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La città sconfitta

(IL DECLINO-I LIMITI DELLA POLITICA-LE CONDIZIONI PER LA RINASCITA)

di Giovanni Coletta, Casarano 25/06/2005

 

 

Sono molteplici i segni che indicano il declino della città. Casarano vive quasi in un agghiacciante torpore , tra i suoi cittadini prevale la rassegnazione, quasi una rinuncia ad esercitare un qualunque ruolo sociale. Si stenta a riconoscere , in questo, la città intraprendente, dinamica, la città del fare, che ha caratterizzato Casarano dalla fine del XIX a buona parte del XX Secolo e che ha dato vita ad uno dei più interessanti fenomeni di localismo economico dell’intera Italia meridionale. 

La città non riesce più neanche ad interrogarsi sulle cause del declino, c’è l’accettazione supina, quasi un sentimento di fatalità, le stesse difficoltà economiche sono affrontate con rassegnazione, si sono perduti migliaia di posti di lavoro quasi in sordina, lo stesso sindacato è stato assente, agendo quasi da liquidatore fallimentare di migliaia di posti di lavoro. La gente cerca soluzioni individuali che di solito sfociano in frustrazione, in quanto, le stesse, sconfinano nel vortice del precariato, del clientelismo, delle promesse mancate. Lo stesso sistema politico è condizionato da questa situazione. Infatti, in mancanza di forti dinamiche sociali e di un sistema economico forte in grado di sviluppare egemonia ma anche contraddizioni, il sistema politico vive e si rigenera quasi per inerzia, riproducendo, quasi automaticamente, una “classe dirigente” inadeguata, non solo di maggioranza, ma anche di opposizione, i cui confini, tra i due schieramenti, in  assenza di una dialettica forte, diventano sempre più labili. E’ evidente poi, che questa classe politica, quasi  immutata da oltre un decennio, è incapace di dare risposte, non solo economiche, ma di fiducia alla città, per dare vita, per agire da propulsore, ad una progettualità ed a  nuovo dinamismo sociale. 

In questa analisi, forse pessimistica, ma  fortemente corrispondente alla realtà e alla condizione di declino della città , emerge la crisi del vecchio blocco sociale e del prevalere, come condizione, dei soggetti deboli. Questi, non vanno individuati solo negli operai ormai espulsi dai processi produttivi,  in cassa integrazione o in mobilità, nei giovani senza lavoro, nei pensionati, negli impiegati con un solo stipendio. Per soggetti deboli  s’intendono anche quella serie di piccoli e medi imprenditori del settore calzaturiero o dell’indotto ormai quasi scomparsi a pari degli operai quali figure sociali, così come in declino è l’imprenditoria edile e dei servizi molto legata alla capacità di spesa e quindi alla domanda che poteva venire da una massa salari di migliaia di persone, che oggi non ci sono più,  quali percettori di reddito o che nei migliori casi vivono una condizione di forte incertezza. Nella condizione di soggetti deboli vanno incluse le categorie del commercio, per le stesse ragioni che indicavamo prima e quindi per la forte contrazione della domanda. Si evidenzia in queste considerazioni, la progressiva scomparsa o indebolimento dei ceti medi che sono stati, nel passato, il vero motore dello sviluppo economico e delle dinamiche politico-sociali a Casarano. Tutto questo è aggravato dal fatto che stentano ad affermarsi nuove figure sociali, legate alle nuove professioni ed ai nuovi settori della produzione, questo anche per il fatto che manca un ambiente esterno favorevole. Per ambiente esterno intendiamo tutti quei fattori, in primo luogo l’urbanistica nel quale costruire la “città dinamica” che veda, ai fini dello sviluppo, l’incontro di diversi elementi: tecnologia, ambiente, recupero funzionale del patrimonio storico architettonico, vivacità culturale, vivibilità attrattiva che significa rendere “conveniente” vivere a Casarano; oltre a questo emerge la mancanza strutturale di reali politiche di sostegno e promozione verso settori ad alta tecnologia , il cui sviluppo, come evidenziavamo prima, spesso è determinato, dalla combinazione di una serie di indicatori, non solo finanziari, e che possono permettere di trattenere le intelligenze che, costituiscono il vero, elemento dinamico dello sviluppo. Oggi  queste intelligenze, in assenza di opportunità, fuggono verso realtà più sviluppate, impoverendo ulteriormente la realtà salentina e meridionale.  

La competizione economica a Casarano, ormai è quasi da ultima spiaggia, ognuno cerca risposte individuali, cercando di intercettare le poche risorse disponibili, questo vale solo per i furbi, il resto si arrangia come può , spesso mettendo in discussione la loro stessa dignità, irretiti da un sistema politico, che  incapace di governare i processi di crisi, attraverso nuove idee ed una nuova spinta propulsiva, solo attraverso le vecchie pratiche clientelari - che a Casarano sono state elevate a sistematico metodo di governo- può ancora esercitare  il controllo sociale, incapaci come sono, di produrre nuove idee, di superare vecchie analisi, sembra quasi che facciano come quel soldato giapponese, che dopo venti anni dalla fine della guerra, continuava a combattere, credendo che la realtà fosse immutata.   Occorre invece mettere in campo, insieme con altri livelli istituzionali, strumenti economici nuovi. Gli esempi  del recente passato sono eloquenti, quando gli strumenti dell’intervento pubblico sono stati utilizzati solo al fine del consenso, senza una reale efficacia e senza reali ricadute sul territorio. Oggi la storia si ripete con altri strumenti dell’intervento Comunitario (Pit 9) con il rischio ormai certo della loro inefficacia a determinare nuove condizioni di sviluppo. Questo anche in ragione del fatto che la “progettualità” e la stessa azione di governo, è stata senza anima, quasi appaltata, spesso, ad improbabili esperti.  Da questo ne deriva anche la scarsa produttività ed efficienza  dell’azione amministrativa nei vari settori d’intervento, anche perché, la pratica di governo è diventata un fatto ermetico, chiusa in ristrette stanze del potere, senza  nessun confronto con la città, gli stessi partiti politici ormai, sono solo scatole vuote, strumenti autoreferenziali, senza reali rapporti con la società , incapaci di sviluppare idee e progettualità ed, attraverso il confronto, un dibattito politico più alto. Lo stesso Consiglio Comunale si limita solo a ratificare le decisioni prese altrove.  

E’ evidente che non vogliamo propinare soluzioni, ne fare analisi compiute, sono solo delle riflessioni, forse anche superficiali, da parte di chi ha ancora passione politica e crede che la politica sia, certamente anche critica, scontro dialettico, ma che politica nella nostra concezione significa  anche pensare in grande, magari poi, per fare piccole cose. Ci piacerebbe, pertanto, che su queste nostre modeste riflessioni, si aprisse un dibattito ad ogni livello della vita sociale e politica della città. Ci rendiamo conto che  la situazione è difficile, sarebbe presuntuoso da parte nostra prescrivere ricette miracolose. Quello che ci preme dire e che occorre uno scatto, un colpo di reni, una nuova spinta positiva, strumenti pubblici realmente efficaci ed istituzioni locali efficienti, non chiuse in se stesse, non dedite solo a pratiche di conservazione del “consenso”, ma aperte al confronto, in grado di stimolare la provata volontà e capacità di intraprendere dei cittadini casaranesi, per fare questo, occorre una nuova classe politica, capace, non di vivere di inerzia, impegnata solo a galleggiare sulla crisi, ma di essere all’altezza delle nuove sfide, aprendosi alla società, mettendo in discussione quegli uomini e quelle pratiche di governo che ormai hanno   fallito, superando i forti limiti e la miopia dell’azione amministrativa, ed insieme a questo, rassegnazione, pochezza culturale e progettuale e, soprattutto,   la condizione psicologica , oltre che strutturale, di città sconfitta.