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LIBERI E CONSAPEVOLI DELLE NOSTRE SCELTE

di Giuseppe Farina, Casarano 01/06/05

 

 

In momenti di alta democrazia in cui i cittadini vengono chiamati ad esprimere un giudizio

personale su tematiche specifiche , credo che sia doveroso da parte di tutti (partiti politici, associazioni , promotori dei referendum , mezzi di comunicazione , ecc..) “informare e documentare” gli elettori , a prescindere dalla scelta che poi ognuno di loro andrà a fare.

Se qualcuno poi decide che dobbiamo rimanere ignoranti , relativamente a determinati argomenti , credo che faccia un errore .

L’ignoranza può far comodo a chi crede (e magari ci riesce) di usare la religione per poter influenzare le libere scelte di liberi cittadini , di un altro Stato soprattutto .

Possono esserci persone che si disinteressano , è normale , ma non devono nascondersi o usare una religione per giustificare ( e magari accattivarsi le simpatie dei prelati ) il loro disinteresse sbandierando l’incoscienza degli elettori . Non votare è anch’essa una scelta ben precisa : si contribuisce al non raggiungimento del quorum referendario invalidando tale consultazione , lasciando invariata la legge 40 . Non credo che gli italiani siano proprio un popolo di imbecilli , come qualcuno vuol far credere : siamo tutti intelligenti sappiamo valutare , se informati siamo in grado di fare una scelta ,qualsiasi essa sia , anche quella di non andare a votare , consapevolmente però

Questo referendum non ci pone un quesito sulla  comunità cattolico cristiana  , non ci pone quesiti sulla libertà di affermare di essere cattolici  o no , ci chiede  semplicemente di esprimere un parere su 4 articoli di una legge , la legge 40 che regola la procreazione assistita (argomento assai complesso) ; quindi informiamo , documentiamo e lasciamo valutare: questa è alta democrazia , non “il non aver paura di affermare di essere cattolici” .

In una società moderna e democratica in cui sapere e conoscere  deve essere un diritto per tutti , ci sono ancora persone che preferiscono l’ignoranza ritenendola socialmente utile .

 

 

3Parla il giurista cattolico Alpa: «Voto sì contro una brutta legge»

Lucia Pozzi
28.05.2005

 

Alpa: «la Chiesa? Spero che gli elettori si affidino alla propria ragione»

 

 

ROMA - «Quattro sì, ecco quel che farò. Perchè è una legge inaccettabile. Qualunque sarà il risultato delle urne, comunque, andrà riscritta».

Se vinceranno i "no" o non si raggiungerà il quorum, però, sarà difficile che il parlamento rimetta mano alla legge.
«Inannzitutto è sperabile che la gente vada a mettere la propria croce sul "no" piuttosto che astenersi dal partecipare a una consultazione popolare che tocca un tema così importante e delicato: é una scelta, quella sulle regole della fecondazione assistita, che sarebbe bene, oltre che giusto, che fosse partecipata dal maggior numero possibile di cittadini. In ogni caso, la n. 40/2004 è una legge discutibile, sia giuridicamente che dal punto di vista della morale. E come se non bastasse, è scritta in modo inappropriato».

Guido Alpa, illustre civilista, professore alla Sapienza, è uno degli autori del libro "La fecondazione assistita, riflessioni di otto grandi giuristi", voluto dalla Fondazione Veronesi per fare chiarezza sul tema in vista del referendum del 12-13 giugno.

E’ cattolico, professore?
«Mi definirei un ansioso della ricerca».

Crede che la Chiesa sia troppo ingerente in questo dibattito?
«Mi appassiona il discorso teologico. E, si sa, la religione cattolica fa intimamente parte della cultura e della storia del nostro Paese. Ma quando dovremo esprimere individualmente la nostra preferenza su questa brutta legge che il parlamento è stato in grado di concepire, spero che gli italiani si affidino alla propria coscienza e alla ragione e facciano capire al legislatore, optando per il "sì", che di norme così l'Italia non ha davvero bisogno».

Che cosa non funziona, in particolare?
«Tutto l'impianto della legge fa acqua. Anche dal punto di vista terminologico è contraddittoria, forse perchè è stata scritta in modo affrettato. Ma è possibile che il Capo III sia dedicato alla "tutela del nascituro" e la sua prima disposizione riguardi lo "stato giuridico del nato"? E' solo un esempio, naturalmente, ma indicativo del livello, non crede?».

D'accordo, ma non è certo un caso isolato in una produzione normativa vasta e spesso ridondante come quella italiana.
«E' vero, ma qui i problemi vanno ben oltre. Non si dà una definizione di embrione, così bisogna riferirsi alla scienza e si lascia l'interprete della legge nell'incertezza. Poi si anticipano i diritti delle persone nate al momento del concepimento, con uno stravolgimento ingiustificato e inaccettabile della nostra tradizione giuridica. Né si tutela a sufficienza la donna, come se l'embrione potesse vivere di vita propria: non è ammissibile il divieto di revocare il consenso. E ancora, si apre la porta solo alla fecondazione omologa, così che le coppie sterili non potranno beneficiare della legge. E prevedendo la produzione di non più di tre embrioni per volta senza la possibilità di una selezione in caso di malattia, per esempio, si condanna la donna, o meglio la coppia, a una scelta drammatica tra l'aborto e la nascita di un feto con gravi scompensi fisici. E’ una legge retrograda e inadeguata».

A quale modello si ispirebbe?
«A quello inglese, che consente l'uso delle staminali a scopo di ricerca oltre che per la procreazione e fino al dodicesimo giorno lascia libero campo a interventi sulle cellule senza che si pregiudichino diritti. Così, in caso di malattia, si può evitare il dramma di un figlio malformato anzichè scaricarlo sulle spalle delle famiglie».