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"Morti bianche", il TDM propone un monumento che sia da monito per tutti. La testimonianza dell'assessore Antonio Memmi

 

 

 

Casarano, 14/11/08

 

 

La nostra vita quotidiana è straordinariamente minacciata dall’incertezza, dall’ansia, dalle urgenze.

E perciò stesso dalla paura e dall’insicurezza.

Condizioni delle quali, oltre tutto, non possiamo riconoscere confini né limiti facilmente identificabili, netti.

Lo ricordo non per gravare emotivamente tutti noi con un senso disperato di impotenza, ma per sottolineare, come dovuto, che oggi il mondo, rispetto a pochi decenni fa, mostra i reali e concreti caratteri di un cambiamento preparato a lungo, anche dal progresso della scienza e della tecnica, che richiede oggi nuove regole, adeguate alla realtà globale che viviamo, e che dobbiamo ri-fondare però nella nostra cultura, nella nostra visione della vita quotidiana, nel nostro stesso futuro.

Se è cambiato il mondo, così come noi lo percepiamo, è cambiato di conseguenza anche il nostro universo di ogni giorno, influenzato da meccanismi al di fuori delle nostre dirette capacità di controllo, da regole che troppo spesso sembrano ignorare i bisogni delle persone, specialmente quelle più deboli.

Questo nostro tempo è realmente quello di una svolta, nella quale si debbono ricostruire i fondamenti etici e che, al contrario di quanto è avvenuto nei tempi anche a noi vicini, ad esempio dopo la seconda guerra mondiale, non sono semplicemente delegabili ai saggi, agli esperti, a chi ha un potere di rappresentanza.

Le minacce, reali, che ci sovrastano e che non riusciamo a fronteggiare adeguatamente, impongono modalità diverse di contrasto. Modalità che pure sono alla base del nostro stato democratico, sono i principi enunciati nella Costituzione, che rese matura una società a prendersi carico della realtà sociale e a farne progressivamente una democrazia fondata sull’eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini, sul lavoro, sulla equità e sulla giustizia. Il cammino non è concluso, anche perché è fatto di un divenire costante, progressivo, al quale dobbiamo saper rispondere sempre.

Il nostro compito, il nostro dovere civico da cittadini e da amministratori, è declinare attenzione e vigilanza, senza equivoci, qui, nella nostra comunità, ed ora, ogni giorno, poiché siamo coscienti che qualsiasi cedimento, sia pure piccolo e apparentemente insignificante, può divenire un messaggio devastante specialmente per le generazioni in crescita; che essere modello di adulti obbliga in coerenza e in continuità, è uno stile di vita; che noi siamo tutti impegnati a produrre pedagogia sociale, che tradotta in altri termini significa che siamo responsabili di insegnare agli altri come viviamo l’istituzione, la comunità, la famiglia. In termini di coerenza, a costo di apparire severo, ritengo debba essere affermato e praticato chiaramente il parametro dell’osservanza delle regole, che valgono per tutti, piccoli e grandi, uomini e donne, cittadini e istituzioni e gruppi sociali, poiché rappresenta la premessa per rifondare, come dicevo, un clima nuovo, sostanziato dalla responsabilità diffusa, sociale e individuale, nel quale l’investimento in correttezza e rispetto delle regole sia considerato garanzia di accesso al progresso ed al benessere equo e giusto, senza privilegi e selettività pregiudiziali.

Ridiamo senso, perciò, noi, da protagonisti di una comunità del Mezzogiorno, all’educazione alla legalità come valore trasversale ad ogni progetto di vita, ad ogni azione istituzionale.

L’educazione alla Legalità, consentitemi di ricordarlo, non può prescindere dall’educazione familiare e sociale, ma trova rafforzamento nel principio educativo scolastico, il quale ha come finalità la formazione del cittadino e l’acquisizione del senso di appartenenza ad una comunità nella legalità.

La criminalità organizzata purtroppo, continua a reclutare le giovani risorse del nostro Paese e la delinquenza minorile rappresenta una percentuale drammaticamente alta ed in continua crescita. Sono sofferenze alle quali la nostra realtà sociale non è estranea e rischi presenti comunque tra di noi, allarmi fondati e non allarmismi pretestuosi, dei quali dobbiamo farci carico sia per fatti che ci riguardano da vicino sia per non dover dire, domani, a disastro avvenuto, che ci sorprendiamo perché ritenevamo di essere fuori da certi rischi.

È necessario quindi offrire un’alternativa, una possibilità, per un orizzonte esistenziale diverso, basato, innanzitutto, sul rispetto per se stessi e per gli altri. Prendere coscienza di essere soggetti di Diritti e di Doveri, essere consapevoli dei propri limiti e possibilità, acquisire responsabilità, impegno e autocontrollo, riconoscimento del valore della dignità del soggetto umano, promuovere rapporti interpersonali di collaborazione e scambio, riconoscendo il vivere e le norme sociali. Il costante impegno di “senso” di carattere educativo, al fine di promuovere ed attuare momenti mirati allo sviluppo tra le giovani generazioni di una solida e corretta coscienza civile e democratica, si deve tradurre in percorsi vivibili, senza soluzione di continuità, poiché i processi di interiorizzazione delle regole sono lunghi e complessi e richiedono poi il concorso di ogni altra azione pubblica a sostegno degli stessi.

Intanto occorre cominciare. Anzi continuare, per quanto ci riguarda.

Perché noi lo abbiamo fatto. Si è destinati al fallimento in questa prospettiva se non vi è condivisione ampia, familiarità di linguaggio, continuità temporale e qualitativa. Segni che caratterizzano l’esperienza quotidiana.

Occorre costituire e praticare le alleanze giuste.

La nostra alleanza strategica è stata ed è con Cittadinanzattiva – Tribunale dei Diritti del Malato.

Un’alleanza a tutto campo, partita con l’affermazione inequivocabile del principio ma sviluppatasi poi in percorsi concreti, in azioni visibili. Ne è esempio il Progetto di contrasto e di prevenzione del bullismo, nelle sue due edizioni e che certamente dovrà essere ripreso e rafforzato. Altra circostanza, che voglio ricordare, è la scelta di campo per i diversamente abili, con un confronto serrato anche con altri enti istituzionali.

Tribunale e Assessorato, e Amministrazione, costituiscono l’asse portante dell’interesse civico, aperto ad ogni contributo che sia coerente e indirizzato alla pratica della legalità, come investimento, dicevo, e premessa per effettiva inclusione e coesione sociale, affermazione di percorsi di sussidiarietà, crescita di personalità responsabili e capaci di esercizio attivo della cittadinanza.

 Ritengo di grande significato, infine, l’iniziativa di Cittadinanzattiva – Tribunale dei Diritti del Malato di Casarano per dare segno evidente di partecipazione civile e democratica al contrasto, alla denuncia del dramma insopportabile dei morti sul lavoro, ed all’affermazione invece di un modello sociale ‘legale’ e ‘sicuro’.

Gli eventi tragici che si succedono con frequenza quasi quotidiana indicano come sia di poco conto la vita stessa. Almeno la vita di chi, già in condizione di estrema difficoltà esistenziale, affronta situazioni che, invece di riconoscergli dignità e tutela, portano ad un vero e proprio eccidio.

Le cosiddette ‘morti bianche’, gli infortuni sul lavoro non sono un fenomeno marginale e in via di estinzione, bensì un effetto perverso che sembra profondamente innervato nel modo di produzione e nello stesso modo di essere della modernità, in una logica spietatamente mercantile o caratterizzata da ignoranza dei presidi e, ancora tropo spesso, da disprezzo della vita.

In realtà, siamo in presenza di un fenomeno sociale di massa, sebbene la società non lo riconosca come tale.

Si tratta di una sorta di guerra serpeggiante, che si svolge nell’ombra e nel silenzio, una vergogna che ignora il diritto al lavoro e alla sicurezza: un fenomeno che si estingue con una sorta di contabilità statistica.

La risposta, che è anche provocazione e sfida, assolutamente al riparo da ogni forma di convenzione, del TDM di Casarano è la realizzazione di un monumento, di grande valore culturale prima che materiale, che rimanga e orienti ogni giorno alla riflessione; che costituisca memoria dell’impegno per la cittadinanza attiva e responsabile di tutti; che ribadisca la determinazione a non assuefarsi, a non rassegnarsi ad eventi che possono coinvolgere e sconvolgere la nostra comunità, a testimoniare il rischio culturale che viviamo.

Da qui nasce l’idea di scegliere anche il sito che accolga l’opera, che è stato individuato nella nuova piazzetta sita in Via Colletta e che vede l’Amministrazione convintamene partecipe e partner.

Erigere, come scelta consapevole e pratica dell’affermazione del diritto universale alla vita, senza privilegi, un monumento ai caduti sul lavoro e per il lavoro come chiave di cittadinanza significa dare concretezza e plasticità alla perdurante questione di una parte del paese ancora scissa, il mezzogiorno, ma connessa, in questa emergenza, trasversalmente a tutti i sud che si costituiscono in una modello di crescita che crea e implementa le disuguaglianze, al nord e al sud, tra nord e sud.

Sullo sfondo, pregiudiziale per la sua centralità, rimane il tema della prevenzione, della cultura della prevenzione che in altro modo si può definire il nodo della sicurezza e del lavoro come diritto di accesso all’inclusione ed alla coesione sociale, un’attenzione che sottolinea gli impegni sempre più incisivi ed efficaci per le istituzioni e per ogni cittadino che sappia e decida di essere attivo nella vita quotidiana, oggi da subito e per il futuro.

 

Antonio Memmi

Città di Casarano

Assessore alle Politiche Sociali

 

 

Vi segnaliamo il sito di Enrico, un cantautore di Casarano.
Vive tra Casarano e Roma.
Ha da poco realizzato lp "Oracoli e Miracoli",

contenente oltre al singolo anche due altre canzoni.
L'lp è in vendita anche su Itunes, spera di presentarlo presto in concerto a Casarano.

Ascoltarlo è semplicissimo, basta entrare nel suo spazio web:
 

www.enricocalabrese.it
www.myspace.com/calabreseenrico

 

 

               

 
Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare. Federico Fellini

 

Free Tibet

 

www.astronomiacasarano.it

 

 

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