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Parola che domina i pensieri
Marisa Portaccio Grimaldi, scrittrice salentina

di Cesare Pettinati, da Euromediterraneo del 15 - 31 luglio 2004

 

 

Oltre la notte (Manni editore) è, dopo Questo Sud ed Esistenze, l’ultima fatica letteraria di Marisa Portaccio Grimaldi, scrittrice salentina, tavianese d’origine. L’abbiamo incontrata nella sua casa di Specchia, di ritorno da Torino dove il suo libro è stato presentato al Lingotto, per farci raccontare il suo cammino, il suo modo di lavorare, di fermare su carta le sue emozioni.

Dove affonda le radici il suo desiderio di comunicare con la parola scritta?

È un’esigenza che mi porto da sempre. Sin da bambina sono stata la scrittrice della famiglia. È sempre stato un mio sogno. Amo anche la pittura, il teatro, passioni che, però, non ho coltivato come la scrittura.

Quali ricordi ha della sua infanzia?

Meravigliosi. Tutto ciò che appartiene al passato si addolcisce con il tempo. Mi è mancato molto il clan, la famiglia patriarcale. La mia era una famiglia numerosa, 5 figli, due tate, due zie e mia madre. La sera, poi, arrivavano i coloni. Come nascono i suoi libri?

L’ispirazione nasce dentro di me ma da stimoli esterni. Prima di scriverle, le storie sono già nella mia mente. Vivo intensamente ogni momento, osservo e appunto delle descrizioni che poi vanno a ricomporsi come in un puzzle.

Cosa la colpisce di una storia che poi decide di raccontare?

Mi colpisce la sofferenza che l’individuo, in quanto tale, deve vivere per sopravvivere. Sofferenza che è condizione di vita, ma non senza speranza.

E “Oltre la notte”?

La morte di un clochard, un professionista arabo. Alcune amiche mi hanno aiutato a ricostruire questa identità, di cui non si sapeva niente.

Qual è il ruolo dello scrittore nella società di oggi? Nel Salento in particolare?

Dipende da quello che si scrive. Io tratto tematiche esistenziali e sociali. Non lo vivo come un ruolo, ma in maniera spontanea.  La mia non è una ricerca scientifica, ma un sentire le emozioni e le esperienze che mi arricchiscono e mi appagano.

Susanna Tamaro, dopo aver riscoperto la fede perduta, fa dire ad un suo personaggio: “L’inferno è attualmente vuoto perché tutti i diavoli, di ogni gerarchia, ormai scorrazzano sulla Terra. …. senza l’amore per Cristo la vita diventa una bolgia infernale». È d’accordo con questa visione? Lei crede in Dio? Che rapporto ha con la fede?

Credo in Dio. Ma anche nella volontà degli uomini. Non considero la vita un inferno, per quanto difficile sia. Ho ricevuto un’educazione e l’ho coltivata. Non sono una praticante ma prego a modo mio. Ho una mia teoria. Se noi crediamo agli Egiziani, alla storia in genere, perché non in Cristo, viste le documentazioni tangibili. Credo nell’umanità e nella divinità del Cristo. L’eticità (non il moralismo) che c’è nella religione cristiana, non lo riscontro in altre religioni”.

La letteratura è minacciata dalla televisione?

Si. Sottrae le persone al piacere della lettura. La mia generazione leggeva molto. I tempi frenetici di oggi non permettono, purtroppo, di dedicare molto tempo.

Quali libri e autori ha amato nella sua vita?

I classici. Verga, Manzoni. Il romanzo popolare che racconta la condizione sociale di un popolo in una certa epoca. Anche Pirandello, Svevo, tutti coloro che hanno toccato tematiche esistenziali.

L’essersi specializzata in psicologia costituisce un aiuto per caratterizzare i suoi personaggi?

Sicuramente. Anche la neuropsichiatria, insieme all’esperienza di vita sociale.

Con che stato d’animo vive la nascita e lo sviluppo di un suo lavoro?

Con una continua tensione. Un’ansia positiva di esprimermi nel migliore dei modi, in maniera fedele ai miei pensieri. Ci vuole molto tempo per giungere al risultato finale.

Che rapporto ha con la tecnologia? Usa il computer per scrivere?

Possiedo due computer, ma non li uso. Preferisco carta e penna. Poi il manoscritto lo detto alla mia segretaria. Sono incuriosita, però, perché ritengo che sia uno strumento indispensabile, non solo per scrivere.

Cosa fa appena ha terminato un libro?

Vivo un momento di liberazione e di speranza che possa essere accettato e condiviso dagli altri.

Progetti in cantiere?

Chi scrive ha sempre dei progetti.  Ho già il mio prossimo lavoro, ma rimane lì. Troppo presto per dirlo.