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AMMINISTRAZIONE COMUNALE: IL "VALORE DONNA" INSUFFICIENTEMENTE rappresentato

 

di Marcella Borgia, Casarano 10/06/05

 

 

IL  REFERENDUM DEL 12 e 13 Giugno ,richiama alla mia memoria il 12 e 13 giugno dell’ anno scorso, quando i cittadini di Casarano furono chiamati alle urne per le elezioni del Sindaco e del Consiglio Comunale.

Sono trascorsi precisamente 12 mesi da quel giorno, ed io mi chiedo: che cosa è cambiato?

Richiamo i punti chiave del programma amministrativo e di governo della città del candidato sindaco Remigio Venuti(a quella data), oggi Sindaco per i prossimi quattro anni:

·        Casarano leader: una strategia di successo per il governo di area vasta

·        Il PIT: il piano di sviluppo economico di un intero territorio.

·        La Città al centro: lo sviluppo dello spazio urbano, infrastrutture, opere pubbliche, mobilità.

·        Le politiche del governo.

·        Cultura e turismo.

·        Casarano Città Sostenibile; Giovani, Agenda 21, Pari Opportunità.

·        Le politiche sociali: Famiglie, Anziani, Sport.

·        Ambiente_Igiene Urbana_Ciclo delle acque-Questione randagismo.

·        Energia.

·        Agricoltura.

·        Commercio e artigianato.

Ho voluto riprendere in maniera sintetica il programma perché ognuno di noi possa liberamente riflettere, avendone la capacità morale e politica, su quanto è stato realizzato in un anno di amministrazione e su quanto è rimasto ( e purtroppo forse rimarrà) solo uno slogan elettorale privo di contenuto costruttivo e non accompagnato da seria volontà politica di attuazione.

Quando parlo di capacità morale, intendo l’imperativo morale,che ha un sua efficacia particolare, all’interno della ragione politica; in modo tale che il politico che segue l’imperativo morale, sia un politico migliore, un politico più efficace, un politico”più politico”, se così si può dire, del politico che segue un semplice principio di utilità, un mero principio di prestazione.

 Non è mio interesse fare una critica su ciò che è stato fatto o non fatto, anche perché nonostante la realtà politica di Casarano sia palese,  diciamo comunque che le convinzioni personali vanno rispettate anche quando negano l’evidenza dei fatti.

Tralasciando la riflessione iniziale, mi soffermo su ciò che in questi giorni mi ha portato a riflettere: una telefonato giunta da Antonella Barlabà, consigliere di maggioranza nei ds, in merito al referendum del 12/13 giugno , al presidente di Azione Democratica.

Con la telefonata si invitava l’associazione ad unirsi per la promozione del prosssimo referendum.

Un gesto encomiabile, e sicuramente apprezzato, di apertura e collaborazione, considerando il precedente atteggiamento di chiusura totale del segretario DS Rocco Morgante in merito all’invito sul dibattito politico realizzato da AD.

La questione di fondo è però un'altra: la distinzione tra “razionalità rispetto al valore” e “razionalità rispetto allo scopo”.

Mi spiego meglio.

Nel primo tipo di razionalità la determinante fondamentale dell’agire consiste nella consapevolezza riconosciuta del valore in sé; nel secondo tipo di razionalità la consapevolezza è nell’agire secondo un calcolo di adeguatezza dei mezzi allo scopo.

Quindi se nel primo caso io riconosco il valore”donna” , come valore fondante di tutte le iniziative che la riguardano,

nel secondo caso non riconosco il valore”donna” come valore in sé, ma come strumento dell’iniziativa politica.

Purtroppo non è una considerazione mia personale che mi fa giungere a tale certezza, ma una presa di coscienza di alcune realtà di fatto che si sono succedute a partire da agosto dello scorso anno e sino ad oggi.

Mi riferisco in particolare alla questione dell’istituzione della commissione cittadina per le pari opportunità, che Azione Democratica ha avanzato come richiesta ufficiale per la prima volta il 25 agosto 2004 ed il cui fine era di affermare quel valore in sé prima di tutto, che noi riconosciamo col sostantivo”donna”.

E pure da quanto risulta dal programma precedentemente sintetizzato, tale valore rientrava tra i punti chiave da realizzare.

Occorre intanto sottolineare,alla luce dei fatti, che culturalmente si è ancora indietro , al di là delle dichiarazioni formali, relativamente a tali tematiche, mentre in realtà locali meno importanti della nostra queste problematiche sono state da tempo affrontate in maniera esemplare.

A Casarano, invece, la maggioranza non ha ritenuto di affrontare in alcun ordine del giorno il problema in maniera veramente seria e costruttiva, anche perché, nell’ambito di questa maggioranza, e mi auguro con l’eccezione di qualcuno, si identifica la commissione pari opportunità come  “una questione femminile” rispondente ad una rivendicazione di femminismo egualitarista, concetto ormai superato.

Si tratta invece di un problema ineludibile e di effettiva democrazia, che interessa la collettività tutta, uomini compresi, da risolvere.

Che senso ha, infatti, promuovere un’ iniziativa, con il solo scopo di un’azione politica guidata, quando non si è voluto riconoscere il valore che la costituisce e la determina?

E ribadisco, con certezza di atti ufficiali, non si è voluto riconoscere

un’ apertura alle donne di Casarano, e questo proprio da parte di una donna che oggi si schiera a favore di una tematica femminile.

E’ giusto riconoscere il movimento per l’emancipazione femminile come una delle manifestazioni più significative della spinta verso la democrazia, grazie al quale la legislazione civile e gli istituti politici hanno superato la diseguaglianza dei diritti tra i due sessi, spesso sostenuta ed aggravata dalla mentalità comune e dal costume.

Personalmente considero una sorta di obbligo morale portare avanti questa battaglia, coinvolgendo le donne di Casarano, alla luce della sostanziale chiusura totale dimostrata rispetto alle proposte di azione democratica sino ad oggi inoltrate al sindaco, per le quali in realtà non è mai pervenuta una risposta, come cortesia e buona educazione richiede, ma soprattutto come lo statuto comunale prevede.

 

 Alle DONNE ribadisco quello che Simone de Beauvoir asseriva nel “secondo Sesso”,testo cardine del della scuola filosofica femminile del ‘900:“DONNE si diventa, non si nasce”

Ma per diventarlo bisogna iniziare a lottare ed a richiedere l’attuazione a livello locale dei nostri diritti, già ampiamente riconosciuti ed attuati a livello nazionale ,regionale e provinciale.