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LEDICOLANTEPAZZO PERDE IL PELO

ledicolantepazzo, Casarano 25/04/05

 

Ho riflettuto molto su quello che mi ha scritto Marcello Papaleo trovando, in effetti, motivi di riflessione e autocritica. Dice bene il caro Marcello che sono ormai ossessionato da quella personcina a modo quale è Silvio Bellachioma. II. E' vero, per non diventare: "noioso", "monotono", "scontato", e bene, anche per la mia salute mentale, scrivere d'altro ed evitare di dare risposte "acidognole" ( quello è dovuto, sicuramente, al fatto che mangio molto yogurt ).
E a tal proposito ne approfitto già adesso.
Un industriale milanese molto protetto dalla politica ( e amorevolmente seguito da Cosa Nostra ) falsa i bilanci della sua azienda e nasconde "in nero" un tesoro all'estero con il quale corrompe alcuni giudici che si imbattono nei suoi intrallazzi; quando poi entra in politica usa quei soldi ( quelli in nero ) per favorire la propria vittoria elettorale falsando, quindi, la competizione. Quasi alla fine del suo mandato si presenta a capo di un Paese ormai messo a terra e sfiduciato ( vedi il risultato elettorale delle regionali, provinciali e comunali ) da tutte le sue leggi ad Personam, le sole cose veramente realizzate e non promesse prima, ma con un innegabile certezza: lui è diventato molto, molto più ricco di quanto era prima mentre gli Italiani poveri, molto più poveri.
Due magistrati della procura di Milano ( e qua ci vuole : " COMUNISTI " ) per ben cinque anni hanno indagato su altre sue malefatte, documentandole su mezzo milione di pagine ( formato A4 ), ricostruendo un modo di agire della sua azienda che la colloca nei primi posti a livello mondiale nell'innovazione della truffa. Sono soddisfazioni. Per limitarci ai cinque anni presi in esame ( 1990-1995 ) risulta che la suddetta azienda ha imboscato 280 milioni di euro, sovrafatturando il prezzo dei suoi acquisti . Il metodo era semplice ma ben congegnato: società americane vendevano a società che stavano nei paradisi fiscali diritti cinematografici ad un prezzo congruo, il nostro imprenditore comprava da queste ultime ad un prezzo notevolmente maggiorato. Ma qua stava l'inghippo, le società residenti nei paradisi fiscali erano intestate ai figli, del nostro genio della truffa, all'epoca ancora ventenni. Il meccanismo produceva effetti virtuosi perchè l'azienda, ritenuta all'epoca " un bene della nazione" da un noto politico dell'opposizione tale Massimo D'Alema ( si è risvegliato dal coma in questi giorni, in quanto finalmente ha detto una cosa di sinistra: " la frustata di Nanni Moretti in piazza Navona è stata positiva" ), risultava gravata da grandi spese e quindi produceva poco o nullo profitto, per qui pagava poche o nulle tasse e quindi gli rimaneva pulita pulita la parte in nero. C'è solo da augurarsi, da parte mia non c'è nessuna speranza, che il "metodo" non abbia avuto troppi seguaci e che la su citata persona non sia stata presa a modello di successo. In Italia siamo abituati agli scandali finanziari ma nessuno aveva indossato la casacca di industriale divenuto politico e indagato per : appropriazione indebita aggravata, frode fiscale e falso in bilancio.
HASTA LA rogatoria SIEMPRE, Cirami O MUERTE !
PS. Chi indovinerà il nome dell'imprenditore-politico su descritto vincerà un DVD a mia scelta da ritirare personalmente nelledicolapazza!!!