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Voto e son libero!

(Lettera a tutti coloro che hanno seguito l’invito di Ruini e Ratzinger)

di Davide Barletta, Casarano 16/06/2005

 

 

Un senso di libertà ha travolto la mia essenza di individuo, di cittadino andando a votare per il Referendum; il mio spirito personale, interiore (non quello Santo) è stato appagato dalla sua voglia di esser libero in questo mondo in cui nessuno lo è; un mondo che si dice democratico, ma pieno di quelle convenzioni e restrizioni sociali e leggi che limitano la libertà di ogni uomo.

Mi sono sentito libero perché ho tappato occhi e orecchi davanti a uomini che si credono Dio in terra.

Mi sono sentito libero perché ho pensato con la mia testa, con la mia anima, con la mia realtà di uomo staccato dalla giostra del potere politico ed ecclesiastico.

Ho provato gioia ed angoscia nello stesso istante.

Ho provato gioia perché ho dato sfogo al mio istinto, che è poi quello di tutti; quell’istinto tipico degli animali, l’istinto della libertà e della sopravvivenza o conservazione che dir si voglia.

È bello essere animali per un istante, si prova davvero l’ebbrezza della vera vita, della vita in libertà totale. Una gioia indescrivibile e che si fa presente in me ad ogni croce piazzata su fogli colorati all’interno di una cabina. Sfido chiunque a non provare le stesse sensazioni quando quella croce viene apportata sotto l’influenza di nessuno, ma solo sotto quella del proprio Io.

Oggi mi sento davvero libero, e lo rivendico a tutto il mondo.

È stato bello godere di questa libertà momentanea, ma è durata solo un istante, poi l’angoscia e la tristezza sono venute perché le croci in questo referendum sono state due: quella segnata sulla scheda elettorale e quella di Cristo.

Ho provato angoscia per chi ha ascoltato senza riflettere le parole dei Pastori, facendosi trascinare dalla violenza inferta da questi senza nessun pudore, una violenza inflitta ai danni della Fede dei cristiani, una violenza con l’intento di impaurire i credenti.

Sì, gli uomini dell’alto potere ecclesiastico (Ruini e il Papa addirittura) hanno dimostrato di essere uomini violenti, di non amare la libertà; hanno dimostrato la loro debolezza, le loro paure ed angosce, ma anche il loro potere, la loro poca fede e il loro poco interesse per la gente. Hanno negato agli individui quello che tutti chiamano libero arbitrio; ma che libero arbitrio è quando sono gli altri a decidere per noi utilizzando la violenza psicologica e, in alcuni casi,  profittando dell’ignoranza della gente?

Chi è che può parlare di vita e decidere sulla vita se non chi la vive, la vita? Perché dobbiamo appellarci a qualcuno che non c’è, che non si vede, che questa vita non la vive, non la sente? Siamo noi a vivere attimo per attimo questa esistenza che di certo ha solo il passato e ogni attimo del presente. Oltre la vita la ragione umana non può arrivare anche perché non ci può andare. Come possono i chierici dare delle certezze quando sono loro i primi a non averne?

Hanno martellato la gente dicendo di non andare a votare asserendo che la vita non può essere messa ai voti. Ma, perdio, dicendo di non andare a votare, anche gli ecclesiastici hanno dato un giudizio, un giudizio sul referendum, quindi un giudizio sulla vita, quindi anche loro hanno peccato; questa non è filosofia, ma logica. Anche loro, quindi, hanno fatto cose “odiose a Dio”, come ha detto il Pastore Tedesco, leggendo nel pensiero l’altissimo; ma come fa a sapere il Papa ciò che pensa Dio? Se ha un rapporto privilegiato con l'Onnipotente ce lo faccia sapere, ne saremmo tutti grati.

Hanno sbagliato tutto in questa corsa. E io ne esco sconsolato e offeso.

Sconsolato perché credevo che le teste abitanti il nostro Paese fossero autonome e invece hanno bisogno della baby-sitter che le prenda per neurone.

Offeso perché come cattolico mi sono sentito trattare come un extracomunitario, un infedele, un eretico, un blasfemo, tutti aggettivi che sono estranei alla mia persona e a quella di molti altri cattolici che si sono recati alle urne.

Io, comunque, avrei una proposta da fare al Cardinale Ruini. La sua capacità di agitare le folle e convincerle è tipica dei migliori politici, quindi lo esorterei a scendere nel campo della politica alle prossime elezioni politiche fondando un partito dalla sigla DC, che non vuol dire Democrazia Cristiana, bensì Dittatura Cattolica.

Con questa consultazione elettorale l’Italia non ha perso il Referendum, ma la libertà di pensiero e le colpe non sono solo dei Dittatori Cattolici, ma di tutti coloro che hanno seguito, come un cane il suo padrone, il Pastore Tedesco.