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LA CRISI DEL TAC

di Pino Montedoro, Casarano 29/05/05

 

La crisi che sta attanagliando il settore tessile, abbigliamento, calzaturiero meglio conosciuto come TAC, è ormai irreversibile.

Stiamo assistendo, passivamente, ad una lunga e lenta agonia che porterà, a mio avviso, alla chiusura se non totale ma quasi dell'intero comparto calzaturiero salentino.

A nulla serviranno gli interventi straordinari dello stato, come ad esempio il prolungamento delle CIG e della mobilità.

Questi espedienti non serviranno a farci uscire da questa situazione, ma soltanto a dare la possibilità, come é giusto che sia, a migliaia di famiglie di fare fronte ai costi della vita quotidiana e agli impegni presi prima che scoppiasse e si manifestasse la crisi.

Ad esempio c’è chi ha contratto un mutuo per l'acquisto della casa, chi è ricorso al  prestito personale per l'acquisto dell'autovettura, chi ha acquistato mobili a rate; chi ha iscritto i figli all’università e potremmo andare ancora avanti con gli esempi.

Sono tante le famiglie che si trovano in queste condizioni e che si sono trovate spiazzate da questa situazione diventata ormai insostenibile.

Dopo questi interventi straordinari quale futuro avranno  i nostri lavoratori ?

Il TAC, a mio avviso, non ha più futuro nel Salento, perlomeno la grande produzione.

Vuoi per la qualità a buon mercato della produzione, vuoi per altre congiunture legate alla crisi internazione, sta di fatto che la situazione è nerissima.

Il costo della manodopera, in Italia, non potrà mai competere con quello cinese o con quello vietnamita.

Basti pensare che un operaio vietnamita costa 100 volte meno di uno italiano, vale a dire che  se, in media,  un operaio italiano guadagna 50 euro lorde al giorno, quello vietnamita ne guadagna 50 , ma di centesimi di euro !!!

Rimarrà in piedi solo una produzione di "nicchia"; poche paia e di altissima qualità da poter piazzare sul mercato tra mille difficoltà, poiché i cinesi, tanto per sfatare un luogo comune e in barba a quanto si possa pensare in giro,stanno iniziando a produrre merci di alta qualità manifatturiera.

Non dimentichiamoci che la vera forza, ad esempio, del calzaturiero di qualche tempo fa era proprio la grande produzione di un prodotto qualitativamente medio basso.

Aziende come Filanto ed Adelchi hanno fatto la loro fortuna con questo tipo di prodotto,  sono riuscite ad occupare oltre 5.000 lavoratori contribuendo moltissimo allo sviluppo economico di interi paesi, soprattutto Casarano e Tricase.

Il futuro che ci attende non e' roseo, ma occorre rimboccarsi le maniche e dare vita a nuove iniziative imprenditoriali "serie" che vanno al di là del TAC.

Settori come l'agricoltura e il turismo sono da prendere in seria considerazione, non vedo su quali altri campi potremmo investire.

Sfruttare le nostre risorse naturali mi sembra il minimo che possiamo fare; la nostra terra e' incontaminata, le nostre spiagge tra le più pulite d'Italia, la nostra storia, i nostri monumenti, la nostra cultura sempre più apprezzata dagli stranieri e non solo.

Sarà un compito arduo "diversificare" soprattutto ci vorrà del tempo,  ma è quello che ci attende in futuro e non possiamo sottrarci all'evidenza dei fatti .

Le grandi produzioni del TAC sono finite , morte e sepolte e di questo fatto dobbiamo prenderne atto senza girarci tanto intorno.