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Dalle lotte per la sede alla realtà di oggi. Storia del centro sociale autogestito
«U-Kefir», contro le emarginazioni
«Con noi i giovani che vogliono un mondo migliore»

di Antonio De Matteis, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 26/04/02

Prosegue il nostro viaggio nel mondo dell'aggregazione giovanile, e la tappa stavolta riguarda un'altra realtà cittadina: il Centro sociale autogestito «U-Kefir». Nato dieci anni fa, ha come scopo quello «di essere punto di riferimento per i giovani e di svolgere attività socio-culturali lontano da ogni logica partitica».
Sarà forse per questo che dalle cantine di Palazzo D'Elia - dove trovò ospitalità la sua sede (per iniziativa del commissario prefettizio Russo che allora reggeva il Comune) - sono passati centinaia di giovani che hanno aderito a varie iniziative su argomenti «caldi»: disoccupazione, immigrazione, guerra.
«Noi di U-Kefir - dice Gina Ottaviano, responsabile culturale del Centro - siamo stati e siamo al fianco di chi lotta contro le ingiustizie sociali ma con l'interesse per iniziative che tendono a costruire una strada che conduca a un mondo migliore». Il dialogo con le varie Amministrazioni comunali non è però stato dei migliori, anzi «sempre con scarsi risultati», tanto che un anno e mezzo fa si è rischiata la rottura per via di un'intimazione di sfratto dalle cantine partita da Palazzo dei Domenicani per lasciare spazio all'istituendo Museo della civiltà contadina. «Stanchi di subire - precisa Gina Ottaviano - ci siamo molto arrabbiati ed abbiamo usato tutti i mezzi per impedire che ci venisse usata ancora violenza». Poi tutto si è ricomposto ed ora la sede del Centro è nel palazzo (proprietà comunale) dell'ex caserma dei carabinieri.
Da questa nuova sede partirà una «nuova» attenzione per i giovani che «hanno tanta voglia di conoscere, di fare, di esprimersi e di confrontarsi liberamente».
Con quali mezzi? «Svolgendo - non ha dubbi Ottaviano - attività manuali creative e artistiche: teatro di figura, teatranti di strada, laboratori rivolti ai giovani del territorio, con concerti e sala prove per gruppi musicali, utilizzo della biblioteca, proiezione di filmati e mostre d'arte e di artigianato. C'è l'esigenza - conclude - di incrementare la crescita culturale locale dando la possibilità a quei giovani da sempre discriminati ed emarginati di esprimersi e dare inizio ad un'attività culturale che cambierà l'aspetto sociale della città».