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UN'IDEA DI POLITICA. NON SEMPRE I GIOVANI SONO STRUMENTO DI QUALCUNO

di Marcella Borgia, Casarano 28/08/04

marcellaborgia@yahoo.it

 

Le idee politiche, hanno un loro intrinseco valore, ma appartengono anche ad un ambiente storico e sociale.

La storia non è soltanto un sistema di coordinate spazio-temporali entro cui accertare le idee, ma soprattutto esperienza umana, è una qualificazione della vita, un modo d’essere del pensare e dell’agire che differenzia l’uomo dagli altri animali.

Le idee politiche sono quindi storiche non semplicemente perché situate in un contesto storico, ma perché assumono la storia come dimensione costitutiva del loro essere, presuppongono che ciò che si agita nella storia si agiti anche nella coscienza del soggetto e rappresenti qualcosa di essenziale per il suo destino.

La conoscenza storica deve riportare le idee politiche nei loro spazi originari, ma se si cerca in una dottrina politica solo ciò che più la rende simile ai fatti e ai dati esterni, essa si confonde e si disperde nella massa dei suoi contrari.

Certo le idee nascono dalla realtà e devono tornare alla realtà.

Ma se il pensiero politico rinunciasse a commisurare i fatti con le idee, tale pensiero mancherebbe alle sue fondamentali obbligazioni critiche ed etiche.

Un’idea politica nasce quando un pensatore la estrae dalla indistinzione dei fenomeni e dei comportamenti e le dà un carattere inconfondibile.

E anche quando le idee appartengono alle stesse famiglie culturali( DS)e si riferiscono agli stessi modelli, esse si differenziano tuttavia in relazione alla personalità dei singoli autori che la pensano e le esprimono.

In quanto storiche, le idee hanno un loro tempo interno, diverso dal tempo metrico e spazializzato nel quale esse sono situate,tempo interno che è la loro attitudine a proporsi non solo come consuntivo del passato o come immagine del presente, ma anche come preparazione del futuro.

Quando un’idea è autentica, umanamente pensata e responsabilmente vissuta, essa non appartiene solo ad un repertorio di cose finite, e si presenta anche come un’apertura verso ciò che deve cominciare.

In ogni idea vi è qualcosa che si conclude, ma anche qualcosa che inizia e di cui possiamo sentirci continuatori.

Se ci sono dottrine unilaterali, che si presentano solo come strumenti di intimidazione ideologica, ce ne sono altre che non si chiudono in forme riduttive, che si sentono in uno stato perenne di ricerca e di apprendimento.

Ogni pensiero politico consapevole si forma nella complessa dialettica che sussiste tra le direzioni individualizzanti, impersonali e collettive.

Una dottrina politica si caratterizza quindi per la percezione che essa ha dei problemi dell’individualità, delle sue libertà, dei suoi diritti, dei suoi bisogni, all’interno di una realtà collettiva, in cui vi sia un’unità di orientamento.

Ogni dottrina politica che non si esaurisca nello spirito di dettaglio e aspiri ad essere qualcosa di più del meno che è sempre la realtà dei fatti e anche la realtà delle idee, ha una vocazione all’universalità.

Che è sempre una universalità aperta, critica, problematica e umanistica, sempre disponibile a riconoscere la legittimità e la rilevanza degli apporti di tutte le dottrine impegnata nella dialettica del sapere.

E’ positivo ed educativo che la verità politica non sia recepita passivamente dall’esterno e nasca dall’interno di ogni sensibilità intellettuale e morale, ma è importante che tale verità non sia a formato fisso, non diventi simbolo di tirrannia intellettuale, non abbia ambizioni di esclusivismo, e che ciascuno possa cercarla a suo modo, senza pretendere di essere padrone assoluto.

In questo confronto critico tra le diverse sollecitazioni delle idee politiche può progredire il sapere storico, e diventare più umana e più giusta la vita coesistenziale, fatta da rapporti di interdipendenza.

Luigi Einaudi ha ben colto il senso della democrazia quando l’ha definita "anarchia degli spiriti sotto la sovranità della legge", indicando così la necessità di un laborioso equilibrio tra gli inaggirabili bisogni di spontaneità del singolo e l’ineludibile necessità del legame sociale.

Remo Bodei in "Anarchia degli spiriti e sovranità della legge" afferma : " L’individuo non appartiene alla comunità in cui viene al mondo, bensì la costituisce( con-istituisce) in forza della propria libertà. La produce, la crea. La libertà dell’individuo sovrano viene prima".

Si tratta, appunto, dell’ "individuo dissidente".

E continuando: "…risalendo al significato originario, etimologico, delle parole eleutheria, libertas, Freiheit o fredoom, appare chiaro il loro rapporto con Leute, gente, con lib, che dà anche Liebe, amore, con liberi nel senso di figli nati non in stato di schiavitù, con Freund o friend, amico.

Si vede cioè come l’idea di libertà rimandi alla nozione inaugurale di una crescita collettiva spontanea, caratterizzata dall’assenza di impedimenti.

La comunità appunto dei senza comunità , per usare un’espressione cara a Flores D’Arcais, una comunità di dissidenti.

Una comunità di dissidenti, che sostituisca la connivenza che si è instaurata tra un potere politico e partitico ormai distaccato dai cittadini e un popolo sovrano passivo, conformista, abituato a tollerare le menzogne dei politici in cambio del quieto vivere, dei circenses ammanniti dalla televisione commerciale e dallo sport e dalla graziosa concessione di una licenza per le piccole impunità che i potenti si concedono in grande formato. I media( anche a livello locale) sono attualmente i più efficaci strumenti di dominio, perché riscrivono quotidianamente la realtà, annullano ogni distinzione tra fatti e fantasia, tra cronaca e fiction e agiscono generalmente in sintonia con chi detiene politicamente ed economicamente il potere".

A questo punto mi chiedo: quando i "navigati politici" ci consigliano di non diventare lo strumento di nessuno, e perché non credono nelle nostre capacità? O, perché, " i navigati politici" già strumenti di qualcuno, indirettamente non augurano a noi lo stesso iter politico?


Cara Marcella, la tua affermazione, è l'auspicio con cui tanti giovani si avvicinano alla politica, purtroppo tantissime volte i giovani, ed intendo per giovani tutte quelle persone che vogliono fare qualcosa di bello e sano, pian piano capiscono di essere visti e loro a sentirsi come dei corpi estranei in un organismo (partito politico) che ha usi e costumi arcaici, chiusi, verticisti, che di fatto finiscono con l'allontanarli. Per fortuna questa non sempre è la norma.... ma lo è spesso, sicuramente; comunque ben vengano persone libere, che come te, mi sembra vogliono essere soggetti attivi della vita politica e sociale della propria città.

Eugenio