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Promesse ambientali

di Marcello Farina, Casarano 16/06/2005

 

 

Cari amici, si parla tanto di lavoro "che non si trova o non si vuole crearlo" io  vi informo che sul controllo ambientale, ci sia materia per il 60% della popolazione ha fronte di gente preparata del 34%, sulla situazione ambientale della Puglia ed in particolare del Salento.

Scrutando internet ho trovato questi dati dell'Apat e le promesse fatte dal nostro Governatore della Regione Puglia.

Riflettiamoci sopra.

I DATI SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

La raccolta differenziata ha raggiunto nel 2001 i 5,1 milioni di tonnellate pari al 17,4% della produzione totale, con una crescita della quota percentuale, rispetto al 2000, del 3%.

In termini assoluti l’incremento, il più elevato dell’intero quinquennio 1997-2001, risulta superiore alle 940.000 tonnellate.

Con due anni di ritardo, pertanto, vengono conseguiti a livello nazionale gli obiettivi fissati dal D.Lgs 22/97 per il 1999.

La situazione appare, tuttavia, decisamente diversificata passando da una macroarea geografica all’altra: infatti, mentre il Nord con un tasso di raccolta differenziata pari al 28,6% raggiunge e supera, nei tempi previsti, l’obiettivo fissato dalla normativa, il Sud, pur raddoppiando nel 2001 i quantitativi raccolti nel precedente anno, si colloca ancora a valori percentuali bassi (4,7%), lontani dai target individuati dal D.Lgs 22/97.

Il Centro, infine, attestandosi al 12,8% fa registrare un ulteriore incremento della raccolta differenziata rispetto al 2000; tuttavia, non raggiunge ancora né gli obiettivi fissati per il 1999 né quelli inerenti il 2001.

Una stima condotta per l’anno 2002 (a partire dai dati definitivi della raccolta differenziata relativi a 93 province, pari al 93,3% della popolazione nazionale) porta a quantificare la raccolta differenziata intorno ai 5,7 milioni di tonnellate che, in termini percentuali, rappresentano il 19,1% della produzione totale di rifiuti urbani. La crescita della quota percentuale, pari a +1,7%, risulterebbe, pertanto, inferiore a quella fatta registrare nel precedente biennio e non consentirebbe ancora di conseguire a livello nazionale gli obiettivi fissati per il 2001. Con riferimento alle singole macroaree, si può rilevare come nel 2002 la raccolta differenziata si attesti al Nord intorno ai 4,2 milioni di tonnellate (pari al 30,6% della produzione totale della macroarea stessa), al Centro superi le 950.000 tonnellate (14,5%) ed al Sud le 575.000 tonnellate (6,0%).

Per quanto riguarda le singole frazioni merceologiche si evidenzia nel 2001 un considerevole incremento, rispetto al 2000, della raccolta differenziata dell’organico (+23,9%), che passa da 1,29 milioni di tonnellate circa a 1,60 milioni di tonnellate, e della carta che attestandosi intorno ad 1,56 milioni di tonnellate fa segnare un incremento di poco inferiore al 20%. Una considerevole crescita percentuale, sebbene decisamente più ridotta in termini assoluti rispetto a quella dell’organico e della carta, si registra per vetro e plastica che, con incrementi pari al 15,1% ed al 31,7,% raggiungono, rispettivamente, le 875.000 tonnellate e le 230.000 tonnellate di raccolta differenziata. Per tutte le altre frazioni si segnala, in generale, un leggero calo della raccolta (compreso tra il 2,9% ed il 5,8%) fatta eccezione per l’alluminio che fa, invece, registrare una riduzione superiore al 40% (in termini assoluti, –7.000 tonnellate) ed il cui andamento appare, comunque, estremamente variabile da un anno all’altro. Tale andamento oscillatorio viene confermato, altresì, dalle stime condotte per l’anno 2002 che sembrerebbero indicare una nuova crescita della raccolta differenziata di tale frazione.

Va rilevato che l’alluminio è quasi sempre oggetto di raccolta multimateriale la cui ripartizione viene condotta utilizzando percentuali medie di composizione comunicate dai diversi Soggetti gestori degli impianti di selezione.

Molto spesso è, inoltre, computato nella frazione metallica.

Complessivamente, nel 2002 si osserva una crescita generalizzata della raccolta differenziata di tutte le tipologie di rifiuto.

In particolare, ancora rilevante appare l’incremento della raccolta della frazione organica (+13,1%), sebbene con un tasso di crescita più ridotto rispetto al 2001.

Una forte crescita percentuale si registra, inoltre, per gli ingombranti a recupero (+68,5%) e per i beni durevoli (+50,5%) mentre più ridotto rispetto a quello del 2001 appare il tasso di crescita della raccolta della carta (+7,3%), che risulta comunque superiore, in termini assoluti, alle 110.000 tonnellate.

Con riferimento all’intero periodo 1997-2002, decisamente rilevante appare la crescita della raccolta differenziata di organico (+1,2 milioni di tonnellate) e carta (+900.000 tonnellate), così come l’incremento fatto registrare, sebbene in termini assoluti più ridotto, dalla raccolta della plastica (+144.500 tonnellate) e dalla raccolta selettiva (+14.000 tonnellate).

Il significativo incremento rilevato per la frazione organica dimostra come il progredire dei sistemi di raccolta sia strettamente legato all’attivazione del circuito relativo a tale frazione.

 

 

1999

2000

2001

2002*

 

(t)

%

(t)

%

(t)

%

(t)

%

Nord

2.969.455

23,1

3.244.390

24,4

3.833.462

28,6

4.165.810

30,6

Centro

547.404

9,0

706.325

11,4

835.084

12,8

953.069

14,5

Sud

190.705

2,0

230.333

2,4

446.250

4,7

575.022

6,0

Italia

3.707.564

13,1

4.181.048

14,4

5.114.795

17,4

5.693.900

19,1

*dati provvisori

 

 

Fonte informativa APAT

 

Le promesse dei nostri politici

LO STATO DELL’AMBIENTE IN PUGLIA

 

ARIA

Mancano gli Inventari regionali e provinciali delle emissioni inquinanti (art. 4 e 5 del DPR 203/88) Mancano i Piani della qualità dell’aria (DPR 203/88)

Mancano i Piani d’azione Ambientale (D. lgs 351/99)

ACQUA

Manca un sistema di controllo delle acque superficiali e sotterranee: la rete di controllo non ha continuità, omogeneità e validazione dei dati, non c’è un controllo sulla qualità dell’acqua (corsi d’acqua e specchi d’acqua) fatta eccezione per i controlli dell’AQP solo sulle acque potabili;

Perdiamo più del 55 % delle acque addotte e distribuite, una delle percentuali più alte d’Italia;

E’ significativo l’inquinamento delle falde sotterranee da nitrati e cloruri e la contaminazione antropica (civile e agricola);

Mancano informazioni sugli scarichi (autorizzati e abusivi) e sul sistema fognario;

Manca il Piano Tutela dell’Acque e Piano d’Ambito dell’ATO Puglia;

Manca il piano di smaltimento delle acque di frantoio oleario;

Mancano impianti di affinamento e riutilizzo delle acque;

Mancano gli adeguamenti degli impianti per contenere odori e impatti ambientali;

AMBIENTE MARINO COSTIERO

Manca una concezione pianificatoria territoriale e una gestione integrata delle zone costiere;

Esistono ampie zone con costa in arretramento di tipo rocciosa (Gargano e basso Salento) e di tipo sabbiosa (litorale barese e arco jonico e salentino) pari a 100 km;

E’ forte la pressione antropica sull’ambiente marino, imputabile a sfruttamento delle risorse idriche, carenza dei depuratori, densità popolazione e presenze turistiche;

Manca il Piano delle coste regionale in base alla L. 979/82 “Disposizioni per la difesa del mare”;

SUOLO

E’ diffusa l’estensione di aree a rischio idrogeologico; 197 siti sono classificati a rischio molto elevato (R4): per frana in aree del Subappennino Dauno e  del Salento, per allagamento ed esondazione, nel Tavoliere, nella penisola salentina e nell’arco jonico tarantino, per subsidenza nel foggiano e sprofondamento nell’area di Castellana e Canosa di Puglia;

566 sono i siti contaminati da aree industriali dimesse, discariche abusive, presenza di amianto e abbandono incontrollato di rifiuti (Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate);

RIFIUTI

Sono del tutto assenti politiche di prevenzione della produzione di rifiuti

La raccolta differenziata è intorno al 7 % e non sono previste politiche di sviluppo delle raccolte domiciliari suggerite dall’UE e dall’APAT

La Puglia ha il più elevato numero di discariche d’Italia ed è centro di smaltimenti ecomafiosi accertati

Manca del tutto l’impiantistica di filiera del compostaggio di qualità

Manca una gestione controllata dei rifiuti speciali, si attua solo lo smaltimento senza attività di riciclaggio e riutilizzo;

Mancano una Borsa rifiuti e sono inadeguati gli accordi con i consorzi obbligatori al livello comunale;

Catasto Regionale dei Rifiuti non è ancora istituito;

 

ECOSISTEMI NATURALI E AREE PROTETTE

La Puglia è regione ad “alto rischio per gli incendi boschivi” ed in particolare il gruppo dei comuni dell’Alta Murgia barese;

Colpevoli sono i ritardi nelle istituzioni delle aree protette sia perché non si considerano le aree protette come una risorsa per lo sviluppo di lungo periodo e sia per un debole coinvolgimento delle amministrazioni e delle popolazioni locali;

 

OBIETTIVI  E AZIONI DI POLITICA AMBIENTALE

Istituire le 23 aree protette della Lr. 19/97 e raggiungere il 15% della superficie regionale protetta entro 2006;

Riformare e potenziare l’ARPA Puglia;

Varare il nuovo piano rifiuti per la raccolta domiciliare e il compostaggio;

Varare la pianificazione sull’inquinamento acustico e da elettrosmog con attenzione primaria alla salute dei cittadini;

Varare il Piano Tutela dell’Acque e il Piano d’Ambito dell’ATO Puglia;

Completare l’istituzione funzionale del Parco dell’Alta Murgia;

Destinare fondi aggiuntivi a quelli dei POR per lo sviluppo dell’occupazione nei settori dell’uso sostenibile delle risorse naturali;

Valorizzare con strumentazioni specifiche la funzione di lame, gravine e tratturi come corridoi ecologici di collegamento tra aree protette e aree urbanizzate;

Completare il monitoraggio e la mappatura del territorio regionale per rischio ambientale, siti contaminati, amianto, aziende insalubri e a rischio e l’attuazione del Sistema Informativo Territoriale della Regione Puglia previsto dalla LR 28/96 (SIT) che sia un riferimento conoscitivo per la definizione e verifica dei Piani;

Varare il piano regionale di smaltimento delle acque di vegetazione di frantoio.

 

  

PER UN NUOVO E MODERNO PIANO DI GESTIONE RIFIUTI IN PUGLIA

La situazione

Nonostante la Puglia sia  in stato di emergenza rifiuti ormai da undici anni, il bilancio dell'attività dei commissari risulta assolutamente fallimentare: la produzione rifiuti è in aumento invece che in calo; la raccolta differenziata resta sotto il 10%, anzi più vicina al 5%, mentre per legge dovrebbe essere almeno al 35% e in  molte altre realtà nazionali supera anche il 50%; le attività di recupero e riciclaggio sono insignificanti; le discariche sono sempre in attività e in numero maggiore che nel resto d’Italia, anzi si autorizzano costantemente nuovi ampliamenti e nuovi siti; gli impianti tecnologici attivi sono pochissimi e non producono materiali di qualità; ovunque si registrano illeciti e discariche abusive.

La Puglia, cioè, è la nuova pattumiera d’Italia, nella quale spariscono anche tonnellate di rifiuti pericolosi per via ecomafiosa.
L'attuale Piano Regionale, licenziato dalla Struttura Commissariale a novembre 2002, e i bandi di gara per la costruzione e gestione di impianti, sono stati ampiamente contestati nel merito e nel metodo, sia dalle amministrazioni locali, all’interno e all’esterno delle Autorità d’Ambito, che da molti soggetti sociali e politici territoriali, scatenando conflitti istituzionali e significative proteste civili in tutta la Regione, e determinando di fatto la completa paralisi anche delle stesse procedure di gara.

Nel metodo, per la forzosa localizzazione di impianti di sicuro impatto ambientale senza la necessaria concertazione con le istituzioni locali e le principali associazioni di cittadini e di settori produttivi, specie nel campo agricolo di qualità, che potrebbero subirne danno.
Nel merito, per l’eccessiva proliferazione prevista di impianti di produzione di CDR, con la conseguente stura all’iniziativa privata per l’insediamento di impianti di termovalorizzazione o incenerimento, del tutto inutili e dannosi.

In tutta la Puglia sono diverse decine le richieste di insediamento di  impianti dichiarati per l’utilizzo energetico di biomasse e CDR, come in nessuna altra area d’Europa.
Infatti, sia dalle stime previsionali dell’Unione Europea, che dalle previsioni dell’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti dell’Agenzia Per La Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici del Ministero Ambiente, la più ottimistica previsione di utilizzazione di CDR in Puglia può interessare un massimo di circa 1000 tonnellate giorno, pienamente utilizzabili considerando le potenzialità già espresse dagli impianti esistenti, in sostituzione dell’uso di combustibili fossili.
Tutto ciò che eccede queste dimensioni ha a che fare con una specifica attività industriale di trattamento rifiuti provenienti da altre regioni o altre nazioni, e non ha alcun nesso di necessità col ciclo dei rifiuti prodotti in Puglia.
Ciò ha generato una elevata  preoccupazione delle popolazioni e degli operatori agricoli e turistici: il possibile fiorire di insediamenti energetici molto al di sopra della capacità portante del territorio e delle reali necessità può, infatti, mettere a rischio la nostra salute, farci perdere attrattiva turistica, ma anche la certificazione di qualità per i preziosi prodotti locali, dall’uva all’olio e al pane.
 Non promette nulla di buono neanche sul piano dei risultati, visto che non è affatto accompagnata da una dichiarazione di inversione di tendenza, come invece richiesto dalle popolazioni e dalle amministrazioni locali.
Come cambieremo
La necessità Pugliese, invece, è quella dell’avvio immediato di una gestione del ciclo integrato dei rifiuti coerente col Decreto Ronchi, l’unica capace di fornire, oltre che notevoli incrementi occupazionali nel settore, anche materie seconde di qualità, pronte per il riutilizzo in circuiti virtuosi di sviluppo di impresa e risparmio economico ed ambientale.
Si tratta, cioè, di mettere finalmente in atto il principio dei “Rifiuti Come Risorsa”: incentivare politiche di riduzione a monte della produzione di rifiuti, quindi una raccolta differenziata domiciliare, facendo sparire gradualmente i cassonetti stradali, tale da ottenere materiali puliti e buoni da riutilizzare:

sostanza organica pulita per l’agricoltura;metalli, vetro, carta e plastica, riutilizzabili subito;

un residuo ridotto al 20% e già stabilizzato, destinabile allo smaltimento o al CDR.

Chiudere correttamente e in maniera moderna il ciclo integrato dei rifiuti, per iniziativa delle comunità locali e non contro di esse, ottenendo anche un vantaggio fiscale per i cittadini con l’applicazione della tariffa in sostituzione della tassa sui rifiuti.
In particolare la raccolta domiciliare di sostanza organica, da sola capace di portare il livello di differenziazione in pochi mesi al 50%, consente di produrre, tramite il compostaggio di qualità, un elemento prezioso per arrestare i processi di desertificazione del nostro territorio: il compost organico.
I restanti materiali, più puliti perché esenti dall’umido, sono più facilmente recuperabili nei circuiti di filiera che creano occupazione e sviluppo delle piccole e medie aziende locali.
Resta così una frazione di solo il 36-40% che necessiterà di impianti di preselezione, ulteriore recupero e biostabilizzazione e produzione di CDR.

Quest’ultimo potrà essere di qualità, proprio perché derivante da una raccolta differenziata spinta alla fonte, quindi offrire un potere calorifico noto e relativamente pulito sul piano ambientale, che gli consentirà di fornire reali recuperi energetici in un circuito commerciale che esclude la necessità di nuovi impianti dedicati.
Gli impianti, invece, utilissimi e da realizzare subito sono quelli di compostaggio, mirati alla produzione di qualità, quelli di ulteriore selezione del secco, per migliorare la separazione dei materiali, quelli di preselezione dell’indifferenziato, dimensionati sulle quote residuali, secondo lo schema di flusso allegato; a questi vanno aggiunti i centri di recupero e smaltimento inerti e una misurata dotazione di smaltimento di speciali dimensionata alle nostre produzioni, e le aree ecologiche, per i grandi conferimenti.
Le discariche classiche, in questa maniera, diventeranno già molto più utilizzabili, per spazio e tipologia di rifiuto, e ulteriori eventuali necessità sarebbero molto meno impattanti sul piano ambientale e socio-economico.
Se si inizia subito, con un nuovo piano regionale rifiuti, in accordo con le Province, nel giro di pochi anni si riuscirà a scongiurare emergenze come quella Campana e a creare lavoro, salute e sviluppo dai rifiuti.

 

NUOVE OPPORTUNITÀ DI IMPRESA E DI LAVORO OFFERTE DALLA NUOVA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI

Informazione ed educazione dei cittadini.

La comunicazione sociale, l'informazione e l'educazione dei cittadini sui loro obblighi, diritti, comportamenti e opportunità connesse alla nuova politica rifiuti, è fondamentale per l' ottenimento dei risultati.

Sono proprio i cittadini a svolgere la prima parte del lavoro e forse la più importante. Devono conoscere come separare in casa i diversi rifiuti, come ridurre la quantità, dove e quando conferire,come ottenere vantaggi tariffari, come informare la pubblica amministrazione delle loro necessità e così via.

Soprattutto devono sapere perché fare lo sforzo di differenziare.

Le autorità di bacino, i consorzi, i comuni, le municipalizzate o i privati gestori del servizio possono avere bisogno di un sostegno in questa operazione e affidarne il compito a imprese che dimostrino di essere pronte a svolgerlo.

Fornitura di servizi di assistenza e intermedi alle imprese.

Le imprese produttrici di rifiuti necessitano delle stesse informazioni dei cittadini; in più hanno spesso necessità di conoscere come ridurre la produzione rifiuti o come riciclare a circuito interno molti materiali.

Potrebbero, quindi, chiedere consulenza e assistenza specifica, se tale servizio fosse disponibile e noto.

Inoltre le imprese, a vario titolo, potrebbero scegliere di affidare fasi intermedie della raccolta e del corretto riutilizzo-smaltimento dei rifiuti a società specifiche, che potrebbero svolgere un servizio di cerniera con i consorzi di filiera, anche in convenzione con le autorità d'ambito o gli enti gestori.

raccolta domiciliare. Anche in assenza di una programmata raccolta domiciliare, molti cittadini trovano comodo stipulare convenzioni con soggetti privati per la sistematica raccolta rifiuti a domicilio e per il loro conferimento a norma.

Ciò comporta, per l'attivatore di tale servizio, la possibilità di ottenere una successiva convenzione di forma istituzionale all'atto dell'attivazione della raccolta domiciliare vera e propria, presentando fra l'alto risultati già ottenuti e esperienza specifica.

Riciclaggio delle frazioni e loro commercializzazione.

In funzione dello sforzo di raccolta e stoccaggio di materie seconde, si possono aprire notevoli opportunità di insediamento sul territorio di imprese per l'utilizzazione di tali materiali. Le autorità competenti possono trovare altamente utile e motivante richieste e impegni di utilizzazione di questi materiali a fini produttivi.

assistenza ai comuni e ai loro consorzi per la pianificazione.

L'elaborazione dei piani di bacino, con i conseguenti obblighi per i singoli comuni, trovano spesso impreparate le amministrazioni, trattandosi di complesse operazione di analisi, valutazione, identificazione di siti e procedure tecniche, considerazioni socio-economico-ambientali e così via. L’offerta qualificata dell'assistenza a vario livello in questa fase può rappresentare una necessità per le autorità competenti, come pure per i privati che partecipano alle gare per l'affidamento dei servizi (ovviamente le due funzioni non possono essere contemporanee).

Assistenza ai cittadini per ottenere il massimo risparmio tariffario.

All'atto dell'applicazione della tariffa è molto difficile che i cittadini possano conoscere in dettaglio come massimizzare il loro risparmio con adeguati comportamenti e azioni.

Un servizio di assistenza e consulenza specifico potrebbe risultare appetibile per i cittadini, come anche risultare necessario per la pubblica amministrazione.

MOBILITÁ SOSTENIBILE

Realizzazione di una rete ciclabile regionale interconnessa con stazioni treno/bus, porti e aeroporti opportunamente dotati di infrastrutturazioni ciclabili, finalizzata sia ai collegamenti tra le città che agli attraversamenti dei centri urbani. Tale rete deve integrarsi con le reti ciclabili provinciali e locali e con i progetti di rete ciclabile nazionale "Bicitalia" ed europea "Eurovelo". In considerazione della vocazione naturale di porta aperta verso i Balcani e i Paesi dell'est, la Puglia potrà assumere un ruolo di "ponte ciclabile" tra Europa e Oriente;

La realizzazione delle "vie verdi", attraverso il recupero e la valorizzazione di sedimi ferroviari dismessi, tratturi, argini, strade di servizio, canale dell'acquedotto, ecc. da riconvertire in percorsi ciclopedonali.

Le vie verdi, separate dal traffico motorizzato, potranno garantire standard di sicurezza stradale e favorire la fruizione da parte di bambini, pedoni, ciclisti, anziani, disabili, jogger, pattinatori, di spazi e territori per finalità ricreative, sportive e culturali.

Allo scopo possono essere utilizzati programmi di finanziamento comunitari;

LA GESTIONE SOSTENIBILE DELL’ACQUA IN PUGLIA

La situazione attuale richiede un insieme di provvedimenti, la cui adozione va inquadrata in una
logica complessiva, non settoriale, in cui gli interessi generali devono prevalere su quelli dei singoli
comparti interessati. In particolare:
• vanno sottoscritti gli accordi di programma con la Campania e il Molise per l'uso condiviso delle risorse idriche già (o solo potenzialmente) disponibili per il territorio pugliese;
•  la indiscutibile priorità a favore del settore potabile deve essere coniugata ad una politica di gestione che eviti gli sprechi e razionalizzi l'uso, contenendo nei limiti fisiologici l’entità delle perdite annuali;
• si deve dare forza agli organismi di funzionamento ordinario della Regione, consentendo che essi svolgano il ruolo definito dalle vigenti disposizioni legislative: si cita, come fatto emblematico, l'Autorità di Bacino che, sinora, in Puglia ha svolto un ruolo assolutamente marginale mentre in realtà territoriali vicine, quali la Basilicata, è il protagonista principale della politica di gestione del bene acqua.

In questo ambito bisognerebbe puntare più a por fine al periodo emergenziale con le conseguenti attività commissariali.
•  Va data una significativa importanza, in questo contesto, al riuso in agricoltura nel territorio pugliese delle acque reflue urbane, opportunamente depurate: esso non solo riduce il deficit del bilancio idrico pugliese, ma rappresenta indirettamente anche un miglioramento delle generali condizioni ambientali della regione, riducendo sia il prelievo della falda carsica sia l’entità dei volumi scaricati a mare.
• Va ridefinito il ruolo dei Consorzi di bonifica: Vanno assegnate ad essi innovative competenze di tipo gestionale contraddistinte da valenze più ampie, quali ad esempio azioni di tutela della falda, di protezione idraulica del territorio.