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 Oggi vi segnaliamo il Blog di Remo Tomasi: http://mentelibera.blogspot.com/  

Amara riflessione

 

 

Di Antonella Barlabà

abarlaba@inwind.it  

Casarano, 12/11/2007

 

Nei giorni scorsi anche la nostra città è stata turbata da un evento estremamente drammatico non solo per il suo epilogo ma, soprattutto, dalla causa che lo ha determinato: la presunta violenza su un bambino perpetrata e avallata da individui alle cui cure era stato affidato.

I fatti, purtroppo, li conosciamo tutti e non è facile esprimere razionalmente la propria opinione senza trascendere nell’odio verso chi di questi fatti è accusato, tuttavia, pur con tutta l’accortezza e la prudenza che la situazione richiede, vorrei  fare una piccola considerazione.

Quando eravamo ragazzine consideravamo fastidiose le più o meno velate ingerenze delle vicine di casa che, soprattutto d’estate, quando si riunivano in strada per chiacchierare e sfuggire all’afa, tenevano d’occhio i nostri movimenti che poi spesso  venivano riferiti alle mamme di ognuna di noi secondo lo stile del “ho visto tua figlia a passeggio con Tizia” oppure “è passata tua figlia in compagnia di Caio ecc.”

A quei tempi in quasi tutte le strade erano presenti questi particolari presidi e più o meno ci si conosceva tutti, per cui non era semplice sfuggire a queste forme indirette di controllo.

Crescendo ho avuto modo di ritenere che quell’attenzione, a volte esagerata, che a noi dava così tanto fastidio in realtà costituiva anche una forma di utile controllo operato, appunto, dalla rete del vicinato che consentiva alle nostre madri di conoscere buona parte dei nostri spostamenti e, soprattutto, delle nostre amicizie.

Ritornando ai tristi fatti di questi giorni, mi chiedo come mai dinanzi ad una situazione di tale gravità - conosciuta o, quantomeno, intuita da molti - questa rete di protezione non abbia funzionato; come mai per tutto questo tempo non si sia messo in moto quel meccanismo mormorato del “pare che”, “si dice” utile probabilmente a spostare l’attenzione sui comportamenti di queste “persone” oltrepassando la facciata di perbenismo di cui spesso si ammantano.

Purtroppo così non è stato.

Quel che rimane è il dispiacere infinito per questa giovane madre e per suo figlio, così come per tutti i bambini del mondo irrimediabilmente indifesi di fronte alla barbarie dell’animo umano agevolata spesso nelle sue malefatte dall’indifferenza (colpevole o no) di ogni comunità.

Mi auguro però che la nostra comunità, oltre a riflettere a fondo, sappia stare vicino, con discrezione, a questa famiglia e sia maggiormente accorta nel cogliere e nell’interpretare i segnali che sempre, in tutti gli ambiti del vivere civile, precedono ogni accadimento buono o cattivo che sia.

 

 

Cara Antonella credo che la causa di tutto quello che è successo dipenda principalmente dalla trasformazione della società avvenuta in questi ultimi trent'anni, in cui sia la scolarizzazione ma soprattutto l’ingresso della donna nel mondo del lavoro abbia modificato quella rete, buona o sbagliata che fosse, soprattutto fra le mamme che si informavano, forse fin troppo, di come i propri figli impiegassero il proprio tempo, delle persone che frequentavano. Oggi che tutti siamo impegnati in 1000 cose, trascuriamo senza accorgercene i nostri figli. Pensiamo che questi ragazzi debbano avere la libertà e la fiducia che molti di noi non hanno avuto, salvo poi accorgersi che gli “avvoltoi” sono ben mascherati e pronti a colpire i più indifesi. Permettimi pure di allargare il discorso della fiducia, che molti nostri giovani adolescenti, usano e abusano, perché hanno la percezione di essere privi di ogni responsabilità e di essere intoccabili, superprotetti da famiglie che in buona fede generalmente danno loro tanta, troppa, libertà e poi rischiano di vedere il proprio figlio su You Tube che prende a calci un compagno di classe più piccolo, o fare del sesso esplicito con una disincantata coetanea sulla cattedra, ripresi con il telefonino. Insomma, oggigiorno tutti dovremmo fermarci un attimo e riflettere sulla qualità della nostra vita in generale.  Il confronto dovrebbe essere aperto a tutti, ragazzi, genitori, istituzioni perché è chiaro che così non si può andare avanti, vedi ad esempio quello che è successo ieri nei vari stadi d’Italia. E aggiungo, che la mancanza di coerenza, del lassismo istituzionale più becero, hanno partorito questa società.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

 

La riflessione di Antonella Barlabà parte da una premessa, secondo me, sbagliata: dà per scontato che la versione della commerciante di Casarano sia vera. E mi meraviglio che da queste basi parta la riflessione di un operatore della Giustizia. Io, prima di dare giudizi definitivi, aspetterei la fine del percorso giudiziario della due vicende parallele (l'omicidio e gli abusi sessuali sui minori). Nei mesi scorsi abbiamo, giustamente, "protetto" da giudizi affrettati e da processi in piazza i fratelli Mita quando sono stati coinvolti nella loro triste vicenda; credo che anche il sig. Compagnone e sua moglie (che nessuno più si ricorda che le è stata tolta la vita!) abbiano il diritto di difendersi e di essere definiti "innocenti" fino a prova contraria.

Enzo Schiavano

enzo.schiavano@alice.it

 

 

 

 

 

Salve a tutti, condivido quello che ha  scritto Antonella Barlabà...e volevo dire anche io la mia opinione riguardo il terribile e drammatico evento successo in questi giorni.
Personalmente sono una ragazza che odia qualsiasi forma di violenza e sono del principio che ogni cosa deve chiarirsi con serenità e con un dialogo civile e moderato ma riflettendo non può sempre essere così...
come può una madre mantenere il sangue freddo e la calma davanti a un uomo che definirlo uomo tale è troppo,che abusa del figlio?!
Perciò quella madre secondo me ha agito molto bene...questo mondo fa davvero schifo, non esiste più nulla di buono, solo squallore e malignità...
La cosa che più mi ha lasciata esterefatta in questo tragico episodio è la moglie di quest' orco...da quanto dicono i fatti sapeva benissimo cosa faceva il marito è ciò è mostruoso...come puoi tu condividere e dare amore a un mostro di quel genere e lasciare che abusi dei piccoli in quel modo...non si sono mai messi entrambi nei panni dei genitori...e se avessero loro un figlio, avrebbero permesso che lo trattassero in quel modo?
L'altra cosa che mi fa "rabbia" è il silenzio davanti questi episodi, tante donne tacciono gli abusi subiti per paura...
doveva per forza uan donna fare quell 'atto disperato quale un omicidio per "smuovere le acque"?
Concludo quindi dicendo che quella madre non merita il carcere e non deve essere giudicata e condannata..quell'uomo invece ha cantato vittoria e fatto le sue sporche cose per una vita
intera e secondo me non è giusto avere clemenza di lui anche se anziano..ma che marcisca gli ultimi anni della sua vita in un carcere e soffra una buona volta come si deve!
Scusate la durezza di queste parole, ma è la pura verità e sono realista fino in fondo!
Spero che la mia opinione venga riportata e saluto tutti vivamente.
Giuseppina De Maria

roccoluigi.demaria@tin.it

 

 

 

 

 

13/11/07 Gentilissimo Signor Schiavano, sono una ragazza di 20 anni e leggendo la sua e-mail ho voluto rispondere subito perchè con condivido una parola di ciò che dice, con tutto il rispetto!
Ma come può dire che la signora Barlabà ha fatto una premessa errata e che si danno su questa
vicenda dei giudizi affrettati?
Ok, bisogna aspettare la fine del processo e dare la possibilità anche a l'orco di Parabita di difendersi..ma che cosa c'è da difendere?
Sono numerose ormai le testimonianze di donne molestate e che hanno subito abusi e ci si chiede ancora o si hanno dubbi sulla versione  della giovane madre? Ma mi scusi la franchezza e la durezza delle mie parole ma ormai io ho già condannato quell' uomo e credo solo alla parola della giovane madre, non occorrono altre prove! 
Comunque tutti sanno che è stata tolta la vita ad una donna,l'anziana  moglie dell'orco  ma a me dispiace sì, la morte è sempre una brutta cosa, ma di fronte questo  dispiacere ho anche della rabbia, perchè quella donna sapeva di cosa era capace quel mostro di suo marito e non ha mosso un dito e ciò è molto vergognoso!
Ciao a tutti

Giuseppina De Maria

roccoluigi.demaria@tin.it

 

 

 

 

 

13/11/07 cari amici, effettivamente riesce decisamente piu´ facile tenere i nervi saldi quando l´ipotesi di reato riguarda questioni contabili che non quando si tratta di faccende legate ad abuso di minori.
Fermo restando che molti di noi hanno fatto il ragionamento:"se la madre ha compiuto un gesto simile aveva probabilmente le sue ragioni", credo che sia da accogliere sotto tutti gli aspetti l´invito di Enzo Schiavano. Attendiamo l´esito dei processi...
Per quanto riguarda la riflessione generale che fa la dr.ssa Barlaba´, non posso che trovarmi d´accordo con lei quando dice che oggi come oggi manca un tessuto di reciproco controllo (che a volte era anche molto fastidioso, come dice lei stessa) e soprattutto di reciproca solidarieta´ tra di noi. Queste cosa appartenevano ad una Casarano che e´ esistita fino a neanche troppi anni fa.
Oggi tutto questo non c´e´ piu´, e i nuovi quartieri residenziali fanno somigliare la nostra "cittadina" nell´architettura come nel cuore sempre di piu´ a un obrobrio come Bari...

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

 

 

14/11/07 Caro Enzo, in realtà la mia riflessione non voleva essere un atto d’accusa nei confronti del Sig. Compagnone e della moglie, né era mia intenzione dare per scontata la loro colpevolezza. Questi, in particolare, sono fatti a cui accostarsi con la massima prudenza ed accortezza e, pertanto, mi scuso con i lettori per aver, mio malgrado, dato questa impressione, pur avendo sempre usato nell’esporre le mie riflessioni espressioni di salvaguardia (per così dire).

Allo stesso tempo, se da un lato non posso non comprendere i sentimenti che hanno determinato Simona nella sua decisione, dall’altro non giustifico né condivido quella scelta: in uno stato di diritto non è consentito farsi giustizia da se.

Tuttavia, di fronte a certe ipotesi di reato come la pedofilia o come la violenza sulle donne – reati purtroppo costantemente in aumento – la percezione e la reazione istintiva non può certo essere uguale a quella che si ha di fronte ad altre situazioni pur altrettanto gravi.

Fatta questa doverosa premessa, preciso – a scanso di equivoci – che l’oggetto della mia riflessione era un altro e cioè il venir meno di quella rete di solidarietà e di attenzione sociale da me ritenuta utile ad evitare o a limitare nella loro portata alcuni accadimenti.

Alla prossima 

Avv. Antonella Barlabà

abarlaba@inwind.it


 

 

 

 

 

 

 

 

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 02/11/07 Halloween: scene di medioevo casaranese. Di Luigi Corvaglia. 4 commenti

 

 

 29/10/07 TuttoCasarano vi segnala il bellissimo articolo "Diversamente abili" pubblicato sul Blog di Marcello Farina 

 

 

  28/10/07 C'è anche  l'opera di un nostro concittadino, l'ingegnere Raffaele Corvaglia, nel "nodo 2" lanciato con lo Shuttle nello spazio

 

 

   27/10/07 Imparare. Di Remo Tomasi

 

 

 

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