblico e critica. Nel 1981 dalla Torre degli Asinelli a Bologna recita la Lectura Dantis, poi seguono Pinocchio (1981), Adelchi (1984), Hommelette for Hamlet (1987), Lorenzaccio (1989) e L'Achilleide n. 1 e n. 2 (1989-1990).

 

Maria Corti : Maria Corti è  nata a Milano nel 1915. Dopo le due lauree (la seconda in filosofia), insegnò nelle scuole secondarie di Chiari, poi di Como, poi di Milano; facendo per anni la spola con Pavia, dov'era incaricata all’Università. Entrata nella carriera universitaria, ebbe la cattedra della sua disciplina prima a Lecce, poi a Pavia (dove contribuì a creare la cosiddetta «scuola di Pavia»). Pur operando in condizioni difficili, preparò studi decisivi sulla morfologia e sulla sintassi poetica italiana delle origini (1958) e sui dialetti emiliano, veneto e lombardo antichi. La sua prima raccolta di saggi, Metodi e fantasmi (1969), porta già i segni della nuova critica strutturalistica, che la Corti abbracciò con grande giudizio, e non rinunciando a un gusto saggistico appreso dai critici francesi. Vennero poi i Principî della comunicazione letteraria (1976; volume poi quasi raddoppiato nell'edizione del 1997) e il Viaggio testuale (1978), i volumi Dante a un nuovo crocevia (1981), Percorsi dell'invenzione (1993) e La felicità mentale (1983); Era fondatrice e direttrice o condirettrice di riviste come Strumenti critici e Autografo , e della più militante Alfabeta ; collaborava a la Repubblica . Infine, come naturale, era accademica della Crusca.
La Corti era particolarmente fiera della creazione del Fondo manoscritti di autori moderni e contemporanei presso l’Università di Pavia, in cui trovò un posto d’onore per il poeta magliese Salvatore Toma, autore del “Canzoniere della morte”. Particolarmente importante è il suo romanzo “L’ora di tutti” (1962) ambientato in una Otranto esposta agli attacchi saraceni. Maria Corti è morta a 86 anni il 22 febbraio del  2002.

 

Ernesto De Martino: etnologo e storico (Napoli 1908 - Roma 1965). Di formazione crociana cercò di trasformare storicisticamente l’etnologia eliminando ogni impostazione naturalistica (Naturalismo e storicismo nell'etnologia, 1941). Si interessò della mentalità primitiva e del mondo popolare, con l'analisi del magismo (Mondo magico, 1948) e delle permanenze di antiche culture nel pianto funebre meridionale e nel tarantismo (nella trilogia delle sue opere principali: Morte e pianto rituale nel mondo antico, 1958; Sud e magia, 1959; La terra del rimorso, 1961). Di grandissimo interesse per il Salento “La terra del rimorso”, la prima nel quale viene analizzato antropologicamente il fenomeno del tarantismo da alcuni anni oggetto di una riscoperta culturale.