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Peppino Impastato

ovvero “Un martire dei nostri tempi”.

di Pino Montedoro, Casarano 03/05/05

 

 

Esattamente 27 anni fa, nella notte tra il 8 e 9 maggio 1978 veniva assassinato, dilaniato da una bomba,  Giuseppe Impastato detto “Peppino”.

Purtroppo non si  parla mai abbastanza  di Peppino Impastato e i mezzi di informazione hanno decicato sempre pochissimo spazio.

Egli, insieme ad uno sparuto gruppo di amici, ha saputo con coraggio e determinazione,  risvegliare le coscienze di un paese, Cinisi, (per non dire dell’intera Sicilia) stretto nella morsa della legge mafiosa imposta dal boss di cosa nostra  Gaetano “Tano”  Badalamenti, più tardi riconosciuto come mandante dell’assassinio.

Mi sembra doveroso ricordare quello che e’ stato e che cosa ha rappresentato Peppino Impastato soprattutto  per quelli della sua generazione e non solo. Il risveglio delle coscienze, il riscatto della legalita’, il rifiuto e l’odio verso la cultura mafiosa.

La dura lotta  contro la politica locale collusa con la mafia.

Le varie denunce attraverso la famosa trasmissione radiofonica “ONDA PAZZA” , all’epoca la piu’ seguita , dalla quale sbeffeggiava i mafiosi locali e ne metteva a nudo le malefatte.

Paghera’ con la vita questo coraggio e questa voglia incondizionata di  legalita’ e per questo lo considero, a ragione,  un martire dei nostri tempi alla stregua di Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino, Pio La Torre  e tutte le  altre vittime della mafia.

Di Peppino hanno scritto di tutto, soprattutto gli amici e i piu’ stretti conoscenti.  

Gli hanno dedicato molte poesie e frasi d’amore ed amicizia.

Mi ha colpito molto una poesia del professor Pino Manzella che dice:

 

“ Oggi hanno deciso che sei stato ucciso.

Per tre mesi ti hanno trattato da terrorista,

suicida per i piu’ generosi.

Oggi ero quasi allegro,

soddisfazione amara saperti accettato

morto ammazzato “

 

Attraverso questo sito faccio un invito all’attuale aministrazione comunale,  affinche’ molto presto si possa dedicare una strada di Casarano a Peppino Impastato e poiche’ ci lasciamo prendere da facili entusiasmi  quando ciò avviene per un cantante !!!

                                     

BIOGRAFIA:

 

Peppino Impastato era nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa . Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa.
Nel 1965 fonda il giornalino "L'Idea socialista" e aderisce al Psiup. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali; nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.
Il 9 maggio del 1979 il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il Paese. Nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti. Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla “Pizza Connection”. Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti.
Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.