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"OLTRE IL GIARDINO"

Una narrazione

di Vincenzo Ampolo,  Casarano  18/11/04

v.ampolo@tiscali.it

 

La narrazione di un vissuto trasforma il vissuto stesso, lo trascina oltre il dato e lo dà in pasto all’altro, agli altri, che fino a quel momento erano ignari dell’accaduto.

La narrazione contagia, crea immagini mentali capaci di interagire con l’universo altrui, creando opportunità di evoluzione, di svincolo, di emancipazione e di sviluppo.

Tra passato e futuro si situano i messaggi di Ermes  capaci di creare e ricreare il presente, riaprendo ferite e/o ricucendo fratture.

Se la narrazione definisce la nostra identità, la nostra storia, pure essa e legata alle storie di altre vite, più o meno significative.

 E fu così che Claudio mi raccontò una storia del suo passato, che da quel momento divenne, in modo doloroso, anche la mia storia.

Un gruppo di bambini gioca per strada a ridosso di un grande giardino.

Insieme è facile divertirsi. Basta un niente, qualcosa che rotola e che stimola la fantasia.

“Prendi la palla se ci riesci…” e si rincorrono allegramente strattonandosi la camicia e saltando a piè pari in una pozzanghera piena di fango.

Quei ragazzi sono felici in quel pomeriggio di primavera, si sentono liberi perché nessuno li controlla, sono felici perchè sono insieme e questo li fa sentire forti, invincibili.

Ma un calcio un po’ maldestro , fa saltare la palla oltre il muro di cinta, dentro un giardino sconosciuto

I ragazzi si guardano tra loro, vogliono riavere la loro palla, vogliono continuare a giocare.

Claudio si fa avanti. Salterà il muro di cinta e recupererà la palla.

Gli altri lo guardano con ammirazione mentre lui scala l’alto muro del giardino e poi, con un salto, atterra sull’erba.

 Nel rialzarsi già si guarda intorno per cercare la sua palla, ed a questo punto lo vede.

Un ragazzino poco più grande di lui lo sta guardando, in piedi, da solo, al centro del giardino.

Claudio vorrebbe scappare, è intimorito da quel ragazzo così diverso dai suoi  compagni, vestito come un adulto ricco, con giacca e cravatta.

Un attimo di smarrimento mentre ha già raccolto la palla e si precipita su per il muro di cinta.

Oltre il giardino ci sono i suoi amici, oltre il giardino c’è la sua storia.

Ma anche il ragazzo del giardino ha visto, ha avuto paura, si è vergognato ed è diventato più triste del solito, tanto da voler dimenticare quell’episodio.

Passano gli anni come un battito di ciglia e i due ragazzini sono diventati adulti.

Claudio cerca Vincenzo, ha bisogno di materiali per la sua tesi di Laurea.

Vincenzo cerca tra le sue conoscenze qualcuno che può aiutarlo, lo trova.

 In cambio Claudio gli regala una storia. La loro storia .

Dopo quel racconto Vincenzo ricorda… Si rivede bambino. Il povero bambino ricco, protetto da un muro che lo divide dagli altri bambini, di cui sente le allegre risate, di cui immagina i giochi che a lui sono negati.

Quel racconto che accomuna i due bambini segna il loro futuro.

Claudio col tempo entrerà in politica a rappresentare i suoi compagni di un tempo.

Vincenzo avrà un percorso di vita silenzioso, dove l’ascolto della sofferenza degli altri, del loro malessere, diventerà il suo lavoro e la sua passione più grande.

Poi un giorno, dopo la morte di suo padre, anche il vecchio giardino è destinato a scomparire.

A questo punto e solo a questo punto, Vincenzo accoglie l’invito venuto da lontano ed apre il giardino a poeti, musicisti ed artisti d’ogni genere che creano in quel giardino un memorabile evento.

Vengono raccolte ed archiviate le foglie. Vengono mangiati insieme i frutti, vengono illuminati i percorsi ed il giardino si riempie di parole appese agli alberi, di suoni e di gesti collettivi.

Un giardino che scompare rende più povera la città, ma Vincenzo ora sorride più spesso, passeggiando nello spazio rimasto di quello che era stato  il giardino della sua famiglia, il suo luogo d’incantata reclusione.