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LA "FURBIZIA" DELLA IENA

di Pino Montedoro, Casarano 11/05/05

 

Cara Jena Emilio Hainal,

come al solito non ti sei smentito e hai dato " un calcio alla botte e una al cerchio " oppure , se meglio credi, hai salvato "capra e cavoli" sempre molto attento a non ledere la suscettibilita' altrui e senza inimicarsi nessuno cioè nel modo in cui si e' sempre contraddistinto il tuo stile!

Senza sapere come stanno effettivamente le cose hai creduto opportuno dare diritto di replica alla controparte, ma soprattutto esprime giudizi sulla "bontà" altrui.

Nel caso tu avessi qualche momento libero, ti faro' vedere i documenti attestanti le gravi infrazioni rilevate da un controllo dei funzionari dell'A.S.L. di Lecce, intervenuti appunto per controllare lo stato di abbattimento dei fumi.

Non staro' qui ad elencarti quanto riscontrato ma se vuoi ti faro' vedere tutti gli incartamenti.

Piu' che altro la cosa che mi ha dato  fastidio e' il fatto che hai sottolineato la disponibilita' del titolare dell'azienda e la bonta' di quello che ha affermato.

Come gia' anticipatoti privatamente ti ribadisco che anch'io penso che il signori Nobili siano brave persone.

Ma la pazienza ha un limite ed io di pazienza ne sto' avendo gia' abbastanza, poiche' sono ormai 3 anni che e' stato assegnato il lotto sulla zona industriale ma a quanto sembra voglia di andarsene ce ne' poca.

Oltretutto a queste condizioni chi non se la sarebbe presa comodo ?

Nessuno controlla, tutti chiudono gli occhi e buonanotte suonatori.

Vedi cara Jena, è facile parlare dall'esterno , quando il problema è di altri e non tuo; ti invito a venire a casa mia per farti rendere conto di quello che sono costretto a "vedere" ( oltre che respirare ) ogni qualvolta esco fuori dal balcone.

Se avessi voluto usare la linea dura, di modi ce ne sarebbero stati tanti: oltre che per adire le vie legali, che al momento mi riservo come ultima spiaggia se saro' costretto a servirmene, anche quello di sensibilizzare le associazioni ambientaliste come ITALIA NOSTRA, che con questo tipo di problematiche vanno a "nozze";  fare intervenire Fabio e Mingo di "striscia la notizia"; (ho la possibilita' di farlo !)

Non ho fatto niente di tutto questo in quanto non mi piacciono i riflettori puntati oppure essere al centro dell'attenzione ne tantomeno mettere in cattiva luce la controparte.

Questo comportamento, però,  non deve essere letto come un segno di debolezza e quindi di approfittamento.

Alla fine non vorrei passare da vittima a carnefice capisci ?

Cordiali saluti.

Pino Montedoro


Furbizia? No, correttezza.
Caro Pino, mi permetto di intervenire in questa "querelle" tra te e la nostra Jena per un motivo molto semplice. Fare la Jena non è facile: di storture, problemi, irregolarità ce ne sono a bizzeffe anche in una piccola città come la nostra. Il rischio è sempre lo stesso: applicare al "giornalismo" i difetti della vista. Mi spiego meglio. C'è il rischio strabismo, ovvero di guardare in una sola direzione, magari fustigando la destra e lisciando la sinistra (o viceversa). C'è il rischio presbiopia: le cose vicine vengono viste con nettezza e magari ingigantite e quelle lontane vengono considerate in maniera confusa e distante, per cui il randagio sotto casa (che pure è importante) conta più di un finanziamento regionale/nazionale/comunitario che non arriva e che potrebbe produrre tanti posti di lavoro. Poi c'è il difetto inverso, della miopia, per il quale invece contano solo i massimi sistemi, le architetture politiche o amministrative e non la buca sotto casa che mi ha scassato le sospensioni. E con questi esempi potremmo continuare, solo che farei perdere troppo tempo a te e a chi ci legge. Contro questi difetti giornalistici della vista, comunque, c'è un solo tipo di "occhiali": la correttezza. Non si tratta di furbizia, ma della necessità (dell'obbligo, direi) di dare voce a tutte le parti in causa di una vicenda. Quell'elementare regola di par condicio per cui, ad esempio, in campagna elettorale si cerca l'opinione di destra e quella di sinistra in modo che chiunque a casa propria se ne possa fare una, sia essa la prima, la seconda o una terza che differisce da tutte e due. Non entro nel merito
della questione Nobilac: non conosco la situazione, nè ho guardato negli occhi il titolare. Emilio "La Jena" però l'ha fatto e ha scritto la sua impressione... bada bene, non ha scritto che i fumi non sono nocivi o che i cittadini che abitano vicino all'impresa hanno torto. Ha riportato l'altra campana e ha detto che l'imprenditore ha dei modi educati, il che significa una sola cosa: che ha dei modi educati, non che sia in regola con tutte le prescrizioni di legge. Tu dici: "è facile parlare dall'esterno , quando il problema è di altri e non tuo". E' vero ed è forse il più grande limite del "giornalismo d'inchiesta", a qualunque livello si pratichi. Però è in parte anche una garanzia per chi legge: non essendo coinvolto, la persona che scrive ha l'opportunità di rappresentare tutte le visioni diverse di una stessa vicenda. Può anche dare un giudizio, un "taglio" all'articolo (altrimenti si trasforma in una telescrivente, non in un essere umano), ma a condizione di aver dato la possibilità a tutte le parti in causa di dire la propria. Insomma, si tratta di correttezza, non di furbizia... altrimenti avremmo giornali (e siti) strabici, miopi e presbiti o chissà che altro.
Un saluto
Danilo Lupo

 

Caro Pino, il tuo attacco verbale nei confronti di Emilio (la Iena) mi sembra un tantino eccessivo; sarà pure vero che nella zona in cui abiti esiste un problema, ma perché prendersela con Emilio? Secondo il tuo ragionamento, Emilio avrebbe dovuto schierarsi nel difendere la tua causa non conoscendo fatti, documenti e situazioni; così per partito preso. Sarà che tu di vivere in una certa situazione ti sarai anche stancato, ma non ti sembra di caricare eccessivamente di responsabilità, che non ha, la nostra Iena? Dopotutto lui non lo fa per mestiere, non lo paga nessuno e soprattutto lui non conosce la situazione reale del problema. Avendo pubblicato in questi anni le tue riflessioni, mi sembra che tu possa tranquillamente descrivere la situazione di disagio in cui ti trovi senza delegare a nessun altro questo lavoro, ricordo bene che tu hai già scritto su questo sito la tua disavventura, qualcosa si è mosso ma ancora il problema non si è risolto del tutto. Che cosa ti posso dire che tu già non sappia, o che non hai già fatto? Non lo so, ti dico solo di continuare a chiedere ciò che tu reputi sia giusto avere.

Eugenio Memmi

 

 

Ho letto l’intervento di Pino Montedoro sulla Iena e le repliche di Danilo e Eugenio. Vorrei dire la mia su questo argomento che va al di là della questione “personale” tra Pino e Emilio.

Sono d’accordo, in linea generale, su ciò che dice Danilo in fatto di correttezza nell’azione giornalistica e cioè che bisogna sentire tutte le campane. Ma in un caso del genere – una fabbrica che inequivocabilmente è fuori da ogni norma relativa alla sicurezza ambientale e che inquina l’ambiente circostante – un giornalista o una testata deve prendere una posizione precisa e stare sempre dalla parte dei più deboli, in questo caso dalla parte di chi viene avvelenato (le vernici, secondo uno studio recente, provocano serissimi danni alla salute). E questo può avvenire, secondo me, senza destare scandalo alcuno. Il giornalismo d’inchiesta è soprattutto un giornalismo di denuncia. Va bene sentire tutte le parti in causa, però alla fine, bisogna prendere posizione netta.

Enzo Schiavano

P.S. Con tutto il rispetto per Emilio, ma a me sembra che Danilo l’abbia sparata grossa. Il giornalismo d’inchiesta è una cosa seria ed è molto di più che sentire uno, capitato per caso, alla pompa di benzina!

 

Caro Enzo, sono daccordissimo con te su quello che dici in merito alla "delicata" situazione in cui vive l'amico Pino Montedoro ma devo prendere comunque le difese di Danilo Lupo. E' verissimo che le vernici e i fumi nocivi provocano serissimi danni alla salute però, e tu che sei giornalista di professione dovresti saperlo, per fare il giornalismo d'inchiesta bisogna avere le prove di quello che si scrive altrimenti si rischia di alzare un polverone inutile e magari ci si becca pure una bella denuncia per diffamazione.

Io, nel caso del Sig. Pino Montedoro, non avevo niente di niente nelle mie mani poichè non mi aveva fornito i documenti attestanti l'effettivo inquinamento e non potevo assumermi la responsabilità di scrivere qualcosa che poi si sarebbe potuta ritorcere contro di me. Ecco perché per CORRETTEZZA ho ritenuto opportuno far pubblicare la replica del Sig. Nobili, che venne a trovarmi sul mio posto di lavoro, in quanto credevo che al momento fosse la cosa più giusta. 

Fino ad ora mi sono sempre schierato dalla parte dei più deboli e le inchieste di cui mi sono occupato lo dimostrano. Ho sempre scritto ciò che pensavo senza farmi problemi e assumendomene le responsabilità poiché allegavo, agli articoli stessi, le inequivocabili prove fotografiche. Quindo non vedo perché avrei dovuto farmi problemi nel scrivere qualche riga in favore del Sig. Montedoro qualora io avessi avuto le prove di quanto da lui denunciato.

Caro Enzo Schiavano, visto che tu sei un giornalista di professione (ed anche retribuito mentre io non becco un euro), se ritieni che l'azienda in questione inquini l'ambiente circostante (con le relative prove), perché non prendi carta e penna e lo fai tu un bell'articolo di denuncia in difesa del Sig. Montedoro? Siccome sei dalla parte dei più deboli perché non fai un giro tra i cittadini di Casarano per conoscere quello che pensano riguardo la situazione di degrado sociale, ambientale ed economica della nostra città? Ti sei mai chiesto quale fine abbia fatto uno dei due pezzi di artiglieria posti ai piedi del Monumento ai Caduti? Anche in questo caso dovreste essere proprio voi giornalisti a sollevare questi problemi, in modo da far scomodare dalla propria poltrona coloro che avrebbero il potere e il dovere di fare qualcosa per non far morire questa città, ma chissà perché non lo fate quasi mai. Io, nel mio piccolo, l'ho già fatto alcune volte e per questo ho ricevuto non pochi attestati di stima proprio dalla gente che convive con questi problemi.

Tempo fa, proprio per questo motivo, venne a parlarmi un noto politico che siede tra i banchi della maggioranza di palazzo dei Domenicani il quale mi disse che io avevo regione su tutto quello che scrivevo ma che, purtroppo, non si può risolvere sempre tutto. Mentre pensavo a quello che mi aveva detto mi venne in mente una cosa, che avevo letto su qualche libro, che recitava proprio così: "E' un peccato il non fare niente col pretesto che non possiamo fare tutto!" (L'autore, se non erro, era Winston Churchill).

Saluti a tutti!

Emilio Hajnal   (La Iena)

 

 

Caro Emilio,

scrivo una cosa che ho sempre detto (e chi mi conosce bene lo sa) e che forse ti sorprenderà: io NON SONO UN GIORNALISTA!!! E men che meno UN GIORNALISTA PROFESSIONISTA. Non sono iscritto all’Albo dei giornalisti e nemmeno a quello dei pubblicisti. Faccio questo mestiere, che io considero un passatempo, dal 1992 per pura passione e il giornale per cui scrivo mi passa un compenso mensile in forma di rimborso spese (le telefonate ai cellulari costano!!!) che mi vergogno di rendere noto. Molti mi chiamano “giornalista” per consuetudine o per abitudine. Non devo mica spiegare a tutti che non sono iscritto all’Albo!!!

Io so benissimo il giudizio che hai su di me, lo si comprende dallo stile della tua risposta: “Enzo Schiavano non è un giornalista, è piuttosto un giornalaio e per di più incuppinato con il sindaco e i comunisti che stanno in Comune” o, peggio, “sta al soldo di qualcuno”. Lo pensano in tanti, ma a me…frega fino ad un certo punto (scusate l’espressione). Questo mestiere lo faccio con umiltà e con onestà, informando i lettori di quello che accade. Non faccio commenti sulle notizie, come erroneamente pensano in tanti: descrivo soltanto ciò che accade in questa città con il mio punto di vista, che può essere condiviso o meno, ma purtroppo è quello e non si può cambiare. Tutti abbiamo un personale punto di vista che guarda le cose che accadono intorno.

Visto che leggi i libri, avresti dovuto anche leggere i giornali degli ultimi 12 anni (non solo le pagine sportive) e forse avresti già risposto alle domande che mi fai. Sul degrado sociale, ambientale ed economico della città abbiamo scritto fiumi di parole. Ho un bello archivio a casa, puoi consultarlo quando vuoi. Sul caso “Nobilac” ti devo, purtroppo, deludere: anche su questa vicenda ho scritto in diverse occasioni (gennaio-luglio 2003) e anche grazie a quegli articoli l’impresa è stata costretta a muoversi, pur non ottemperando a tutti gli obblighi di legge. Per conferma chiedi a Pino Monteduro. Sei sicuro che non facciamo scomodare dalla poltrona coloro che avrebbero il potere e il dovere di intervenire? Io dico che ti sbagli.

La sparizione di uno dei due pezzi di artiglieria posti ai piedi del Monumento ai Caduti è una vicenda che, con tutto il rispetto, non mi entusiasma. Te ne sei occupato tu e in modo brillante. Cosa dovremmo fare ancora? Poi, non capisco cosa c’entri il cannone con il degrado sociale ed economico della città. Sinceramente mi sfugge il nesso. Non voglio insegnare il mestiere a nessuno, ma il giornalismo è anche una questione di sensibilità: uno può sentire, per esempio, argomenti ambientali, piuttosto che sportivi o sociali.

Con rinnovata stima

Enzo Schiavano.