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AMICIZIA, LA SUA BELLEZZA E LE SUE STORTURE

di Eugenio Memmi, 20/11/03

 

Esiste ancora l'amicizia nel mondo contemporaneo?

Inizia così il libro di Francesco Alberoni "L'amicizia" regalatomi giorni fà da un'amica.

Ho solo iniziato a leggerlo questo libro, ma ho trovato alcuni spunti veramente interessanti e che vorrei condividere con voi. Nella prima pagina, dopo alcune righe introduttive, l'autore parla dell'amicizia affermando che in Italia, la parola amicizia ha assunto addirittura un significato negativo, di privilegio, di raccomandazione. Per trovare un posto di lavoro, per essere ammesso all'ospedale, per avere una casa in affitto, occorrono delle raccomandazioni, delle amicizie.

Se segui la procedura regolare, burocratica, non ottieni nulla. L'amicizia è il mezzo per passare davanti agli altri, per eludere la norma. La parola amicizia ha finito, così, per indicare i criteri particolaristici, i privilegi, grandi e piccoli, in un sistema che, se fosse giusto, dovrebbe essere invece retto da criteri universalistici e di merito. L'amicizia appare, perciò, come un anacronismo e, per di più, fonte di ingiustizia.

In una società giusta le posizioni vanno attribuite non in base all'amicizia, ma al merito valutato in modo imparziale. Un sistema amministrativo infiltrato dall'amicizia è clientelare, mafioso, ingiusto.

Fortunatamente, dopo questa introduzione catastrofica dell'amicizia, Alberoni, descrive anche, ciò che di bello c'è nell'amicizia dove ognuno sicuramente può riconoscersi.

Ma voi questa riflessione sull'amicizia, sotto quest'ottica, l'avevate mai fatta?

Eppure Alberoni, non sbaglia quando, forse esagerando un pò, afferma che in una sede istituzionale, non ci devono essere rapporti d'amicizia, il rischio è di scivolare senza accorgersene nel rapporto distorto, preferenziale, mafioso,  ovviamente a scapito di qualcun'altro più meritevole.

Se mi permettete, tutto questo mi ha un pò lasciato senza parole, per il fatto che Alberoni, aveva scritto delle verità così ovvie ma in parte così spesso violate da non avvertirle più come dei sorprusi, tanto facciano parte della quotidianità.

Con questo che cosa voglio dire?.....

Non lo sò, (Cangimi)... ma io ne ho tratto questa conclusione, non so voi, (scrivetemelo), che la lealtà, la verità, è una virtù, che bisogna sempre interrogarsi su ciò che si stà facendo e soprattutto in quale modo. Nessuno, penso possa essere il custode della verità assoluta, tuttavia, penso che la cosa importante, sia avere dentro quel desiderio di anelito alla verità, alla giustizia, alla correttezza, alla lealtà. all'amicizia, che è un percorso che non si finisce mai di percorrere, e che a volte un buon libro può aiutarci a comprendere la realtà, meglio della realtà stessa.

Comunque, a parte questa riflessione, cerchiamo di comportarci da veri amici, se un nostro amico ci chiede una mano, non facciamoli capire che la può trovare in fondo al suo braccio. Spesso ci comportiamo così, siamo amici fino a quando le cose scorrono lisce, quando invece bisogna impegnarsi un pò, tiriamo i remi in barca, diventiamo delle carogne. Ve la ricordate la canzone di Cocciante, "per un amico in più", mettiamola in pratica.

 
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