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Il fenomeno Cina può essere in parte arginato con la produzione di prodotti di qualità.

di Luigi Manta,  19/07/2005

   luigimanta@hotmail.com

 

Mi trovo a Taiwan, per lavoro, e qui il mercato comincia a risentire della  crescente concorrenza della vicina Cina (nonostante Taiwan sia ROC: Repubbl. Popolare Cinese): molti prodotti che prima erano marchiati "Made in Taiwan", oggi circolano con l'etichetta "Made in China". Ciò significa che la produzione di massa sta muovendo il suo baricentro dalle isole: Filippine, Taiwan... al continente asiatico. Il prezzo di realizzo è di un terzo più basso e la qualità pari se non migliore. Ma questo penso sia già risaputo.
Quanto invece non è risaputo, perchè non ha nessun interesse a circolare per i canali ufficiali, è quanto segue.
Parlando del più e del meno, con dei professionisti locali, mi hanno più volte evidenziato il fatto che il "Made in Japan" ha una qualità ben superiore al "Made in China" e per questo, per loro, ne giustifica a pieno il prezzo elevato. Infatti, tecnicamente è vero: i parametri qualitativi in Giappone, sono ben superiori e restrittivi di quelli richiesti in Cina. Ma c'è da dire che anche il mercato giapponese è più ricercato che non quello cinese, dato l'alto tenore di vita e l'elevato livello culturale che negli anni è stato raggiunto.
Lascio a voi le conclusioni e i paragoni, specie con le strategie passate del nostro ramo calzaturiero.
Non ho idea di quanto pessima sia la reale situazione, ma di una cosa sono certo: non c'è tempo da perdere!