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Il 14 agosto del 1943 un aereo alleato, forse per errore, sganciò una bomba sulla città uccidendo sei giovani innocenti
Sessant'anni fa la strage nei giardini di piazza Umberto I
La vittima più giovane aveva solo tredici anni, altre ventisette persone rimasero ferite e riuscirono a salvarsi.

di Antonio De Matteis, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 14/08/03

 

 Ricorre oggi il sessantesimo anniversario della strage che a fine guerra si compì in città nei giardini di piazza Umberto I, oggi ribattezzati «Giardini William». In quella lontana vigilia di ferragosto si consumò anche nel tranquillo Salento un pezzo della tragica guerra mondiale: sei giovani vite civili vennero stroncate da una bomba lanciata da un aereo.
Rimasero esanimi sulla polvere dei giardini pubblici: Antonio Di Bari di 18 anni, Cosimo Bellisario di 17 ed Antonio Muscella di 16. Per altri tre: Salvatore Ventura, il più giovane di tutti, aveva solo 13 anni, Salvatore Fattizzo di 24 anni, e Salvatore Giannelli di 18, fu vana la corsa all'ospedale di Gallipoli che in quel periodo a causa della guerra operava a Parabita. Altri ventisette feriti (alcuni anche in modo grave) riuscirono per buona sorte a cavarsela.
Quanti sono in avanti con l'età ricordano che erano le 22 e venti minuti, quando un sibilo ed un successivo boato ruppero l'incanto che la luna piena aveva creato in quella calda notte del 14 agosto del 1943 non solo intorno al monumento ai caduti ma su tutta la città. Una situazione così dolce che aveva richiamato molta gente, specie giovani, a passeggiare in piazza Umberto per ingannare il tempo. Accadde, invece, che un aereo da guerra (faceva parte di uno stormo forse di nazionalità inglese, nemici sino all'armistizio del successivo tre settembre), sganciò una bomba. Forse lo stesso aereo che qualche minuto prima aveva mitragliato e danneggiato sensibilmente la Stazione ferroviaria ma senza danni alle persone.
Per fortuna fu un episodio isolato e questo avvalora la tesi che potrebbe essere stato un tragico errore del pilota che, complice la luce della luna, potrebbe aver scambiato per una postazione nemica dei cannoni quelli che, in quel luogo dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, erano solo dei cimeli.
Molti casaranesi, presi dal panico e dalla paura di un bombardamento più fitto fuggirono nella campagna mentre ai feriti si iniziarono a prestare i soccorsi.
Il sindaco, Remigio Venuti, pur riservandosi di onorare degnamente le vittime di quella tragedia nel corso delle celebrazioni del prossimo 4 Novembre, ha fatto affiggere un manifesto in cui è scritto: «L'Amministrazione comunale, fedele interprete dei sentimenti di pace che animano l'intera città, ricorda commossa i propri cittadini che perirono o rimasero feriti nel corso di un bombardamento assurdo che coinvolse un luogo dedicato ai caduti di tutte le guerre. Casarano, «Città di Pace», nello spirito della Costituzione Repubblicana, ripudia la guerra e indica nel dialogo lo strumento per risolvere i conflitti interni ed internazinali. Il monumento bronzeo (eretto nel 1974, nelle adiacenze dello stadio) in piazza Vittime civili di guerra accomuna tutte le vittime civili e la bandiera della pace issata sul loggione del Palazzo di Città sventola anche per loro».


 
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